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	<title>gender Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Tradimento (la nuova frontiera della libertà)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 09:39:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa la 73a edizione del Festival di Sanremo. Non volevo cadere anche io nel polpettone di provocazioni gratuite messo in scena sul palco dell’Ariston da qualche “artista”, ma qualche momento saliente merita di essere approfondito.Tutti quelli che hanno visto la serata finale hanno ancora nella mente la scena del bacio tra Rosa Chemical&#8230;</p>
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<p>Si è conclusa la 73a edizione del Festival di Sanremo. Non volevo cadere anche io nel polpettone di provocazioni gratuite messo in scena sul palco dell’Ariston da qualche “artista”, ma qualche momento saliente merita di essere approfondito.<br>Tutti quelli che hanno visto la serata finale hanno ancora nella mente la scena del bacio tra Rosa Chemical e Fedez. Un momento di altissima televisione (cogliere ironia) che sta facendo il giro del web tra meme, indignazione (eh che si scandalizzano sempre questi bo0mer?!) e lodi per quella che è l’esaltazione del cosiddetto “amore libero”.<br>Considerazione artistica: se fossi un cantante, sarei triste se a Sanremo si ricordassero più di un mio twerk che del brano che ho portato. Ma non siamo qui per parlare di questo.<br>L’amore dicevamo. Quello a cui Chemical si appella al termine della performance con Fedez: “Questo è il Festival dell’amore, l’amore libero”. Baciare il marito di qualcun’altra, fino a prova contraria, si chiama tradimento non amore libero. E farlo, tra l’altro, davanti agli occhi della moglie non è trasgressione, al massimo mancanza di rispetto. Concetti arcaici, capisco.<br>Dal testo di Made in Italy si legge: “Ti messaggia l’amante, ma va bene così”. Certo Rosa, va bene così. Puoi dirlo a Zoltan Benedek o Neena Pacholke, due casi molto noti a livello internazionale di persone che si sono tolte la vita dopo aver scoperto il tradimento del proprio partner. Oppure a tutti quei ragazzi che, nel silenzio, soffrono, piangono e in molti casi fanno sedute da uno psicologo a seguito della separazione dei propri genitori. Ma va bene così.<br>Un sondaggio fatto da un sito di incontri risalente allo scorso giugno 2022 ha rivelato come l’Italia sia al primo posto in Europa per tradimenti all’interno del matrimonio. Il 58% degli italiani partecipanti ha ammesso di aver tradito almeno una volta il proprio partner nel corso della relazione. Sempre secondo questa ricerca, nell’ultimo anno il tasso di tradimenti nel nostro paese è aumentato del 18%. Questi dati sono allarmanti e danno la fotografia di un popolo a caccia del piacere senza impegno, di una tendenza culturale che spinge verso il cogliere l’attimo piuttosto che il costruire nel lungo periodo.<br>Un amore senza fedeltà è un amore egoista, alla ricerca solamente del piacere personale, del proprio interesse. È una casa senza delle fondamenta che la reggono. Prima o poi certamente crollerà.<br>L’amore vero non è libero di fare ogni cosa. L’amore vero rispetta, aspetta, onora, si dona all’altro senza chiedere nulla in cambio. È fedele nel bene e nel male.<br>L’amore vero ha valore.</p>



<p>Articolo scritto da Davide|| Redazione purex </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>SCANDALIZZARSI È DA BOOMER</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2023 09:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rosa chemical sul palco del’Ariston Rosa chi? Rosa Chemical. Non sapevo chi fosse fino a qualche giorno fa. Dal parlamento si alza una polemica che alimenta la notorietà del/della cantante in questione. Da anni il Festival di Sanremo è palcoscenico di discutibili ospiti supportati da una rete pubblica nazionale che non sembra aver molto interesse&#8230;</p>
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<p class="has-small-font-size">Rosa chemical sul palco del’Ariston</p>



<p>Rosa chi? Rosa Chemical. Non sapevo chi fosse fino a qualche giorno fa. Dal parlamento si alza una polemica che alimenta la notorietà del/della cantante in questione. Da anni il Festival di Sanremo è palcoscenico di discutibili ospiti supportati da una rete pubblica nazionale che non sembra aver molto interesse nel difendere valori comuni, ma che anzi è proiettata verso una prostituzione d&#8217;informazione.</p>



<p>In un&#8217;intervista a Vanity Fair, il &#8220;cantante&#8221; ha esplicitamente dichiarato che porterà sul palco dell&#8217;Ariston il &#8220;sesso senza limiti, la poligamia e il porno di Onlyfans&#8221;! Serve aggiungere altro?</p>



<p>Non siamo più in grado di porci dei limiti perché scandalizzarsi è ormai da boomer. Secondo alcuni la fluidità esiste ed è un fenomeno consapevole soprattutto nelle nuove generazioni e, pertanto, va accettata.</p>



<p>Che ognuno esprima la propria opinione è totalmente naturale. Ci battiamo per la libertà di espressione. &#8220;Il Festival, come i giornali, non crea la realtà. La fotografa.&#8221; Ma come si fa ad accettare che venga inneggiata la prostituzione di Onlyfans e la sua pornografia, l&#8217;instabilità di una relazione fluida o poligama che mina la sicurezza e l&#8217;identità di una generazione spaventata da sé stessa e per questo in continua fuga?</p>



<p>Stiamo dando voce ad una minoranza facendo credere che la maggior parte delle persone sia d&#8217;accordo. Non va bene. Io, noi non siamo d&#8217;accordo!</p>



<p>Non vedrò il &#8220;Festival della perversione&#8221; quest&#8217;anno, esattamente come l&#8217;anno scorso con l&#8217;ambiguità di Drusilla Foer, o due anni fa con l&#8217;irriverenza di Achille Lauro, o tre anni fa con Junior Cally e la sua &#8220;galanteria&#8221;. Certo, l&#8217;elenco sarebbe molto più lungo, ma basta a rendere l&#8217;idea. Il problema non è Sanremo, ma alimentare il nauseante politicamente corretto parlando di temi controversi che ci fanno sentire più vicini alla realtà di questa nuova generazione, osservando il suicidio etico-morale senza alzare un dito per evitarlo.</p>



<p>Farmi credere di essere l&#8217;unico a credere nella monogamia o nella fedeltà o nella purezza sessuale non renderà il mio grido più debole.</p>



<p>Non sarò un boomer, ma mi scandalizzo ancora.</p>



<p>Articolo di Mauro || Redazione purex </p>



<p>Fonti:</p>



<figure class="wp-block-embed"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.vanityfair.it/article/rosa-chemical-sanremo?mkt_tok=OTA3LU9EWS0wNTEAAAGJwAFZurReWdGqIq4k1IpdFDk0oUODCtRcQ-LbTofRUW6V8SpkehWuPHKGixqrT9hH9Cnl1xMeU3efJA9K01sJe4dU_2VcyS3rmLGFSGtP1d8E7w
</div></figure>
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		<title>Quanti colori ha un arcobaleno?</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2022/06/23/quanti-colori-ha-un-arcobaleno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[purexculture]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 11:53:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le teorie oggi sempre più diffuse relative alla gender identity stanno conducendo ad una strutturazione sempre più complessa dell’identità individuale fondata sulle tendenze sessuali e relazionali. Le categorie di “uomo e donna” si sono rese insufficienti, portando alla nascita di nuove etichette, sempre più numerose ed articolate. Uno sguardo al panorama sociale in questo senso&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Le teorie oggi sempre più diffuse relative alla gender identity stanno conducendo ad una strutturazione sempre più complessa dell’identità individuale fondata sulle tendenze sessuali e relazionali. Le categorie di “uomo e donna” si sono rese insufficienti, portando alla nascita di nuove etichette, sempre più numerose ed articolate. Uno sguardo al panorama sociale in questo senso permette di intravedere la numerosità sempre più vasta di categorie di gender identity. Ciò che spinge a riflettere è la necessità sottostante alla proliferazione di colori in questo arcobaleno.</p>



<p>L’identità individuale non è più sufficiente, oggi sembra sempre più necessario potersi riflettere in categorie ed etichette che rispecchino accuratamente e micro-metricamente la propria idea di sé. Così, caratteristiche relazionali dell’individuo devono confluire di volta in volta in una nuova etichetta che possa definire sé stessi.&nbsp;</p>



<p>Oggi assistiamo all’indebolimento dell’individualità a favore di una rappresentazione collettiva dell’identità. Perché abbiamo bisogno di etichette? Non è sufficiente concepire ciascun individuo come dotato di distinte qualità, tendenze, preferenze e caratteristiche? Che si tratti di un indebolimento dell’identità su un piano globale? Che sia il riflesso di una sempre più flebile capacità di conoscere sé stessi, con la conseguente necessità di ricercare il senso del sé nella propria appartenenza alle categorie definite dalla società?&nbsp;</p>



<p>Vi invito a rifletterci&nbsp;</p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex</p>
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		<title>Partito LGBTQ+</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/12/04/nuovo-partito-lgbt/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 15:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una scritta viola e i colori dell’arcobaleno, per la prima volta Gilbert Baker si presentò alla Festa della Liberazione Gay di San Francisco nel 1978, dispiegando quello che poi è divenuto il simbolo di tutta la comunità LGBTQ+. A distanza di più di 40 anni, nasce in Italia il primo partito gay fondato da&#8230;</p>
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<p>Con una scritta viola e i colori dell’arcobaleno, per la prima volta Gilbert Baker si presentò alla Festa della Liberazione Gay di San Francisco nel 1978, dispiegando quello che poi è divenuto il simbolo di tutta la comunità LGBTQ+. A distanza di più di 40 anni, nasce in Italia il primo partito gay fondato da Fabrizio Marrazzo, il quale può ambire, secondo sondaggi, al 6 /15 per cento dell’elettorato. Come la maggioranza dei partiti, quello in questione si propone di rialzare l&#8217;Italia senza lasciare nessuno solo, incentivando ambiente, impresa e lavoro ed inneggiando a nuove opportunità che permettano la realizzazione di personali traguardi, prima difficilmente raggiungibili a causa della mala gestione delle risorse. Insomma, fino a qui nulla di nuovo. I capisaldi del partito optano per un Paese moderno, inclusivo, solidale, ambientalista e liberale insieme a chi fondamentalmente Lgbt+ non è.</p>



<p>Caro Sig. Marrazzo, in qualità di semplice rappresentante della società civile di cui entrambi facciamo parte, ringrazio la sua mano tesa alla collaborazione, ma quello che mi sta offrendo mi pare un groviglio di principi spesso contraddittori al loro interno che, <strong>se approfonditi con attenzione, non sembrano generare uno schema etico coerente e piuttosto questa accozzaglia di valori sembra esser buttata lì in maniera poco accurata con il solo scopo di attrarre più persone possibili.&nbsp;</strong></p>



<p>Credo nella difesa dei diritti, perché, come lei, anche io (e chi come me) siamo spesso presi di mira da incomprensione, ignoranza, insulti, trattamenti differenziati e discriminatori, come li chiama giustamente lei. Perché la purezza è old school, spesso etichettata come bigottismo e chiusura mentale. La purezza che tanto io difendo, perchè custode del corpo e del cuore di ognuno di noi, è spesso portata al patibolo da tutti quelli che semplicemente non la condividono. La mia suddetta &#8220;chiusura mentale&#8221; è anche voglia di tenere stretti quei principi che da sempre hanno governato il mondo e che, in quanto immutabili, hanno garantito la persistenza della vita e l’assetto delle cose.&nbsp; Conservatore? Forse, anzi, assolutamente. <strong>Questo però non vuol dire che io non approvi che determinate cose possano cambiare e che in ragione di ciò si debba vivere in uno Stato di diritto che come tale lotta sempre per evolversi; ma non tutto è opinabile; non tutto è da rivoluzionare</strong>. Mi permetta infatti di dissentire quando sento dire dall&#8217;Onu che la sua comunità subirà maggiori ripercussioni causa Covid; questa la trovo un&#8217;enorme mancanza di rispetto per tutti quelli che la fame la stanno facendo, e non per il proprio credo ed orientamento sessuale.&nbsp;</p>



<p>Mi dispiace vi siate sentiti messi da parte da un DPCM che tra i congiunti, inizialmente, annoverava solo parenti stretti. Mi dispiace si senta offeso dalla “circolare Padre e Madre” che “crea problemi ai figli delle famiglie Arcobaleno”, senza pensare alla controparte, ovvero a tutti coloro i quali dovrebbero avere la libertà, proprio in quanto cittadini di quello Stato di diritto chiamato in causa prima, di non voler insegnare parte delle vostre teorie ai propri figli.</p>



<p>Mi stupisce la sua lamentela di fronte alla stessa legge contro l’omotransfobia che, secondo lei, determinerebbe un trattamento differenziato per le persone Lgbt+ perché, se approvata, conferirebbe minori tutele rispetto a quelle date 30 anni fa alle comunità religiose e vittime di razzismo. Mi permetta di ricordarle una cosa: l’ articolo tre della nostra Costituzione sancisce il principio di cosiddetta uguaglianza formale e sostanziale; quest’ultima in particolar modo permette ancora oggi al legislatore di trattare situazioni differenti in maniera differente, in quanto ogni situazioni avrebbe basi diverse ed implicazioni altrettanto diverse. Non riconoscere questa base fattuale sarebbe sì “chiusura mentale”. Il diritto al credo è stato dunque trattato in maniera differente da quello sull’orientamento sessuale proprio in virtù della radice diversa da cui proveniva. Come si possono dunque comparare i due trattamenti?</p>



<p>In conclusione<strong> io credo nella purezza, nel matrimonio uomo e donna e nella famiglia con padre e madre. Eppure quelle tutele che lei lamenta tanto essere a mio favore, non sono in mia difesa nel momento in cui oggi affronto l&#8217;opinione pubblica perchè il mio credo non è politicamente corretto, come lo è il suo. Il mio credo non è più rispettato, quanto il suo. Il mio credo al momento non è difeso, quanto il suo.</strong></p>



<p>Mio caro Sig. Marrazzo, trovo nel vittimismo una pessima strategia per perseguire i diritti ai quali lei e la sua comunità aspirano tanto.</p>



<p>Articolo scritto da Mauro || redazione purex&nbsp;</p>
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		<title>Come il gender semplifica la realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 16:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno fra i dibattiti più accesi nella società occidentale contemporanea &#8211; e non solo &#8211; riguarda l’identità di genere. Ne sentiamo continuamente parlare in termini di schieramenti, di lotte culturali, di prevaricazione, di diritti e di libertà. La teoria dell’identità di genere trova il proprio presupposto nell’idea che il genere di una persona sia slegato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Uno fra i dibattiti più accesi nella società occidentale contemporanea &#8211; e non solo &#8211; riguarda l’identità di genere. Ne sentiamo continuamente parlare in termini di schieramenti, di lotte culturali, di prevaricazione, di diritti e di libertà. La teoria dell’identità di genere trova il proprio presupposto nell’idea che il genere di una persona sia slegato e svincolato dal suo sesso alla nascita. Inoltre, lo schema binario che la nostra società utilizza per definire l’identità di genere, ovvero maschile/femminile, sarebbe derivato da una costruzione artificiale, dunque socialmente determinato e scorretto.<br>I sostenitori della teoria del genere hanno esteso la possibilità di riconoscersi in un genere piuttosto che in un altro, a decine di categorie differenti tra cui agender, transgender, two-spirit, bigender, pangender, e molte altre.<br>Di cosa ci parla questa suddivisione? Perché abbiamo bisogno di così tanti generi?<br></p>



<p>L’uomo ha una naturale tendenza a creare categorie ed etichette per conoscere la realtà. Riconduciamo fenomeni, cose e persone a categorie che conosciamo, in modo da poter semplificare la nostra realtà e sentirci sicuri.<br>Forse il tentativo di diffusione della teoria del genere è legato al bisogno umano di mettere ordine in un mondo tanto caotico.<br>L’uomo ha la tendenza naturale a categorizzare ciò che incontra sul proprio cammino. La realtà è troppo ampia e complessa per poter essere conosciuta a fondo, ma inserire i fenomeni in un numero limitato di categorie ci permette di renderli riconoscibili e comprensibili. Conoscere ogni persona sulla base delle sue caratteristiche personali, si rivelerebbe troppo faticoso, quindi semplificare la realtà incasellando ogni persona in una o più categorie, ci permette di sentirci al sicuro, di credere di conoscere ciò che ci circonda e di poter prevedere il comportamento altrui. <br>Questo meccanismo non è sbagliato di per sé, ma diventa pericoloso quando ci spinge a concepire l’umanità in termini categorici, tralasciando l’importanza dell’individualità. Questo ci impedisce di riconoscere il valore di ogni singola persona per ciò che è, piuttosto che per le categorie di cui crediamo faccia parte.<br>Anche nel pensare a noi stessi spesso facciamo ricorso all’uso di categorie, e pensiamo a noi stessi anche in base alle etichette che possiamo attribuirci.<br>La bandiera arcobaleno è diventata il simbolo di questa concezione dell’umanità, e proprio come in un arcobaleno, a risaltare non sono le sfumature ma categorie di colori. Spesso la lotta per il riconoscimento e la legittimazione della diversità si trasforma silenziosamente nel suo esatto opposto, sfociando in tentativi di omologazione e categorizzazione, sminuendo, svalutando e mortificando la diversità e unicità di ogni essere umano e ricercando un’etichetta e una definizione alle quali le persone possano/debbano adeguarsi.<br></p>



<p>Per quanto riguarda l’idea di una separazione fra sesso biologico ed identità di genere, negare che la struttura genetica, ormonale e neurobiologica possa avere un influenza a priori rispetto a quella esercitata dalla società sullo sviluppo individuale, significa vedere solo ciò che si desidera. Da tempo è ormai riconosciuto il ruolo dell’interazione tra fattori genetici/biologici e ambientali nella strutturazione della personalità, e fingere che la biologia non abbia alcun ruolo nel determinare la struttura psichica degli individui, è perlomeno ingenuo.<br>Forse la cosa migliore sarebbe tollerare l’idea di non conoscere, accettare che il mondo umano sia fatto di sfumature di personalità e che incasellarle in categorie significhi semplicemente sopprimere la libertà umana di essere ciò che si è. Accettare gli altri significa imparare ad amarli come persone, per ciò che sono e non per una bandiera che sventola sulla loro testa.<br></p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex</p>
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		<title>Netflix Brasile e il nuovo speciale di Natale su Gesù</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2019/12/15/netflix-brasile-e-il-nuovo-speciale-di-natale-su-gesu/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 19:41:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Netflix Brasile ha lanciato il 3 dicembre scorso il suo speciale di Natale dal titolo “La prima tentazione di Cristo”. Non si tratta del solito dolce e coccoloso film di Natale per famiglie, ma di un lungometraggio che ha sì a che fare col Natale, perché parla appunto di Gesù, ma con toni sorprendentemente irriverenti&#8230;</p>
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<p>Netflix Brasile ha lanciato il 3 dicembre scorso il suo speciale di Natale dal titolo<em> “La prima tentazione di Cristo”</em>. <strong>Non si tratta del solito dolce e coccoloso film di Natale per famiglie, ma di un lungometraggio che ha sì a che fare col Natale, perché parla appunto di Gesù, ma con toni sorprendentemente irriverenti e dissacranti</strong>. La trama prevede infatti che Gesù sia omosessuale e, di ritorno da un viaggio di quaranta giorni nel deserto, dovrà affrontare la verità sulla sua paternità divina raccontata da mamma Maria, e presentare alla sua famiglia e ai suoi discepoli il fidanzato Orlando. Come se non bastasse, Gesù si rifiuta di adempiere il suo compito sulla terra, cioè quello di portare la Parola di Dio. A condire ulteriormente lo scenario già abbastanza agghiacciante, anche i discepoli di Gesù vengono presentati in maniera irriverente, tanto da apparire come degli ubriaconi. </p>



<p><strong>L’uscita del lungometraggio ha scatenato sul web una vera e propria rivolta in Brasile</strong>, dove più dell’80% della popolazione è di fede cristiana. Sulla piattaforma Change.org è stata organizzata una raccolta di firme volte a far rimuovere il lungometraggio dal catalogo Netflix e contro il collettivo di autori “Porta dos Fundos” per aver agito in cattiva fede. La rivolta si è fatta sentire anche sui social, dove autorevoli personaggi del mondo cristiano, nonché deputati e persino Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente Jair Bolsonaro, hanno twittato il proprio disgusto e disappunto di fronte ai contenuti del nuovo prodotto di Netflix, alcuni annunciando anche disdetta dall’abbonamento. Netflix risponde rivendicando la libertà di espressione dei propri autori.</p>



<p>Allo stato attuale per molte persone i cristiani, cioè tutti coloro che seguono Gesù e lo hanno realmente conosciuto, sono persone bigotte e “antiche”, dalla mentalità chiusa e attaccate a dei valori che suonano ormai obsoleti e a tratti anche omofobi e discriminatori. (Piccola parentesi: tengo molto a precisare che l’amore di Dio non è mai discriminatoria nei confronti dell’uomo che pecca). Questa situazione ci suscita una domanda: <strong>se le persone che non credono in Dio e in Gesù chiedono e pretendono rispetto per i propri ideali rivendicando libertà di espressione, perché un cristiano non dovrebbe meritare altrettanto?</strong> Perché tra tutti i soggetti possibili su cui fare satira, bisogna andare proprio a distorcere la figura di Gesù e mancare di rispetto all’86% della popolazione brasiliana (senza contare i cristiani di tutto il resto del mondo)? È vero che molte altre serie tv, come <em>“i Griffin”</em>, “<em>i Simpson”</em> o “<em>South Park</em>” hanno spesso usato toni dissacranti nei riguardi della figura di Gesù, ma a mio parere <strong>con questo lungometraggio si è veramente superato ogni limite</strong>. <br><strong>Distorcere a tal punto la figura di Cristo</strong>, colui che per noi cristiani è il salvatore delle nostre anime, e raccontare la sua storia in maniera talmente dissacrante e senza alcun timore di Dio, <strong>è un sintomo veramente allarmante che manifesta apertamente quale sia la condizione morale della nostra società</strong>. Questa tanto predicata “libertà”, questo bisogno di essere a tutti i costi contro ogni moralismo o ogni forma di “discriminazione” (così dicono alcuni&#8230;) a cosa sta portando alla fine? <br>Sembra che i frutti siano esattamente il contrario di quello contro cui si protesta: si finisce infatti per perdere ogni forma di rispetto e facendo tacere (con una certa prepotenza) chi la pensa diversamente.</p>



<p><strong>È veramente questa la libertà di cui abbiamo bisogno?</strong><br></p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Giorgia  || Redazione Purex</em><br></p>



<p>Fonte: <a href="https://www.agi.it/spettacolo/cinema/film_netflix_gesu_gay-6732966/news/2019-12-13/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="agi.it (si apre in una nuova scheda)">agi.it</a></p>



<p><a href=""></a></p>
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		<title>Fiabe moderne e… principi confusi.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 17:10:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;. Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato. “Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;.<br />
Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato.</p>
<p>“Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia di un postino che che svolge il mestiere della cicogna e porta in giro i bebé da consegnare alle famiglie di simpatici animali. A volte però si sbaglia, così mamma e papà pinguini si vedono recapitare un coccodrillo, che viene accolto nella loro famiglia già composta da un camaleonte, un’oca ed una tartaruga.<br />
Ma andiamo oltre: “Perché hai due mamme?” è la storia autobiografica di una coppia gay che va in Olanda a fare l’inseminazione,un argomento piuttosto impegnativo per essere una favola per bambini. “Qual è il segreto di papà” è quella su cui ancora sto riflettendo per cercare di trovare un minimo di sfumature pedagogiche: vede come protagonisti due bambini che hanno i genitori separati e si interrogano preoccupati su quale sia il segreto che loro padre tiene nascosto. Alla fine, scopriranno che non è né un ladro né un bandito, ma è semplicemente innamorato di un maschio!<br />
Dunque, cosa si vuole trasmettere ai bambini con una scoperta di questo tipo, non del tutto chiaro, ma andrei avanti con la storiella che ho trovato più simpatica: &#8220;Piccolo blu e piccolo giallo”, due affettuosi colori che si abbracciano così forte da mescolare le loro identità diventando entrambi verdi per sempre.</p>
<p>Da educatrice, riflettevo e mi chiedevo quale fosse l&#8217;obiettivo specifico dell&#8217;insegnamento che libri come questi vorrebbero propinare.<br />
<span style="color: #993300">I libri di favole, una volta, erano quelli nei quali veniva depositata una specifica morale</span>: &#8220;Se sarai così buona, anche per te arriverà il momento di diventare una principessa&#8221; o &#8220;Se lavori, avrai sempre da mangiare come la formichina laboriosa&#8221;. La favola d&#8217;altronde, è sempre stata una specifica forma di linguaggio metaforico per bambini, volto a favorire lo sviluppo sano del loro mondo interiore e dei loro contenuti inconsci oltre a  migliorare le loro abilità cognitive, emotive e relazionali.<br />
Ma accendendo la Tv e guardando un programma odierno di cartoni animati o semplicemente analizzando le favole sopra citate, percepisco una lieve nota di regresso nella moralità sociale. Unioni mescolate, fluidità insana nelle relazioni, semplicità estrema nei contenuti e principi educativi ormai del tutto inesistenti.<br />
Come sarà dunque il dialogo interno di un bambino che cresce con cartoni animati piuttosto demenziali e moderne favole “gender” in cui si ripete continuamente e solamente che tutti si amano indistintamente? Abbiamo anche altri principi da tramandare, o bisogna chiedersi se gli adulti stessi stiano diventando così privi di contenuti da non aver nulla di meglio da insegnare raccontando?</p>
<p>Ricordo che l&#8217;esito positivo delle fiabe che amavo da bambina (e credetemi sono sempre più felice di essere nata nel 1988), era quasi sempre la ricompensa in risposta ad un atto coraggioso che i protagonisti dovevano compiere e come questi finali spronassero i piccoli lettori ad avere fiducia in loro stessi e nella vita, a non tirarsi indietro e a dare il loro massimo per le cose in cui credevano.<br />
Ma <span style="color: #993300">il mondo emotivo dei bambini di oggi, sembra permeato dello sdoganamento di concetti politicamente complessi, venduti come qualcosa di estremamente semplificato alle menti più giovani.<br />
</span>L&#8217;obiettivo, più che educativo, sembrerebbe propagandistico, &#8220;benvenuti al mondo bambini, non preoccupatevi, non ci sono più il brutto e il cattivo, la femminilità e la virilità, le azioni buone o cattive&#8230; Tutto sta nell&#8217;amare chi vuoi, essere come vuoi, fare come vuoi&#8221;.</p>
<p>Come Bruner  ben affermava nel &#8217;91, &#8220;Il racconto è una forma convenzionale che viene trasmessa culturalmente, è il mezzo attraverso cui costruiamo la nostra realtà sociale e stabiliamo il nostro rapporto con gli altri&#8221;.<br />
<strong>Ecco la realtà che vedo in cantiere: fluidità e identità sdruccevoli.<br />
</strong>Sembra tutto così avanguardistico per i genitori e gli insegnanti moderni! Pochi però, riflettono su quello che quei bambini diventeranno crescendo: saranno davvero educati affettivamente?</p>
<p>D&#8217;altronde è stato loro insegnato che è tutto così magicamente fluido! Un clima di libertà davvero originale, se non stesse costruendo le sue strade moderne sulle tombe degli antichi valori occultandoli per sempre.<br />
Lo vedo nelle notizie, ma lo leggo anche negli occhi dei bambini e dei ragazzi che mi vengono affidati quando vado a lavorare: <strong>credo che si stia  creando una generazione dalla consistenza della  carta e la comunicazione sembra essere così  semplificata e scivolosa, che temo stia divenendo irreversibilmente liquida.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
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