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	<title>aborto Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Per Elisa</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 11:13:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 15 marzo sarebbe nata Elisa. Perché scrivo questo post ? Credetemi, non è per attirare commenti sdolcinati e nemmeno per assembrare un pò di like sotto il mio profilo. Non ne ho bisogno e, se anche ne avessi, non userei certo lei per ottenere un po&#8217; di approvazione.Sono spinta, piuttosto, dal desiderio di esprimere&#8230;</p>
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<p>Lunedì 15 marzo sarebbe nata Elisa.                                                                                                                                                                                                                Perché scrivo questo post ? Credetemi, non è per attirare commenti sdolcinati e nemmeno per assembrare un pò di like sotto il mio profilo. Non ne ho bisogno e, se anche ne avessi, non userei certo lei per ottenere un po&#8217; di approvazione.<br>Sono spinta, piuttosto, dal desiderio di esprimere quello che provo rivolgendomi a coloro che svalutano l&#8217;aborto sminuendo tutto ciò che irreversibilmente accade nella sensibilità di una madre.<br>Scrivo perché facebook mi chiede a cosa sto pensando e il mio pensiero, da qualche giorno, porta il suo nome.<br></p>



<p>Mi sono accorta di come, pur avendo superato il dolore e pur avendo continuato a riempire la mia quotidianità di obiettivi e traguardi da raggiungere, un figlio non si cestina come la bozza di una poesia mal riuscita.<br>Il pensiero di Elisa é balenato nella mia coscienza all&#8217;improvviso, pochi giorni fa: é piombata di nuovo nei miei sogni senza chiedermi il permesso, si é appoggiata fra le sensazioni del mio corpo. Una carezza dolorosa ha sfiorato la mia pancia da dentro, mentre pensavo ad altro.<br>Il calendario allora, con una spiegazione logica, mi ha ricordato che in questi giorni avrei finalmente poggiato mia figlia sul mio cuore meravigliandomi del suo battito sulla superfice della mia pelle.<br>Il pensiero é diventato quindi sempre più solido, fino a farsi partorire nuovamente dai miei ricordi.<br>Ecco perché scrivo, reduce di una profonda e intima riflessione: avrò altri figli, si. Avrò altre date da festeggiare e palloncini da comprare con i numeri dei loro primi compleanni, ma il 15 marzo, in qualche modo, é indelebilmente segnato dal suo nome: Elisa. Il compleanno che festeggerò sempre da sola, tra le viscere dei miei ricordi silenziosi.<br></p>



<p>Non so se mi capiterà di pensare a lei ogni quindicesimo giorno di marzo, ma ho capito che il mio esserle madre prescinde ogni forma di razionale negazione.<br>Un breve post per urlare agli avanguardisti che l&#8217;aborto non cancellerà il nome né il ricordo di un figlio. Ho compreso e constatato come anche l&#8217;aborto abbia un tremendo potere generativo. Se non darà luce ad un bimbo, farà nascere comunque un&#8217;evocazione perpetua, un amara ricorrenza, un&#8217;indelebile sensazione di morte.<br>Come si può pensare di cancellare la maternità dal corpo di una donna come se fosse un brufolo da schiacciare o un&#8217;imperfezione da togliere? Concepire un figlio segnerà la storia del genitore in modo implacabile: un rimedio clinico, qualsiasi esso sia, non potrà impedire alle cellule intessute nei suoi organi di essere spurgate via come un rifiuto.<br>Un figlio é un figlio.<br></p>



<p>Non é una coincidenza di cui disfarsi, la deformazione di una realtà ben programmata, né tantomeno un evento da rimandare ad un momento migliore.<br>E ora parlo a te, che seguendo i lasciti femministi della nostra storia hai iniziato a chiamare &#8220;diritto&#8221; la sua crudele uccisione.<br>Un figlio non é meno figlio nel primo trimestre solo perché ancora non ha la forma perfetta di bambino. La medicina stessa si contraddice nel dargli un nome impersonale, quasi negandogli un identità umana.<br>Feto, embrione o bambino che sia, una pasticca non basterà a liberarti della sua persona: immaginerai il suo volto anche quando infastidita ti costringerai a non farlo; ricorderai vagamente il suo compleanno mai verificatosi anche se non vorrai; saprai che sarà per sempre una parte indissolubile di te, anche se non gli darai mai la possibilità di respirare. Sappi che la morte si comporta sempre nello stesso modo in questa vita: lascia un vuoto, un buco sulla terra che non si può riempire con un&#8217;esistenza diversa da quella deceduta. Se ogni lutto ha il peso di una tomba nel cuore, la sepoltura di tuo figlio vivo potrebbe essere il tuo eterno tormento.</p>



<p>Lettera di Fiorella || Redazione purex </p>
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		<title>Perché non riusciamo a perdonare?</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2021 17:40:35 +0000</pubDate>
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<p>Chi di noi non ha mai dovuto fare lo sforzo di perdonare qualcuno? Fin da bambini familiarizziamo con il rancore, l’odio, l’ostilità e con la necessità di saperli gestire. Nonostante la loro spiacevolezza, questi vissuti fanno parte dell’intera esperienza umana.<br>Il perdono è complesso, ha a che fare con episodi di ogni genere, dai più insignificanti sguardi e commenti, ai peggiori attacchi alla persona. Quando va bene, è sufficiente smettere di pensare al torto subito, fare uno sforzo per ricominciare a chiacchierare o scherzare con la persona che ci ha feriti; in pochi attimi la tensione interiore che ci strozzava fino a qualche momento prima, si affievolisce e torniamo più sereni che mai.<br>In altri casi è sufficiente confrontarsi con chi ci ha feriti: “sputare il rospo”, e dopo un breve confronto tutto torna come prima.<br>Altre <strong>volte però il perdono ha a che fare con enormi ferite</strong>, traumi, episodi che sembrano radicarsi nella nostra interiorità, impedendoci di andare oltre e di dimenticare il dolore causatoci. Vi è mai capitato di fratturarvi un osso, o di ferirvi profondamente? Fino a che le ferite non si siano risanate completamente, la zona del corpo danneggiata continuerà ad essere vulnerabile, ipersensibile.<br>Basterà un tocco leggero o qualcuno che si avvicina in modo maldestro, a farci rabbrividire e gridare come scimmie che difendono il proprio territorio.<br>Questo meccanismo biologico ci induce inconsapevolmente ad evitare di stimolare le zone danneggiate, in modo che possano guarire più rapidamente. </p>



<p>Il perdono ha a che fare con le ferite della sfera emotiva, delle relazioni, del nostro orgoglio, della nostra indipendenza e libertà, della nostra identità. Le ferite di questo genere non sono molto diverse da quelle fisiche, almeno per quanto riguarda il nostro modo di sperimentarle.<br>Basti pensare che il nostro cervello, che possiede regioni specializzate per ciascuna delle sue funzioni, nell’elaborazione del dolore emotivo si avvale delle stesse aree attivate dal dolore fisico.<br>Chi ha vissuto &#8211; ad esempio &#8211; una profonda depressione, sa bene che <strong>il dolore interiore</strong>, superata una certa intensità, <strong>sembra trasformarsi in qualcosa di fisiologico, corporeo.</strong><br>Siamo programmati per sperimentare il dolore interiore tanto intensamente quanto quello fisico. <strong>Il rancore è una forma di difesa dal dolore</strong>, un modo per tenerci a distanza dalle persone che rappresentano per noi una minaccia.<br>Quando ci feriamo, prima di tornare alle nostre attività sarà necessario che dolore ed ipersensibilità della zona danneggiata siano passati. Con le emozioni non funziona diversamente. Le ferite che subiamo hanno a che fare con qualcosa che in noi rappresenta una fragilità, una zona di ipersensibilità, una debolezza.<br>Non è facile accettare di ristabilire i rapporti con qualcuno, se questo ha ancora il potere di ferirci come ha fatto in passato.  Se sei insicuro per quanto riguarda il peso corporeo, come potrai avvicinarti a quell’amico che ogni volta che ti incontra ti fa notare che hai messo su qualche chilo? Fino a che il peso corporeo rimarrà una tua fragilità, una fonte di disagio, dolore o vergogna, sarà difficile per te accorciare le distanze dalla fonte del dolore, da quella relazione che va sempre a stimolare la tua “zona ipersensibile”.</p>



<p><strong>Se qualcuno ti ha colpito dove fa più male, puoi reagire in due modi diversi</strong>: potresti decidere di prendere le distanze e mantenerle il più a lungo possibile, oppure potresti cercare di comprendere perché abbia fatto così male.<br><strong>Forse non è tanto il colpo sferrato la fonte del dolore, quanto il punto debole che è stato colpito</strong>. Se non riconosciamo le nostre fragilità, se non capiamo che il dolore che ci è stato causato è stato così intenso perché siamo vulnerabili, allora non riusciremo mai a fortificarci. E <strong>se continueremo ad essere vulnerabili non riusciremo a riavvicinarci alla minaccia</strong>, non riusciremo a perdonare e riallacciare dei contatti intimi con chi ci ha feriti e potrebbe ancora farlo. Semplicemente non saremo pronti a prendere altri colpi. Se pensi che vorresti o dovresti riuscire a perdonare qualcuno che ti ha ferito ma non ci stai riuscendo, potresti farti alcune domande.<br>In che modo questa persona mi ha ferito? Per quale motivo non riesco a perdonarla? Potrebbe darsi che quel punto debole sia ancora nelle stesse condizioni? Potrebbe darsi che abbia paura di ricevere ancora gli stessi colpi? Ho risanato e fortificato le mie fragilità, o sono uguale a prima e non potrei sopportare altre ferite?</p>



<p><strong>Il perdono è la capacità di avvicinarsi alle persone che ci hanno ferito, accettando che potrebbero colpirci di nuovo</strong>; la differenza è che questa volta non avranno un punto debole da attaccare, perché riconoscendolo e lavorandoci lo avremo trasformato in un punto di forza.</p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex </p>
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		<title>Un&#8217;altra prospettiva</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 16:18:30 +0000</pubDate>
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<p>La prima cosa che facciamo, e che ho fatto anche io, leggendo un articolo del genere, è puntare il dito. Incolpare e accusare la mamma di essere una persona crudele ed insensibile nell&#8217;aver compiuto un gesto così agghiacciante: uccidere suo figlio.<br>Ma da ragazza della sua età, vorrei guardare il tutto da un punto di vista diverso, chiedendomi: come è giunta a compiere un gesto così estremo e quasi surreale?<br>Per quanto i ragazzi siano “bravi” a nascondere ai genitori ciò che vogliono, come può una mamma non accorgersi del terrore e del senso di smarrimento che provava sua figlia ogni giorno alzandosi da letto? Come può non essersi accorta del pancione per lunghi mesi, e addirittura del parto avvenuto nella stessa casa ?<br>Ciò che vedo è una ragazza giovane, sola e terrorizzata da qualcosa di molto più grande di lei.<br>Posso solo immaginare la paura e la disperazione che provava ogni giorno nel pensare che nessuno attorno a lei, neanche la sua stessa mamma, potesse comprenderla e sostenerla. Una ragazza completamente sola che ha dovuto portare un peso così grande sulle sue spalle per ben 9 mesi.<br>Dopo tutta questa sofferenza, ha affrontato il momento più doloroso e difficile della sua intera vita senza nessuno accanto: il parto. Forse tra urla silenziose e pianti, nel vedere quel bambino, è stata sommersa da così tanti pensieri e preoccupazioni da essere completamente accecata, con la conseguenza di un gesto così disumano.<br>Credo che l’uccisione del piccolo non sia stata solo frutto di quel breve istante, ma di mesi di dolore e paura.<br>Perciò mi domando: cosa sarebbe successo se questa giovane mamma avesse trovato anche una sola persona a cui appoggiarsi? Se avesse avuto anche un minimo di speranza?<br>Ovviamente non si può giustificare in alcun modo un gesto come questo.<br>Ma possiamo imparare comunque a comprendere il dolore del suo cuore e scegliere di “amarla”.<br>Voglio incoraggiarti ad essere attento alle persone che ti stanno attorno, ai tuoi figli o a i tuoi amici che forse stanno combattendo contro qualcosa di così grande, cercando disperatamente aiuto.</p>



<p>Articolo scritto da Jasmine || Redazione purex </p>
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		<title>Contraccettivi di emergenza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 16:50:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parlando di attualità e di tematiche all’ordine del giorno mi sono imbattuta in diversi articoli riguardanti l’uso appropriato ed efficace dei contraccettivi di emergenza. L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha da poco stabilito che non sarà più necessaria la prescrizione medica per dispensare, anche alle minorenni, l’ulipistral acetato. Ci riferiamo ad un farmaco impiegato nella&#8230;</p>
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<p><br>Parlando di attualità e di tematiche all’ordine del giorno mi sono imbattuta in diversi articoli riguardanti l’uso appropriato ed efficace dei contraccettivi di emergenza. L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha da poco stabilito che non sarà più necessaria la prescrizione medica per dispensare, anche alle minorenni, l’ulipistral acetato. Ci riferiamo ad un farmaco impiegato nella contraccezione di emergenza fino a cinque giorni dopo il rapporto non protetto, perché ritenuto uno “strumento altamente efficace”. In merito a questo credo sia indispensabile fare chiarezza su alcuni punti mancanti nei vari articoli che stanno circolando in rete.</p>



<p>Il contraccettivo di emergenza, se usato tempestivamente, permette di evitare gravidanze indesiderate. Si usa il termine &#8220;emergenza&#8221; per enfatizzare il fatto che vada usato solo occasionalmente e non in sostituzione al regolare metodo contraccettivo.Tra i metodi ormonali ad uso orale attualmente sono utilizzati: il levonorgestrel (somministrato già dal 2016 senza prescrizione medica) e l&#8217;ulipristal acetato, pillole da assumere il prima possibile a seguito del rapporto indesiderato. I preparati contenenti levonorgestrel devono essere assunti entro le 72 ore dal rapporto non protetto, mentre quelli contenenti ulipristal acetato devono essere assunti entro le 120 ore dallo stesso.<br>Se la donna non ha ovulato, cioè non ha avuto il rilascio degli ovuli (gameti femminili) in seguito alla rottura dei follicoli (involucri che contengono gli stessi ovuli al fine di garantirne la loro crescita e successiva maturazione), che prenda l’uno o che prenda l’altro è uguale, tuttavia il più attivo è l’ulipristal acetato.<br>Se un embrione, prima della formazione della placenta, non riceve progesterone, il cosiddetto ormone della gravidanza progettato per garantire le condizioni ottimali dell&#8217;utero durante la gestazione, non avrà possibilità di vascolarizzazione e di conseguenza si ridurranno le probabilità di sopravvivenza. Ricordiamoci che l&#8217;ulipristal è inibitore selettivo dei recettori del progesterone a differenza dell&#8217;altro che agisce reprimendo l&#8217;ovulazione, modificando la motilità della tuba uterina, interferendo con la fecondazione o inibendo l&#8217;impianto dell&#8217;ovulo fecondato.<br>Fatta questa premessa una donna che ha assunto ulipristal e che non ha ancora ovulato, bloccherà l’ovulazione come con un normale contraccettivo; se invece l’ovulazione avrà avuto luogo, l&#8217;effetto di inibizione sui recettori del progesterone, ostacolerà l&#8217;azione vascolarizzante sull’embrione impedendogli un normale sviluppo nell’utero. Di conseguenza, nonostante il farmaco funzioni, non è davvero conosciuto il meccanismo sottostante. Di fatto l’ulipristal può agire sia in maniera contraccettiva che intraccettiva impedendo la possibilità di sviluppo nell’utero materno del bambino per carenza di progesterone.<br>È corretto perciò definirlo metodo esclusivamente contraccettivo? Io direi sia solo una mezza verità.<br>Riassumo dicendo che sia che si assuma levonorgestrel che ulipristal acetato non si sa se si andrà incontro ad una contraccezione o ad un aborto. Se il farmaco viene assunto prima dell&#8217;ovulazione si avrà semplice contraccezione, se invece lo si assume dopo, questo può fortemente inibire l&#8217;impianto del bambino nell&#8217;utero, provocando un possibile aborto.<br>Per ulteriori chiarimenti abbiamo un professionista ginecologo come consulente, scrivete pure alla nostra redazione.<br></p>



<p>Fonti: http://www.popsci.it/canali-medicina/contraccezione-di-emergenza/efficacia-sicurezza-e-tollerabilita-della-contraccezione-demergenza-orale-dati-a-confronto.html?tck=FBE29D9A-E25C-4F97-9CFB-94C494019C03<br></p>



<p>Per ulteriori chiarimenti abbiamo un professionista ginecologo come consulente, scrivete pure alla nostra redazione.</p>



<p>Articolo scritto da Aby ||Redazione Purex</p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2020/10/15/contraccettivi-di-emergenza/">Contraccettivi di emergenza</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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		<title>L’aborto ai tempi del coronavirus</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/04/09/laborto-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 16:21:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I momenti di crisi di una società sono come ferite aperte in attesa di essere sanate. Eppure, non tutti sono ugualmente impressionabili di fronte al sangue. Accanto a coloro che si dedicano alla cura del male, molti altri si schierano in attesa di trovare opportunità. È il caso delle notizie di questi giorni relative al&#8230;</p>
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<p>I momenti di crisi di una società sono come ferite aperte in attesa di essere sanate. Eppure, non tutti sono ugualmente impressionabili di fronte al sangue. Accanto a coloro che si dedicano alla cura del male, molti altri si schierano in attesa di trovare opportunità. È il caso delle notizie di questi giorni relative al deficit nei sistemi sanitari dedicati alle interruzioni di gravidanza.<br>La piaga che infesta il nostro mondo ha paralizzato ogni cosa; dall’economia al mercato del lavoro, dalle attività ricreative, lo sport, il turismo, all’istruzione. Quest’evento, questa paresi globale, coinvolge in misura maggiore o minore ogni essere umano.<br><br>Fra le molte inevitabili carenze che la nostra società si trova costretta a gestire, l’interesse di molti si è focalizzato sulla temporanea indisponibilità del personale sanitario a dedicarsi ad attività di minore urgenza o gravità. <strong>La presunta assenza degli adeguati servizi dediti all’assistenza alle gravidanze indesiderate, è stata interpretata come una spinta a promuovere la possibilità di un aborto fai-da-te</strong>. In una lettera indirizzata al ministero della salute, è stato infatti chiesto di rendere il farmaco <em>RU-486 </em>accessibile a coloro che desiderino procedere con un aborto casereccio. <br>È importante precisare che il metodo farmacologico per l’interruzione volontaria della gravidanza si distingue in due fasi. La prima consiste nella somministrazione del <em>mifepristone </em>(<em>RU486</em>), che non può essere rilasciato senza controllo medico, in day hospital con invio al domicilio ma a stretto contatto con l’ospedale presso cui è avvenuta la somministrazione. Dopo 48 ore si procede con l’assunzione di <em>prostaglandine</em>, allo scopo di provocare contrazioni uterine, apertura del collo dell’utero e fuoriuscita del materiale deciduale ed embrionario. Durante entrambe le fasi sono possibili complicanze connesse a sanguinamenti inattesi. È quindi indispensabile un monitoraggio e l&#8217;assistenza medica in day hospital. Curiosamente, il decreto ministeriale del 30 marzo 2020, garantisce la continuità dei servizi dedicati all’interruzione di gravidanza. Non può certo trattarsi di un fraintendimento, essendo i firmatari della lettera figure centrali della politica italiana, consci della rilevanza che un decreto ministeriale possa rivestire, ancor più in un momento in cui il ministero della salute si trova sotto gli occhi di tutti.<br><br><strong>Non sorprenderebbe scoprire che una fase critica come quella che stiamo vivendo, possa essere interpretata da alcuni come l’onda perfetta, quella che si aspettava da tanto, quella da cavalcare per spalancare le porte alle proprie ideologie, a nuovi usi e consuetudini, come quello di poter abortire in casa con una semplice pillola.</strong><br>Le priorità e l’ordine dei valori di un individuo ne disegnano il futuro. Lo stesso accade per le società.<strong> Vogliamo veramente vivere in un mondo in cui, barricati in casa, inermi di fronte alle morti di innumerevoli esseri umani ed allo stravolgimento della vita di ciascuno, si dedichino le proprie risorse alla ricerca di un più accessibile strumento di inibizione della vita?</strong> Veramente fra le miriadi di emergenze che stiamo affrontando, questa richiede un intervento immediato?<br>Ci troviamo di fronte al grido conclamante di quali siano le priorità della nostra società. O almeno di una parte di essa.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Articolo scritto da Thomas  ||  Redazione Purex<br></p>
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		<title>Marcia per la vita 2020</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 17:29:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ero più giovane, un quesito “filosofico” cominciò a serpeggiare fra i miei compagni di classe, destando le incertezze di tutti: se un albero cade in mezzo alla foresta, dove nessuno può sentirne la caduta, fa comunque rumore? Al tempo pareva un vero e proprio enigma, un dilemma esistenziale da brividi. Nessuno di noi giunse&#8230;</p>
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<p>Quando ero più giovane, un quesito “filosofico” cominciò a serpeggiare fra i miei compagni di classe, destando le incertezze di tutti: se un albero cade in mezzo alla foresta, dove nessuno può sentirne la caduta, fa comunque rumore? Al tempo pareva un vero e proprio enigma, un dilemma esistenziale da brividi. Nessuno di noi giunse ad una conclusione definitiva.<br>Ripensandolo oggi, sono convinto che di filosofico o enigmatico tutto ciò abbia ben poco: si, se un albero cade fa rumore, anche se nessuno lo sente. Se è vero che la percezione è data dall’incontro della realtà esterna con una nostra realtà interna, è anche vero che quella realtà esterna rimarrà ciò che è, a prescindere da chi ne faccia o meno esperienza.<br></p>



<p>Ecco un altro enigma: se una vita inizia a prendere forma dove nessuno la può vedere, è comunque una vita? Credo che la risposta ad un tale &#8220;enigma&#8221; abbia poco a che fare con la filosofia. <br>Durante la Marcia per la Vita 2020, il presidente degli USA, Donald Trump, ha dichiarato: &#8220;<em>Quando vediamo l’immagine di un bambino nel grembo materno, vediamo la maestosità della creazione di Dio..</em>.&#8221;. <br>Oggi assistiamo a vere e proprie battaglie ideologiche per la supremazia culturale. Il campo di battaglia di questi scontri sono concetti estremamente delicati, come il caso di ciò che possa essere considerato o meno &#8220;vita&#8221;.  Negare il diritto alla crescita ad una categoria umana, solo perché ancora vincolata alle fasi dello sviluppo intrauterino, non è diverso dal negarlo ad un neonato. Se è vero che il fondamento biologico della vita  è la cellula, come possiamo negare che un organismo complesso in formazione sia una forma di vita?  Il diritto alla vita ed alla dignità è intrinseco alla vita stessa, non un premio per chi superi un qualche traguardo o per chi giunga a manifestare abbastanza somiglianze con un umano &#8220;finito&#8221;.<br> Molti si stanno mobilitando nella lotta per la difesa del diritto alla vita, anche per coloro che non hanno ancora una coscienza, o un&#8217;identità, e che aspettano che la vita stessa li guidi sulla via della &#8220;&#8230; maestosa creazione di Dio&#8221;.  La partecipazione alla Marcia per la Vita del presidente Trump, il primo presidente a partecipare a questo evento, ne è una dimostrazione. <br><br>Una delle caratteristiche più affascinanti della mente umana, è la sua capacità di rappresentare in sé stessa qualcosa che non è attualmente a portata di sensi. Eppure spesso questa capacità sembra vacillare, quando iniziamo a mettere in discussione tutto ciò che non possiamo cogliere con la nostra sensorialità. <br>Di fatto, questa capacità è il fondamento del pensiero stesso.</p>



<p>Spesso fatichiamo a percepire la meraviglia e la grandezza delle cose più semplici, perché nella loro semplicità vanno oltre alla nostra capacità di comprensione immediata. E’ il caso della vita, la prima cosa che conosciamo, ma l’ultima che riusciamo a capire. </p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Thomas  || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Miley Cyrus e la torta che ha scosso il web</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 15:27:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La parola aborto ormai, è sinonimo di dispute e guerre verbali. Così tante parole sono state dette, scritte e pronunciate in merito che il vero significato viene quasi dimenticato. Lo dimostra il fatto che, incuriosito dal titolo, hai aperto l’articolo e hai subito cercato parole chiave per carpirne la posizione. Esistono ormai solo un sì&#8230;</p>
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<p>La parola aborto ormai, è sinonimo di dispute e guerre verbali. Così tante parole sono state dette, scritte e pronunciate in merito che il vero significato viene quasi dimenticato. Lo dimostra il fatto che, incuriosito dal titolo, hai aperto l’articolo e hai subito cercato parole chiave per carpirne la posizione. <br>Esistono ormai solo un sì e un no, a favore o non e il tutto viene ovviamente sentenziato in modo piuttosto enfatico, senza mezzi termini, per entrambe le parti. </p>



<p><strong><a href="https://www.instagram.com/p/ByStizPJcO6/?igshid=ycymhl5rxnk2">La torta di Miley Cyrus sta girando il web</a></strong> ma,  l’ormai celebre insegna, ha in sé un comunicato molto più vasto di un semplice sì o no:  “<em>l’aborto è assistenza sanitaria</em>”; c’è da chiedersi quanti fra i 4.098.005 followers che hanno messo un like abbiano davvero compreso il senso. <br>A sostenerla infatti, è la Planned Parenthood, ovvero la federazione internazionale genitorialità pianificata. Ecco la parola chiave che stavi cercando, l’unica vera protagonista dell’era moderna: la pianificazione. </p>



<p style="color:#a33600" class="has-text-color"><strong>La parola stessa “</strong><em><strong>rimozione</strong></em><strong>” del feto infatti, strettamente legata ad un concetto di pianificazione, mi ricorda quella usata nel mondo digitale e dai social network: un click, un si, un no, un tag rimosso, un amico rimosso dal gruppo. Un feto rimosso. </strong></p>



<p>Il numero delle donne che abita il mondo, equivale forse all&#8217;altrettanto vasto numero di intrecci che convogliano continuamente fra la psiche e la fisicità femminile.  Credo infatti che fra ginecologia e psicologia, ci siano profonde e importanti storie  da raccontare e ogni donna che decide di abortire, ha dentro di sé un incomprensibile groviglio di sentimenti, emozioni e vissuti che sono indiscutibili. <br>Sarebbe impossibile descrivere in poche righe tutto quello che ognuna di loro cela nel suo intimo più recondito una volta giunta a questa decisione, e <strong>dietro ogni forma di aborto, ci sono lacrime invisibili.</strong> <br>Quelle lacrime forse sono gli unici manifesti che non saranno mai fotografati ne “<em>spammati” </em>dal web, perché scorrono silenziose nell’inconscio e nel vissuto profondo di una donna, in una scelta muta e rapida, che ha dovuto intraprendere per qualche ragione. </p>



<p class="has-text-color has-dark-gray-color"><strong>Anche nel cuore di questo movimento scorrono lacrime invisibili. Ma non le posteremo</strong>. <br>Lasceremo intendere quale sia la nostra posizione riscrivendo un famoso aforisma:</p>



<p><em><strong>Se “ogni volta che nasce un bambino nasce anche sua madre, ogni volta che ne muore uno, un pezzo del cuore di sua madre sarà incenerito con lui”</strong></em><strong>. </strong></p>



<p style="color:#a33600" class="has-text-color"><strong>Inutile negare l’ovvietà con grigie vie di mezzo. Perché il contrario della vita, è la morte.  </strong></p>



<p></p>



<p><em>articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>



<p><em>fonte: </em><a href="https://www.instagram.com/p/ByStizPJcO6/?igshid=ycymhl5rxnk2"><em>instagram.com</em></a></p>
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