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	<title>solitudine Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Dal trauma alla relazione</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 08:25:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si sente spesso parlare del legame fra la storia affettiva infantile di un individuo, e le sue future scelte relazionali. È un dato di fatto che durante l’infanzia si costituiscano le basi per la vita relazionale futura. L’esempio più evidente è quello delle storie affettive traumatiche, in cui l’infanzia sia caratterizzata da abuso, trascuratezza, carenza&#8230;</p>
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<p>Si sente spesso parlare del legame fra la storia affettiva infantile di un individuo, e le sue future scelte relazionali. <strong>È un dato di fatto che durante l’infanzia si costituiscano le basi per la vita relazionale futura</strong>. L’esempio più evidente è quello delle storie affettive traumatiche, in cui l’infanzia sia caratterizzata da abuso, trascuratezza, carenza di cure, con ripercussioni evidenti sulle relazioni in età adulta. Cosa accade nella nostra mente quando viviamo relazioni infantili traumatiche? Esistono diversi approcci al problema; secondo una prospettiva psicodinamica, la mancanza di un genitore sufficientemente amorevole, implica l’assenza di qualcuno che possa accogliere le proprie emozioni, il genitore ha la funzione, fra le altre, di accogliere l’emotività del figlio, sintonizzarsi con essa, ed aiutarlo a comprendere quegli stati che vive, di eccitazione, gioia, ma anche di terrore ed angoscia. Il pianto del bambino viene accolto e seguito da una consolazione, questa non è solo un modo per evitare lo stress delle urla o le lamentele dei vicini, la consolazione è trasformazione delle emozioni, così che l’angoscia venga tramutata in tranquillità: <strong>il genitore accoglie le emozioni del figlio, le trasforma, e gliele “restituisce” in una nuova forma, più positiva</strong>. Con questa trasformazione, il genitore trasferisce al figlio, un pezzettino alla volta, anche la capacità di divenire lui stesso in grado di gestire la propria emotività.<br><br>Cosa ha a che fare tutto ciò con le relazioni adulte?<br>La capacità di gestire le proprie emozioni in età adulta, secondo diverse prospettive d’indagine, discende direttamente da questo processo infantile, infatti la gestione delle relazioni in età adulta contiene in sé alcuni frammenti della nostra esperienza infantile, che lo vogliamo o meno.<br>Le nostre prime esperienze affettive lasciano delle tracce in noi, essendo la mente del lattante o del bambino in una fase critica per la propria formazione e, una volta cresciuti, tendiamo ad utilizzare quello “<em>stampino</em>” relazionale che si è creato nella nostra mente con le prime relazioni.<br>Cosa implica questo? Che una relazione infantile traumatica, ci spingerà ad avere uno “<em>stampino</em> <em>traumatico</em>”, che ci spingerà a cercare creare nuove relazioni che possano adattarsi a quella stessa immagine. Se non abbiamo ricevuto la giusta attenzione, le giuste cure, tenderemo ad utilizzare la nostra idea di relazione per cercare e ricreare situazioni affettive in cui non riceviamo abbastanza attenzione o abbastanza cure.<br>In questo modo si genera un circolo vizioso per il quale sembra che non si riesca mai a trovare una persona che non ci faccia soffrire, che non sia incapace di farci sentire abbastanza amati.<br>In alcuni casi, <strong>utilizzare questo stampino fallimentare, ci permette di rivivere quei traumi antichi, e ci offre l’illusione di poter cambiare il passato. </strong>Rivivere la stessa situazione traumatica, ma con nuovi strumenti, nuove capacità, ci illude di poter, questa volta, riuscire a trasformare quella relazione disfunzionale in qualcosa di buono. Ed eccoci che replichiamo la stessa storia più e più volte.</p>



<p><strong>La mente è il più potente strumento di cui siamo stati dotati, ma se mal gestita può diventare un’arma contro noi stessi, spingendoci ad una vita di cicliche sofferenze</strong>.<br>Il passato ha un grande potere, ci ha formati e determinati, ma la fine delle cose è più importante del loro inizio. Prendiamo consapevolezza delle nostre radici, del fatto che ne siamo una diretta derivazione; una volta compresa l’origine della nostra sofferenza e di quelle parti di noi che ci spingono a riviverla più e più volte, saremo più in grado di riprendere in mano le redini delle nostre relazioni e della nostra vita.</p>



<p><em>Articolo scritto da Thomas || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Il matrimonio può trasformarsi in una relazione tossica?</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 08:08:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quanti di noi sognano di trovare la leggendaria e tanto agognata “persona giusta” e vivere per sempre felici e contenti? Vi do una notizia: il matrimonio non vi renderà felici. Io personalmente ho imparato che il matrimonio è un’avventura fantastica, ma che come ogni avventura che si rispetti, regala momenti entusiasmanti insieme a situazioni impegnative&#8230;</p>
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<p>Quanti di noi sognano di trovare la leggendaria e tanto agognata “persona giusta” e vivere per sempre felici e contenti? Vi do una notizia: il matrimonio non vi renderà felici. Io personalmente ho imparato che il matrimonio è un’avventura fantastica, ma che come ogni avventura che si rispetti, regala momenti entusiasmanti insieme a situazioni impegnative da affrontare. Dopo essermi sposata ho rapidamente scoperto che il matrimonio non è un punto d’arrivo come pensavo, ma solo l’inizio di un viaggio che porta sorprendentemente alla scoperta di ciò che non sapevamo di noi stessi facendo insorgere nel tempo “ostacoli” che rischiano di trasformare il matrimonio che sognavamo in una relazione tossica.&nbsp;</p>



<p>Come può essere possibile questo se fino a poco tempo prima sembrava andare tutto bene? In genere quando si sceglie di fare questo passo ci si sente pronti ed entusiasti, ansiosi di trascorrere ogni giorno con la persona amata. Bisogna però guardare con attenzione alle motivazioni profonde che ci spingono a fare questa scelta, spesso sopite e coperte dall&#8217;entusiasmo e dalle emozioni del momento. Se a spingerci è un irrefrenabile bisogno dell’altro per poterci sentire felici ed appagati, al punto di mettere da parte anche noi stessi, facciamo attenzione! Probabilmente abbiamo instaurato una dipendenza affettiva nei confronti del nostro partner e le conseguenze a lungo termine nel matrimonio possono essere devastanti. Per poter vivere una relazione felice e duratura dobbiamo guardare dentro noi stessi con estrema franchezza e capire se la relazione che stiamo vivendo manca di equilibrio. Un altro elemento “<em>tossico</em>” per il matrimonio è il rovescio della medaglia della dipendenza affettiva: l’egoismo e l’auto appagamento. Anche questi due elementi si nascondono dietro le l’entusiasmo dello stare insieme. Se la motivazione dell’unione sta nel soddisfare i desideri soggettivi per sentirci appagati dalla presenza di un partner da cui “<em>pretendiamo</em>” amore, presenza e accondiscendenza, stiamo sbagliando strada. Lo stesso vale se ci stiamo sposando per paura di rimanere soli.</p>



<p>I matrimoni di successo, quelli dei nostri nonni per intenderci, portano in sé due elementi che ne costituiscono il fondamento: sacrificio e compromesso (conditi con una dose generosa di rispetto reciproco s’intende!). Sembrano parole pesanti da digerire, vero? Ma l’amore, quello con la A maiuscola, non è forse sacrificarsi per il bene dell’altro e mettere da parte il proprio interesse? Vale anche per le situazioni più banali della quotidianità. La nostra generazione purtroppo non è più abituata a queste due parole. Gli psicologi ci definiscono “<em>the me generation</em>”, una generazione narcisista dove tutto ruota attorno all&#8217;individualismo e alla realizzazione dei bisogni personali. Questo però è esattamente il contrario dell’Amore. La cosa che ci sorprenderà (come già diceva Gesù molti anni fa) è che troveremo molta più gioia nel sacrificarci e dare all&#8217;altro anche in piccoli gesti, piuttosto che aspettarci che sia il partner a dare qualcosa a noi allora il nostro matrimonio cambierà aspetto.</p>



<p>Ovviamente affrontare questi cambiamenti non è semplice, spesso dovremmo scontrarci con il nostro carattere e ingoiare molti rospi. Ma se accettiamo la sfida, il matrimonio saprà portarci attraverso un percorso di maturazione per renderci persone migliori.</p>



<p><em>Articolo scritto da Giorgia&nbsp; ||&nbsp; Redazione Purex</em></p>
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		<title>Come riconoscere la dipendenza affettiva</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 07:52:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8211; Ti è mai capitato di sentire un bisogno costante di rassicurazione? &#8211; Di ricercare l’approvazione continua di una persona ed avere la necessità di un suo parere per prendere qualunque decisione? &#8211; Di avere una forte paura di perdere una persona che rappresenta il fulcro della tua vita? Ecco, questi sono i primi segnali&#8230;</p>
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<p>&#8211; Ti è mai capitato di sentire un bisogno costante di rassicurazione?</p>



<p>&#8211; Di ricercare l’approvazione continua di una persona ed avere la necessità di un suo parere per prendere qualunque decisione?</p>



<p>&#8211; Di avere una forte paura di perdere una persona che rappresenta il fulcro della tua vita?</p>



<p>Ecco, questi sono i primi segnali per riconoscere se siamo affettivamente dipendenti da qualcuno, che può essere il nostro partner, un genitore, un amico, una qualsiasi persona che faccia parte della nostra cerchia ristretta di contatti. In poche parole, la dipendenza affettiva consiste nel delegare la nostra felicità ad un’altra persona che diventa il centro del nostro mondo, nel quale però noi stessi siamo completamente messi da parte. Ecco perché <strong>è pericoloso trovarci coinvolti in questo tipo di relazione e sentimenti, perché sono tossici per entrambi i soggetti coinvolti</strong>. Ci sono diverse motivazioni che portano una persona a dipendere dall&#8217;altra come: l’insicurezza, la bassa autostima e ci sono vari elementi che ci fanno comprendere di essere dipendenti da qualcuno. Ecco i più comuni:</p>



<p>&#8211; perdere il senso di sé</p>



<p>&#8211; responsabilità emotiva di soddisfare bisogni altrui, escludendo i propri.</p>



<p>&#8211; bisogno di validazione</p>



<p>&#8211; difficoltà a fidarsi degli altri ed a credere di essere meritevoli di amore</p>



<p>&#8211; sentirsi sicuri solo se si è in una relazione, col conseguente terrore che possa finire<br>&#8211; mettere il partner su un piedistallo e voler sapere sempre tutto su di lei/lui.</p>



<p>&#8211; difficoltà a dire di no </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>&#8211; sensazione di scegliere sempre la persona sbagliata.</p>
</div></div>



<p><strong>Tutto questo genera un forte attaccamento verso l’altro</strong>, un coinvolgimento di emozioni e di personalità, la fusione di due mondi che dovrebbero rimanere distinti. I propri bisogni personali passano in secondo piano, lasciando il posto a quelli del partner.<br>Il dipendente affettivo si sente in dovere di soddisfare ogni necessità dell’altro, per contenere l’angosciosa idea di essere rifiutato, sostituito, di subire la fine della relazione. Per la stessa ragione, spesso nel dipendente scatta un sentimento di gelosia eccessiva, accompagnato da ostilità verso le persone intorno al partner.<br>La ferita dell’abbandono è così viva che, al presentarsi nella vita del partner di persone che si rivelino essergli care, la possessività del dipendente si riaccende, reclamando con forza l’altro, quasi come una proprietà. Il dolore è profondo, molto radicato, e non è semplice riconoscerlo. Alla base di tutto, vi è nella persona un incredibile bisogno di realizzazione e di consapevolezza del proprio valore e della propria esclusività. Il fatto di ricercare tutto questo in qualcosa o qualcuno al di fuori da sé stessi, ha le sue radici in fattori che generalmente risalgono all’infanzia o all’adolescenza, e quasi sempre al contesto familiare.</p>



<p><strong>L&#8217;ambiente</strong> in cui questi problemi emergono, <strong>spesso è caratterizzato da una mancanza di attenzione, affetto, cura, con un conseguente senso di abbandono.</strong> Per questo la paura del distacco o alle volte anche un saluto troppo veloce, un semplice “ciao” su whatsapp senza una emoticon carina, può far scattare quella stessa sensazione di rifiuto. Non è facile per la persona riconoscere di essere un dipendente affettivo, proprio perché ammetterlo significherebbe entrare in contatto con delle ferite passate, alle volte sotterrate chissà da quanto tempo, e spesso non siamo pronti a tornare a sentire di nuovo quel dolore silenzioso ma allo stesso tempo assordante, necessario per essere guariti. Ci vuole coraggio, ma è l’unica via per uscirne ed iniziare a vivere rapporti sani ed equilibrati.</p>



<p>Personalmente conosco questo tipo di sentimenti e so cosa significhi sentire il dolore di una ferita non ancora completamente rimarginata; ma per quanto doloroso possa essere, questa è la chiave per disintossicare ogni relazione. La realtà è che non abbiamo bisogno di qualcuno che ci valorizzi quando siamo consapevoli del valore che abbiamo, e non abbiamo bisogno nemmeno di mendicare amore dagli altri, quando impariamo a scoprire la bellezza che c’è dentro ognuno di noi. <strong>Non siamo nati per elemosinare affetto e affermazione, tutto quello che cerchiamo negli altri è già dentro di noi</strong>. Comprendere questa verità e fare pace con il passato, sono la chiave per rapporti sani. Una volta compresa la bellezza che è in noi, non solo non avremo bisogno di qualcuno che ci completi, ma saremo capaci di costruire rapporti sani, non più basati su una confluenza di vite ed emozioni, ma su due vite che possono veramente darsi l’una all&#8217;altra senza annullarsi.</p>



<p><em>Articolo scritto da Francesca || Redazione Purex</em><br></p>



<p></p>
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		<title>Tre passi per uscire dalla dipendenza affettiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 11:52:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso si usa l’amore per coprire la paura e la solitudine. T’innamori perché l’euforia e l’adrenalina della “nuova fiamma” ti fanno dimenticare il vuoto che c’è dentro di te. Passi da un affetto all’altro, assuefatto dalla tua personale “droga d’amore”. Infatti, è proprio la carenza affettiva che produce la dipendenza affettiva; senza carenza non ci&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300">Spesso si usa l’amore per coprire la paura e la solitudine</span>. T’innamori perché l’euforia e l’adrenalina della “nuova fiamma” ti fanno dimenticare il vuoto che c’è dentro di te. Passi da un affetto all’altro, assuefatto dalla tua personale “droga d’amore”. Infatti,<span style="color: #993300"> è proprio la carenza affettiva che produce la dipendenza affettiva</span>; senza carenza non ci sarebbe dipendenza.</p>
<p><b>Co</b><b>me </b><b>uscire</b><b>, </b><b>allora</b><b>,</b> <b>dalla</b> <b>dipendenza</b> <b>affettiva</b><b>?</b></p>
<p>La chiave dell’uscita dalla dipendenza affettiva è lavorare sulla carenza.</p>
<p><span style="color: #993300"><b>Il primo </b><b>passo</b></span> da fare, come quando stai uscendo dalle droghe, è iniziare a tagliare i ponti con ciò che ti sta intossicando: quell&#8217;amore malato. Guardare in faccia la realtà e dire con coraggio: “Sono drogato d’amore e devo uscire da questa relazione malsana”. Questa è la fase più critica e più desolante. Ma, per quanto possa essere doloroso questo momento, farà bene sia a te sia a colui che stai liberando dalla tua prigionia d’attaccamento. Dopo aver tagliato il legame d’amore, entrerai in contatto col tuo vuoto e qui incomincia il vero lavoro interiore. <a href="https://purexculture.com/wp-content/uploads/2016/03/dipendenza-affettiva.jpg" rel="attachment wp-att-11783"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-11783 alignright" src="https://purexculture.com/wp-content/uploads/2016/03/dipendenza-affettiva-1024x929.jpg" alt="dipendenza-affettiva" width="321" height="291" /></a></p>
<p><span style="color: #993300"><b>Il secondo </b><b>passo</b> </span>è riempire il tuo “vuoto” con un amore profondo, equilibrato e sano. In effetti il tuo smodato bisogno d’affetto è un bisogno legittimo che non è stato soddisfatto dai tuoi genitori durante la tenera età e che può essere ricoperto ora con le giuste persone.<br />
La Bibbia racconta di un Dio che non solo “dà” amore, ma è amore: <b>«</b><em>Dio è amore</em><b>»</b> <em>(1 Giovanni 4:8)</em>. Permetti dunque a Dio di entrare nel tuo cuore e di versarci un balsamo speciale di cura per le tue ferite: <b>«</b><em>Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato</em><b>»</b><em> (Romani 5:5).</em><br />
Questo secondo passo, che può sembrare semplice, è quello più essenziale perché se non facciamo entrare l’Amore, continueremo a rimbalzare da un amore umano all’altro, senza mai essere pienamente soddisfatti. L’Amore, che è Dio, guarisce, salva e sazia.</p>
<p><span style="color: #993300"><b>Il </b><b>terzo</b><b> e ult</b><b>imo </b><b>passo</b></span> è poter lavorare su te stesso nei seguenti punti:</p>
<p>&#8211; <strong>alzare la tua autostima</strong> e scoprire quali sono i tuoi talenti e i tuoi hobby invece di pensare che le vite altrui sono più interessanti della tua.<br />
&#8211; creare un rapporto di complicità con te stesso, permettendo all’amore di Dio e al tuo amore di portare misericordia e grazia nelle tue fragilità. Detto in sintesi: <strong>imparare a diventare il tuo miglior amico</strong>.<br />
&#8211; comprendere quali sono le radici che negli anni passati ti hanno portato a creare degli attaccamenti così forti. <strong>Affrontare le tue paure</strong>.<br />
&#8211; <strong>liberare perdono</strong> verso chiunque ti abbia ferito e verso te stesso mentre sei nel processo di guarigione, dispensando grazia in abbondanza.</p>
<p>Dare una svolta alla propria vita affettiva per apprendere a diventare autonomi (non indipendenti) richiede sforzo e tempo. Non è sempre un processo indolore ma Dio aiuta ognuno di noi a diventare persone equilibrate, stabili e profonde.</p>
<p><em>Past Diana</em><br />
<em>autrice del libro <a href="http://www.sabaothshop.com/guarigione/184-fin-qui-e-non-oltre-come-uscire-dalla-dipendenza-affettiva.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Fin qui e non oltre – come uscire dalla dipendenza affettiva”</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2016/03/01/tre-passi-per-uscire-dalla-dipendenza-affettiva/">Tre passi per uscire dalla dipendenza affettiva</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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