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	<title>purex culture Archivi - Purex Culture</title>
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	<description>Purity, relationship, sexuality</description>
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		<title>Alza gli argini</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 19:50:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso viviamo le emozioni come qualcosa in grado di dominare noi e le nostre vite. Tutto sarebbe più facile se fossimo in grado di controllarle con un telecomando.Chi ha messo in giro l’idea che alle emozioni spetti il comando della nostra vita, forse non era&#160;molto in grado di controllarle. Forse è più facile vivere in&#8230;</p>
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<p>Spesso viviamo le emozioni come qualcosa in grado di dominare noi e le nostre vite. Tutto sarebbe più facile se fossimo in grado di controllarle con un telecomando.<br>Chi ha messo in giro l’idea che alle emozioni spetti il comando della nostra vita, forse non era&nbsp;molto in grado di controllarle. Forse è più facile vivere in questo modo, liberi dalla responsabilità di ciò che facciamo, come se le nostre emozioni fossero al di sopra di noi stessi. Probabilmente non possiamo essere pienamente responsabili di ciò che proviamo, ma questa responsabilità, se pur possa gravarci come un macigno, va comunque assunta quando rischiamo di ferire noi stessi o chi ci sta accanto. Non possiamo lasciare che le cose vadano avanti da sé, senza intervenire. Non possiamo vivere il resto dei giorni come un fiume che, senza argini, esonda liberamente travolgendo tutto ciò che incontra.</p>



<p>Costruire argini attorno ad un fiume non è un processo semplice.<br>Non basta premere un pulsante. Ci vuole tempo, pazienza, fatica e voglia di ricominciare.<br>Può succedere infatti che l’argine crolli, travolto da una tempesta troppo grande da sopportare.<br>Il prezzo da pagare è alto. Togli le macerie, rifai meglio i calcoli e via di nuovo, ad alzare le barriere a protezione delle cose preziose intorno a te.<br>Alberi rigogliosi che possono venire spazzati via dalle onde dell’eccessiva emotività.<br>Ma c’è una buona notizia: anche l’albero più prezioso, se viene sradicato, è pronto a ricrescere di nuovo.</p>



<p>Articolo scritto da Davide || Redazione purex</p>
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		<title>Come il gender semplifica la realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 16:36:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno fra i dibattiti più accesi nella società occidentale contemporanea &#8211; e non solo &#8211; riguarda l’identità di genere. Ne sentiamo continuamente parlare in termini di schieramenti, di lotte culturali, di prevaricazione, di diritti e di libertà. La teoria dell’identità di genere trova il proprio presupposto nell’idea che il genere di una persona sia slegato&#8230;</p>
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<p>Uno fra i dibattiti più accesi nella società occidentale contemporanea &#8211; e non solo &#8211; riguarda l’identità di genere. Ne sentiamo continuamente parlare in termini di schieramenti, di lotte culturali, di prevaricazione, di diritti e di libertà. La teoria dell’identità di genere trova il proprio presupposto nell’idea che il genere di una persona sia slegato e svincolato dal suo sesso alla nascita. Inoltre, lo schema binario che la nostra società utilizza per definire l’identità di genere, ovvero maschile/femminile, sarebbe derivato da una costruzione artificiale, dunque socialmente determinato e scorretto.<br>I sostenitori della teoria del genere hanno esteso la possibilità di riconoscersi in un genere piuttosto che in un altro, a decine di categorie differenti tra cui agender, transgender, two-spirit, bigender, pangender, e molte altre.<br>Di cosa ci parla questa suddivisione? Perché abbiamo bisogno di così tanti generi?<br></p>



<p>L’uomo ha una naturale tendenza a creare categorie ed etichette per conoscere la realtà. Riconduciamo fenomeni, cose e persone a categorie che conosciamo, in modo da poter semplificare la nostra realtà e sentirci sicuri.<br>Forse il tentativo di diffusione della teoria del genere è legato al bisogno umano di mettere ordine in un mondo tanto caotico.<br>L’uomo ha la tendenza naturale a categorizzare ciò che incontra sul proprio cammino. La realtà è troppo ampia e complessa per poter essere conosciuta a fondo, ma inserire i fenomeni in un numero limitato di categorie ci permette di renderli riconoscibili e comprensibili. Conoscere ogni persona sulla base delle sue caratteristiche personali, si rivelerebbe troppo faticoso, quindi semplificare la realtà incasellando ogni persona in una o più categorie, ci permette di sentirci al sicuro, di credere di conoscere ciò che ci circonda e di poter prevedere il comportamento altrui. <br>Questo meccanismo non è sbagliato di per sé, ma diventa pericoloso quando ci spinge a concepire l’umanità in termini categorici, tralasciando l’importanza dell’individualità. Questo ci impedisce di riconoscere il valore di ogni singola persona per ciò che è, piuttosto che per le categorie di cui crediamo faccia parte.<br>Anche nel pensare a noi stessi spesso facciamo ricorso all’uso di categorie, e pensiamo a noi stessi anche in base alle etichette che possiamo attribuirci.<br>La bandiera arcobaleno è diventata il simbolo di questa concezione dell’umanità, e proprio come in un arcobaleno, a risaltare non sono le sfumature ma categorie di colori. Spesso la lotta per il riconoscimento e la legittimazione della diversità si trasforma silenziosamente nel suo esatto opposto, sfociando in tentativi di omologazione e categorizzazione, sminuendo, svalutando e mortificando la diversità e unicità di ogni essere umano e ricercando un’etichetta e una definizione alle quali le persone possano/debbano adeguarsi.<br></p>



<p>Per quanto riguarda l’idea di una separazione fra sesso biologico ed identità di genere, negare che la struttura genetica, ormonale e neurobiologica possa avere un influenza a priori rispetto a quella esercitata dalla società sullo sviluppo individuale, significa vedere solo ciò che si desidera. Da tempo è ormai riconosciuto il ruolo dell’interazione tra fattori genetici/biologici e ambientali nella strutturazione della personalità, e fingere che la biologia non abbia alcun ruolo nel determinare la struttura psichica degli individui, è perlomeno ingenuo.<br>Forse la cosa migliore sarebbe tollerare l’idea di non conoscere, accettare che il mondo umano sia fatto di sfumature di personalità e che incasellarle in categorie significhi semplicemente sopprimere la libertà umana di essere ciò che si è. Accettare gli altri significa imparare ad amarli come persone, per ciò che sono e non per una bandiera che sventola sulla loro testa.<br></p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex</p>
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		<title>Identità a confronto</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/07/23/identita-a-confronto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 16:00:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo in una società in cui abbiamo costantemente bisogno dell’approvazione degli altri in tutto ciò che ci definisce: l’approvazione della moda nel vestirci, degli amici nel parlare e di instagram nell’accettare il nostro corpo. Se si è troppo educati, forse non si è cool abbastanza e diventa necessario modificare la propria personalità per adattarla al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Viviamo in una società in cui abbiamo costantemente bisogno dell’approvazione degli altri in tutto ciò che ci definisce: l’approvazione della moda nel vestirci, degli amici nel parlare e di instagram nell’accettare il nostro corpo. Se si è troppo educati, forse non si è cool abbastanza e diventa necessario modificare la propria personalità per adattarla al contesto in cui ci si trova sperando di essere accettati. La nostra è una società in cui il diverso è considerato un nemico da combattere. Forse abbiamo bisogno ora più che mai di accettarci per quello che siamo, di amare quelle caratteristiche che ci rappresentano e in cui riconosciamo la nostra vera identità. Spesso è difficile rimanere saldi e convinti di ciò che si è, accettando gli altri e donando anche a loro la libertà di essere sé stessi. Per riuscire è necessario acquisire sicurezza nel fatto che tutti noi esseri umani siamo stati creati in modo unico, tant’è vero che il nostro DNA, è&nbsp; irripetibile.&nbsp;</p>



<p><strong>Nessuno potrà mai amare come sai fare tu e nessuno saprà rappresentarti meglio</strong>. L&#8217;identità è  fondamentale anche per definirci come parte di qualcosa di più grande. I numerosi conflitti passati e presenti, siano essi guerre o scontri ideologici, generati dall&#8217;incontro/scontro tra diverse identità, ne sono la prova. Sembra tanto difficile accettare di essere sé stessi, donando agli altri la stessa libertà; pare quasi che l’essere umano tenda a voler somigliare agli altri in tutto quello che lo rappresenta, quindi se sono bella e bionda allora forse tutto il mondo dovrebbe adattarsi a questo prototipo di bellezza. Citiamo spesso la frase “siamo tutti uguali” e se non fosse necessario essere tutti uguali per potersi accettare? E se potessimo vivere e amarci nella consapevolezza e nel rispetto delle nostre diversità? <strong>La diversità arricchisce, dona conoscenza, saggezza e uno spirito di convivenza unico</strong>. Credo che sia necessario iniziare a costruire e conoscere noi stessi fin da piccoli. Mentre cresciamo e maturiamo è fondamentale acquisire una buona consapevolezza del nostro corpo, della nostra persona e dei valori che rappresentano noi e la nostra famiglia. Accanto a ciò, è di vitale importanza imparare che oltre tutti gli elementi che ci definiscono e che ci rendono quello che siamo, ne esistono altri mille che a modo loro rappresentano e definiscono gli altri: esistono persone con valori, credenze, abitudini diverse che meritano il rispetto e la cura che siamo in grado di offrire. Mentre rimaniamo saldi in noi stessi e nella nostra identità, è bello guardarci intorno verso il diverso senza che questo possa influenzare o mutare quello che noi siamo. </p>



<p>E tu? <strong>Sei in grado di accettare l’identità degli altri senza dover mettere il dubbio la tua?</strong></p>



<p>Articolo scritto da Aby || Team purex </p>
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		<title>5 Fattori che influenzano la tua identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 17:41:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Chi sono?” è una delle domande che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita e spesso non ci rendiamo conto quante cose intorno a noi influenzano la nostra identità. Sviluppare il senso dell’identità significa sviluppare la percezione di sé come essere dotato di caratteristiche e capacità personali, imparare a conoscersi ed essere&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“<strong>Chi sono</strong>?” è una delle domande che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita e spesso non ci rendiamo conto quante cose intorno a noi influenzano la nostra identità. Sviluppare il senso dell’identità significa sviluppare la percezione di sé come essere dotato di caratteristiche e capacità personali, imparare a conoscersi ed essere riconosciuti come persona unica e irripetibile. La nostra identità è soggetta a continue evoluzioni che variano in base al luogo dove viviamo per esempio ma anche alle relazioni che frequentiamo come a molti altri aspetti che caratterizzano la vita di ogni singola persona.                                                                                        Come afferma il pedagogista Mario Mencarelli, il “self”o consapevolezza di sé, nasce e si costruisce “attraverso la progressiva presa di coscienza sia delle proprie caratteristiche ed attitudini, sia della necessità di un continuo scambio con gli altri, dare e ricevere nel rapporto con il mondo circostante”. Quando realizziamo chi siamo e sopratutto che ognuno di noi è unico e speciale, non abbiamo bisogno di indossare maschere o diventare un’altra persona ma inizieremo ad apprezzarci per la nostra unicità nella società. Molti miti come quello del confronto cadranno automaticamente perché realizzeremo il nostro valore che è unico.                                    Abbiamo visto che ci sono vari elementi che influenzano l’identità di una persona ma ne scegliamo cinque che ritengo siano i più significativi:                                                                                                                                                                                                                                                                          </p>



<p>1-<strong> LA FAMIGLIA</strong>: da dove nascono le nostre origini, dove impariamo i primi passi, atteggiamenti e insegnamenti che iniziano a formare la nostra personalità. I nostri genitori sono i primi a influenzare in modo impattante la nostra vita e ognuno di noi, volendo o no, è stato imitatore  in qualcosa dei propri genitori. Crescendo impareremo a prendere il buon bagaglio che avremo imparato e a farne tesoro per il nostro essere.                                                                                                                                                                                                                                2- <strong>PRINCIPI</strong>: i valori, gli insegnamenti e tutti quei principi che i genitori ci hanno trasmesso e che abbiamo scelto di fare nostri. I principi giocano un ruolo fondamentale perché delineano le nostre scelte di vita e i nostri comportamenti davanti alle circostanze.                                                                                                                                                                                                              3- <strong>PASSIONI</strong>: tutto ciò che crescendo diventa il motore della vita, che ci spinge e motiva anche nelle scelte. Le passioni influenzano molto la nostra identità e ci portano anche a scegliere che tipo di persone frequentare nella vita perché vorremo condividere queste passioni con le persone intorno a noi.                                                                                                                                                                                                                                                                           4- <strong>LE PERSONE</strong>: Ogni relazione influenza la nostra identità per questo è molto importante (e sottolineo molto) scegliere bene chi frequentare e chi chiamare “amico”. Siamo stati creati per relazionarci con gli altri e proprio per questo è buono scegliere bene soprattutto quando la scelta da prendere è quello della persona che sposeremo visto che dovremo passarci il resto della nostra vita insieme.                                                                                                                                                                                                                                                                                  5- <strong>OBIETTIVI</strong>: ogni obiettivo o scelta va a influenzare chi siamo e cosa vorremo conquistare nella nostra vita. E’ fondamentale porsi degli obiettivi sapendo che saremo capaci di realizzargli e non obiettivi impossibili altrimenti vivremo un senso di frustrazione che potrebbe attaccare la giusta prospettiva della nostra personalità. </p>



<p>Siamo unici, speciali e irripetibili e ognuno di noi ha un proposito da compiere che può anche essere simile a quello di un’altra persona ma non sarà mai lo stesso. Perciò è molto importante avere una visione chiara di chi siamo e in base a questo scegliere cosa e soprattutto chi lasciar influenzare la nostra personalità.&nbsp;</p>



<p><strong>Sii ciò che sei chiamato ad essere e non la copia di qualcun’ altro</strong>. </p>



<p>Articolo scritto da Francesca || Redazione purex </p>
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		<title>Scegli di essere felice</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 15:35:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La maggior parte delle persone è felice nella misura in cui ha deciso di esserlo” – A. Lincoln Siamo abituati a credere che la felicità venga dall’esterno, che sia fatta di cose, situazioni o persone. Tanti sono convinti che la felicità non la si scelga, ma che capiti e che molto spesso sia solo una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2019/11/13/scegli-di-essere-felice/">Scegli di essere felice</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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<p><em>“La maggior parte delle persone è felice nella misura in cui ha deciso di esserlo” –  A. Lincoln</em></p>



<p>Siamo abituati a credere che la felicità venga dall’esterno, che sia fatta di cose, situazioni o persone. Tanti sono convinti che la felicità non la si scelga, ma che capiti e che molto spesso sia solo una<br> questione di fortuna.  Prova a farti questa domanda: se potessi avere le cose, le persone o le situazioni che desidero quanto questo riempirebbe il mio serbatoio di felicità? E, soprattutto, quanto durerebbe?<br>Personalmente ero abituata anche io a vivere le relazioni come unica fonte di felicità e fino ad un certo punto pensavo veramente di esserlo. Dopo diverse delusioni e ferite questa felicità è stata<br> sostituita da tanta tristezza e amarezza. Certamente a nessuno piace essere feriti o delusi dalle persone, specialmente da quelle che ami, ma è stato proprio in quel momento che ho realizzato da cosa dipendeva la mia felicità.<br>Per quanto abbiamo bisogno di relazionarci con gli altri, di essere amati, accettati, capiti e desiderati non può essere questo la nostra fonte di gioia. L’idea che la felicità sia un qualcosa da ricercare (dove sarà nascosta?), ottenere (chi te la dovrebbe dare?) per poi mantenere (quanto dovrai lottare per non perderla?), in realtà è un&#8217;illusione. <br><strong>La realtà è che non puoi cercarla, trovarla o perderla, puoi però comprenderla.</strong><br><strong>Devi scegliere di essere felice</strong>, se vuoi esserlo e non dipende da ciò che gira intorno a te , ma da quello in cui credi ed è dentro di te. Scegli di essere felice indipendentemente dalle circostanze, solo  così lo sarai veramente e nessuno potrà rubare la tua gioia.</p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Francesca  ||  Redazione Purex</em></p>



<p></p>
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		<title>VIDEOGIOCHI SENZA CENSURE.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 16:27:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà presto in vendita il videogioco “Negligee: Love Stories”, nuovo progetto dell’azienda “Dharker Studios” che mostrerà scene di sesso senza alcuna censura. Dopo questa frase, i migliori moralisti istituirebbero un minuto di silenzio: 59, 58, 57… Però noi no! Sono proprio questi silenzi che hanno sradicato la voglia di combattere per ciò che è naturalmente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà presto in vendita il videogioco “<em>Negligee: Love Stories</em>”, nuovo progetto dell’azienda “<em>Dharker Studios</em>”<br />
che mostrerà scene di sesso senza alcuna censura.</p>
<p>Dopo questa frase, i migliori moralisti istituirebbero un minuto di silenzio: 59, 58, 57… Però noi no!<br />
<strong>Sono proprio questi silenzi che hanno sradicato la voglia di combattere per ciò che è naturalmente giusto.</strong><br />
Non parlare per non pubblicizzare “valori” discutibili, per non farsi nemici, per essere oggigiorno “politically<br />
correct” e sempre più al passo con i tempi, risulta il metodo per essere più vicini a questa generazione: che<br />
immensa bugia! Io la chiamo “sindrome di Ponzio Pilato” (Ponzio per gli amici).</p>
<p>La casa “<em>Valve</em>”, proprietaria del negozio digitale “<em>Steam</em>”, sta lanciando questo nuovo videogioco che<br />
sicuramente apre una nuova frontiera per questo mondo. È davvero interessante la coerenza con cui la<br />
stessa azienda aveva precedentemente ordinato di rimuovere contenuti sessuali dai videogiochi, per poi<br />
dare il via libera alla pubblicazione del primo “porno-game” completamente senza veli, con scene di sesso<br />
integrale. ”<em>Valve</em>” apre la porta ad una serie di prodotti che saranno liberi di offrire ogni genere di fantasia<br />
malata e perversa. Con tanta spazzatura in giro, questo si presta soltanto ad arricchire un catalogo di scelte<br />
di cui la lista è già abbastanza lunga.</p>
<p><span style="color: #993300">Una cosa è certa: ad una risposta corrisponde una domanda, se viene lanciato un gioco porno sul mercato,</span><br />
<span style="color: #993300">significa che c’è già una vasta clientela di adolescenti e adulti pronta all’acquisto.</span><br />
È di vitale importanza ammettere che la pornografia è dipendenza e danno permanente per le nostre<br />
relazioni, maggiormente rispetto i social, contro i quali, però, non si risparmiano accuse.<strong> La sessualità è</strong><br />
<strong>responsabilità, non un gioco in cui gettarsi, ignorandone i limiti.</strong></p>
<p>C’è una soluzione a tutto secondo i produttori: è possibile porre dei filtri per proteggere i minorenni dai<br />
contenuti espliciti. Ora, ragioniamo insieme: il problema quindi sono i minorenni? A diciotto anni si è liberi<br />
di lanciarsi nel porno? Se le statistiche rivelano che il primo approccio alla pornografia avviene ad un’età<br />
media di undici anni, dire che dei filtri possano proteggere minorenni è come nascondere un elefante dietro<br />
ad un dito, impossibile anche per gli amanti dei rompicapi , giusto per rimanere in tema.<br />
<strong>Altro che videogame, tutto questo non è un gioco, ma nel nostro silenzio ci stiamo giocando i nostri ragazzi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte: <a href="https://amp.tgcom24.mediaset.it/articolo/838/3162838.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tgcom24.mediaset.it</a></em></p>
<p><em>Articolo scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Gli effetti della pornografia sul cervello umano</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2018/12/13/gli-effetti-della-pornografia-sul-cervello-umano/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 16:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pornografia ha molte conseguenze per il cervello e agisce proprio come una droga: con l’esposizione prolungata a visioni pornografiche, il desiderio sessuale aumenta e molti si ritrovano spesso dipendenti. Pur non essendo una sostanza psicotropa, genera un breve senso di appagamento, che con l’avanzare del tempo diventa un chiodo fisso, in quanto non risulta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300">La pornografia</span> ha molte conseguenze per il cervello e <span style="color: #993300">agisce proprio come una droga</span>: <strong>con l’esposizione prolungata a visioni pornografiche, il desiderio sessuale aumenta e molti si ritrovano spesso dipendenti.</strong> Pur non essendo una sostanza psicotropa, genera un breve senso di appagamento, che con l’avanzare del tempo diventa un chiodo fisso, in quanto non risulta mai sufficiente, con conseguenze negative ed un senso di smarrimento in mancanza di questa (molto simile al gioco d’azzardo o alle corse clandestine).</p>
<p>La dipendenza però non risulta essere solo psicologica, ma anche fisica, in quanto, pare che, proprio come una droga, la pornografia alteri le sinapsi: viene prodotta dopamina in eccesso, in modo da sviluppare un senso di dipendenza vero e proprio. La dopamina è un neurotrasmettitore, ovvero un ormone che regola le sinapsi, dunque le comunicazioni fra due assoni  (zone terminali delle cellule nervose), prodotta al massimo grado durante l&#8217;orgasmo,  in particolare quello maschile. Insomma, è come se, nel momento in cui si guarda un film, o un video porno, il cervello fosse “comandato” da questa.<br />
Sono stati condotti degli studi sulla dipendenza da droga sui ratti: questi, addestrati a premere un pulsante per ottenere un farmaco stupefacente, risultano compulsivi per via della dipendenza.<strong> La dipendenza dalla pornografia condiziona enormemente i rapporti umani, e solamente quando si diviene consapevoli della propria condizione, è possibile intervenire</strong>. Diventa sempre più difficile sfuggirne e proprio come una droga la tolleranza per la stimolazione visiva è ora compromessa, rendendo più difficile la &#8220;riattivazione&#8221; dalla realtà. La dipendenza dalla pornografia condiziona enormemente i rapporti e solamente quando si viene alla consapevolezza di questo, si può riuscire a fermare il tutto.<br />
Le connessioni neuronali stimolate diventano più forti e desiderano essere riattivate, mentre quelle che ignori si indeboliscono esattamente come i muscoli che, se attivi tutto il giorno, hanno voglia di essere rimessi in moto ma dopo una prolungata sessione di nullafacenza diventano deboli, per fortuna lo stesso sistema neuroplastico può essere sfruttato per acquisire e potenziare dei comportamenti più salutari.<br />
Come spesso si dice: “<em>il cervello o lo usi o lo perdi</em>”.</p>
<p>Non chiuderti a riccio e sopratutto non isolarti se stai lottando con la pornografia, parlane con qualcuno di cui ti fidi e collabora a riabituare il tuo cervello a rilasciare dopamina da stimoli più educativi e sani, <strong>c’è sempre una speranza</strong> e in questo caso il cervello è stato creato in modo tale da poterci permettere di rimediare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Aby || redazione purex</em></p>
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		<title>Fiabe moderne e… principi confusi.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 17:10:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;. Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato. “Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;.<br />
Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato.</p>
<p>“Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia di un postino che che svolge il mestiere della cicogna e porta in giro i bebé da consegnare alle famiglie di simpatici animali. A volte però si sbaglia, così mamma e papà pinguini si vedono recapitare un coccodrillo, che viene accolto nella loro famiglia già composta da un camaleonte, un’oca ed una tartaruga.<br />
Ma andiamo oltre: “Perché hai due mamme?” è la storia autobiografica di una coppia gay che va in Olanda a fare l’inseminazione,un argomento piuttosto impegnativo per essere una favola per bambini. “Qual è il segreto di papà” è quella su cui ancora sto riflettendo per cercare di trovare un minimo di sfumature pedagogiche: vede come protagonisti due bambini che hanno i genitori separati e si interrogano preoccupati su quale sia il segreto che loro padre tiene nascosto. Alla fine, scopriranno che non è né un ladro né un bandito, ma è semplicemente innamorato di un maschio!<br />
Dunque, cosa si vuole trasmettere ai bambini con una scoperta di questo tipo, non del tutto chiaro, ma andrei avanti con la storiella che ho trovato più simpatica: &#8220;Piccolo blu e piccolo giallo”, due affettuosi colori che si abbracciano così forte da mescolare le loro identità diventando entrambi verdi per sempre.</p>
<p>Da educatrice, riflettevo e mi chiedevo quale fosse l&#8217;obiettivo specifico dell&#8217;insegnamento che libri come questi vorrebbero propinare.<br />
<span style="color: #993300">I libri di favole, una volta, erano quelli nei quali veniva depositata una specifica morale</span>: &#8220;Se sarai così buona, anche per te arriverà il momento di diventare una principessa&#8221; o &#8220;Se lavori, avrai sempre da mangiare come la formichina laboriosa&#8221;. La favola d&#8217;altronde, è sempre stata una specifica forma di linguaggio metaforico per bambini, volto a favorire lo sviluppo sano del loro mondo interiore e dei loro contenuti inconsci oltre a  migliorare le loro abilità cognitive, emotive e relazionali.<br />
Ma accendendo la Tv e guardando un programma odierno di cartoni animati o semplicemente analizzando le favole sopra citate, percepisco una lieve nota di regresso nella moralità sociale. Unioni mescolate, fluidità insana nelle relazioni, semplicità estrema nei contenuti e principi educativi ormai del tutto inesistenti.<br />
Come sarà dunque il dialogo interno di un bambino che cresce con cartoni animati piuttosto demenziali e moderne favole “gender” in cui si ripete continuamente e solamente che tutti si amano indistintamente? Abbiamo anche altri principi da tramandare, o bisogna chiedersi se gli adulti stessi stiano diventando così privi di contenuti da non aver nulla di meglio da insegnare raccontando?</p>
<p>Ricordo che l&#8217;esito positivo delle fiabe che amavo da bambina (e credetemi sono sempre più felice di essere nata nel 1988), era quasi sempre la ricompensa in risposta ad un atto coraggioso che i protagonisti dovevano compiere e come questi finali spronassero i piccoli lettori ad avere fiducia in loro stessi e nella vita, a non tirarsi indietro e a dare il loro massimo per le cose in cui credevano.<br />
Ma <span style="color: #993300">il mondo emotivo dei bambini di oggi, sembra permeato dello sdoganamento di concetti politicamente complessi, venduti come qualcosa di estremamente semplificato alle menti più giovani.<br />
</span>L&#8217;obiettivo, più che educativo, sembrerebbe propagandistico, &#8220;benvenuti al mondo bambini, non preoccupatevi, non ci sono più il brutto e il cattivo, la femminilità e la virilità, le azioni buone o cattive&#8230; Tutto sta nell&#8217;amare chi vuoi, essere come vuoi, fare come vuoi&#8221;.</p>
<p>Come Bruner  ben affermava nel &#8217;91, &#8220;Il racconto è una forma convenzionale che viene trasmessa culturalmente, è il mezzo attraverso cui costruiamo la nostra realtà sociale e stabiliamo il nostro rapporto con gli altri&#8221;.<br />
<strong>Ecco la realtà che vedo in cantiere: fluidità e identità sdruccevoli.<br />
</strong>Sembra tutto così avanguardistico per i genitori e gli insegnanti moderni! Pochi però, riflettono su quello che quei bambini diventeranno crescendo: saranno davvero educati affettivamente?</p>
<p>D&#8217;altronde è stato loro insegnato che è tutto così magicamente fluido! Un clima di libertà davvero originale, se non stesse costruendo le sue strade moderne sulle tombe degli antichi valori occultandoli per sempre.<br />
Lo vedo nelle notizie, ma lo leggo anche negli occhi dei bambini e dei ragazzi che mi vengono affidati quando vado a lavorare: <strong>credo che si stia  creando una generazione dalla consistenza della  carta e la comunicazione sembra essere così  semplificata e scivolosa, che temo stia divenendo irreversibilmente liquida.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
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		<title>I deserti dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 10:17:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente senza che mi si chieda mai scusa. È questione di tattica: devo fare la sostenuta? Se uno mi piace, io non ho voglia di nasconderlo. Forse è questione di dignità. Se mi lascio fare questo, mi voglio proprio poco bene.<br />
</em><em>Eppure l’emozione del messaggino la preferisco al deserto della mia solitudine. (G.P.)&#8221;</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Antoine De Saint-Exupéry affermò: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ garantito che non raggiungeremo mai questo grado di perfezione, ma <span style="color: #993300;">perché ci sentiamo così inappagati? Perché abbiamo bisogno costantemente di aggiungere nuove emozioni alla nostra vita? Perché, pur di gridare la nostra esistenza al mondo, siamo disposti a farci usare, piuttosto che farci amare?</span><br />
</span>Forse è questione di dignità<b><i>. </i></b>Sì, forse. Perché la nostra anima è così affamata di attenzioni, tanto che è disposta a tutto pur di saziarsi, sfoggiando attitudini mai pensate. Interpretiamo parti per cui non siamo portati, attirando <i>“giostre di tormenti senza fine”</i>, perdiamo la testa per qualcuno di inarrivabile che spaccia il proprio banale ed ingombrante narcisismo per profondità di pensiero.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai sappiamo come andranno a finire tutte queste storie, eppure siamo diventati così indifferenti, che sfociamo in un comodo masochismo autocommiserante.<br />
</span><strong>Abbiamo così tanto bisogno di essere amati per curare il nostro cuore da ferite mai guarite, che preferiamo <i>“l’emozione del messaggino al deserto della nostra solitudine”</i></strong><span style="font-weight: 400;"><strong>.</strong> Diventiamo vulnerabili ed instancabilmente disponibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando la nostra ricerca diventerà disinteressata, inizieremo a guardare dentro di noi con sincerità e non più agli altri con giudizio ed invidia; quando smetteremo di appoggiarci alle stampelle di standard scadenti che questa società offre per iniziare a camminare verso l’autenticità e l’integrità di uomini e donne veri, allora troveremo un equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Non potremo mai amare qualcuno, se prima non amiamo noi stessi.</strong> E quando lo faremo, non avremo più bisogno di “</span><i><span style="font-weight: 400;">complimenti che costano poco e che a volte non valgono di più</span></i><span style="font-weight: 400;">”, come suggerisce Jovanotti.</span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Fonte: <a href="https://www.vanityfair.it/vanity-stars/massimo-gramellini/2018/01/24/fingere-amore-oscar-rubrica-massimo-gramellini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vanityfair.it</a></span></em></p>
<p><em>Scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
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		<title>La psicologia delle relazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 14:48:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’uomo è stato creato per interagire con gli altri, per vivere in comunità e confrontarsi. Ci sono due modi in cui, secondo Watzlawick, filosofo austriaco specialista delle scienze umane, tendiamo a relazionarci con gli altri: la relazione simmetrica e quella complementare. Nella relazione simmetrica si parla di uguaglianza: gli individui interagiscono e si rispecchiano nei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">L’uomo è stato creato per interagire con gli altri, per vivere in comunità e confrontarsi.<br />
Ci sono due modi in cui, secondo Watzlawick, filosofo austriaco specialista delle scienze umane, tendiamo a relazionarci con gli altri: la relazione simmetrica e quella complementare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella relazione simmetrica si parla di uguaglianza: gli individui interagiscono e si rispecchiano nei loro comportamenti reciprocamente, ponendosi dunque sullo stesso piano. Si può definire tale una relazione di amicizia, tra fratelli oppure il rapporto di coppia.<br />
</span>Per quanto riguarda invece la relazione complementare, un individuo assume una posizione subalterna rispetto all’altro: la struttura del rapporto è quindi definita dal ruolo. Costituiscono esempi validi le relazioni tra genitore e figlio, alunno ed insegnante.</p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella vita di tutti i giorni, per poter vivere relazioni sane, occorre alternare queste due modalità: a volte è necessario raffrontarsi in modo simmetrico, altre volte in modo complementare.<br />
</span>Nel momento in cui uno dei due membri rigetta l’altro,si rischia di instaurare legami patologici a sfavore dell’individuo in posizione subalterna, il principio di uguaglianza viene compromesso e si entra in competizione, per mezzo della quale si incorre nell’interruzione del rapporto. Risulta dunque necessario intraprendere un percorso di conoscenza della propria coscienza, in modo da ottenere un ruolo definito, non solo nella propria psiche, ma anche a fronte degli astanti.<br />
<span style="font-weight: 400">Il continuo lavoro di auto-interrogazione e auto-riflessività, tipici di un’era eclettica come il ventunesimo secolo, conducono l’essere umano ad una totale crisi ontologica, che danneggia la definizione della propria personalità, e dunque le relazioni del singolo con il mondo esterno, l’intersoggettività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella Bibbia è esplicitato di <span style="color: #993300">amare il prossimo come noi stessi</span>, dunque, <span style="color: #993300">per amare qualcun altro, è necessario in primo luogo amare se stessi</span>. Quindi <strong>se vuoi iniziare a vivere relazioni sane ed equilibrate, come primo step inizia a conoscerti, ad accettarti e ad amarti per quello che sei.</strong> Inizia ad esercitare la compassione e il perdono dapprima con te stesso, in modo che, quando dovrai poi farlo con gli altri, sarà più naturale e meno frustrante.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Aby | Redazione Purex</em></p>
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