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	<title>anima Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Il mito dell’amore</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 17:56:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando vogliamo comprendere più a fondo la natura di qualcosa, spesso tendiamo ad indagare su come fosse alle sue origini; come se pensassimo che la legittima essenza di ogni cosa nascesse con la cosa stessa, alterandosi e corrompendosi nel tempo e differenziandosi da sé stessa e dalla propria ragion d’essere.Se da un lato questo approccio&#8230;</p>
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<p>Quando vogliamo comprendere più a fondo la natura di qualcosa, spesso tendiamo ad indagare su come fosse alle sue origini; come se pensassimo che la legittima essenza di ogni cosa nascesse con la cosa stessa, alterandosi e corrompendosi nel tempo e differenziandosi da sé stessa e dalla propria ragion d’essere.<br>Se da un lato questo approccio ci permette di conoscere più a fondo le origini dei nostri oggetti di studio, dall’altro rischia di incastrarci in una prospettiva nichilista sulla realtà, in cui niente è come dovrebbe essere ed ogni cosa è corrotta e lontana dalla propria essenza.<br>A volte può avere più senso comprendere che la natura si evolve e si trasforma. Basti pensare a come la società umana nel corso dei millenni si sia distinta da quella originaria, senza per questo aver perso la propria natura umana. Ogni cosa si trasforma nel tempo.<br>Quando cerchiamo di comprendere più a fondo l’amore lo romantico, spesso facciamo la stessa cosa, cercando di risalire alle sue origini cronologiche. Quanto spesso si sentono “malinconiche considerazioni su come un tempo l’amore fosse più romantico”, gli uomini più cavalieri, le donne più raffinate, e via dicendo.<br></p>



<p>Potrei però scommettere che ai tempi di quei cavalieri e di quelle donne raffinate, non fosse raro ascoltare le “malinconiche considerazioni su come un tempo l’amore fosse più <em>questo o quello</em>”.<br>L’amore romantico, come ogni cosa, evolve con noi e con la società in cui viviamo. Questo non ne altera l’essenza, se non nei casi in cui si producano vere e proprie distorsioni. L’idea che l’amore possa essere violento &#8211; ad esempio &#8211; ben si discosta dalla concezione &#8211; non solo nella sua forma, ma nell’essenza stessa &#8211; dell’idea di amore; in quanto violento, l’amore cessa di essere tale, trasformandosi in violenza.<br>È da tenere a mente che abbiamo bisogno di modelli nella vita, ci serve sapere come le cose funzionano, e non c’è niente di meglio che una concezione pre-costruita e adottata in passato sulle cose, per aiutarci a giostrarci fra le confusionarie ed indefinite esperienze della vita.<br><br>L’amore romantico si costruisce a partire dall’incontro di due personalità uniche, di due storie personali che si intrecciano. Non esiste il modo giusto di corteggiare, di parlare o stare con la persona che hai scelto, anche se possono esistere i modi sbagliati. La tua storia d’amore deve nascere dall’incontro della tua essenza con quella del partner; ciò che nascerà avrà una forma propria, e sarà vostra responsabilità modellarla senza alterarne la natura. Quindi non cercare nella tua relazione il riflesso di miti antichi, perché probabilmente anch’essi sono stati a loro volta riflessi di miti precedenti. Cerca un amore che sia puro, che sia il riflesso di ciò che nasce dall’incontro di ciò che tu ed il partner siete.<br><br>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex<br> </p>
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		<title>L’AMORE NELLE FIABE DISNEY</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 21:29:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi non ha mai sognato un bel principe azzurro che rincorre la principessa e non si dà pace fino a che non l’ha trovata, per poi condurla con sé a palazzo?&#160; Magari non siamo tutti così romantici – o fans delle principesse Disney- ma conosciamo tutti queste fiabe in cui il principe, che sia azzurro&#8230;</p>
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<p><br>Chi non ha mai sognato un bel principe azzurro che rincorre la principessa e non si dà pace fino a che non l’ha trovata, per poi condurla con sé a palazzo?&nbsp;</p>



<p>Magari non siamo tutti così romantici – o fans delle principesse Disney- ma conosciamo tutti queste fiabe in cui il principe, che sia azzurro oppure no non importa, lotta con tutte le sue forze per difendere la principessa dal malvagio, salvarle la vita e sposarla. Ovviamente stiamo parlando di favole e non di vita di tutti i giorni; il palazzo molto probabilmente rimarrà un bel sogno e il titolo di principessa anche, però una cosa è certa: anche senza il riconoscimento regale, un uomo ha qualcosa da imparare dal nostro presunto principe, così come la donna dalla principessa. L’uomo nasce come corteggiatore, come colui che crea iniziativa, manifesta il proprio interesse e si fa avanti, mentre la donna nasce per essere corteggiata, facendosi desiderare e rimanendo anche un po’ distaccata, fino a quando non vede un vero e proprio interesse da parte del partner.  Oggi è veramente raro vedere questo, sembra quasi che i ruoli si siano scambiati, non è più il principe che va dietro la principessa, ma è la principessa che va dietro al principe. Dove sono finiti i principi di un tempo? Non avranno mica assaggiato tutti la mela stregata e si saranno addormentati aspettando che arrivi la Biancaneve coraggiosa a svegliarli?</p>



<p>Ad ogni donna piace essere corteggiata, anche se dimostra il contrario e assume il ruolo di corteggiatrice. Provate a immaginare Cenerentola che rincorre il principe, magari rischiando anche di inciampare perché correndo perde la scarpetta, oppure Aurora che sconfigge il drago e va poi a salvare il principe Filippo, che nel frattempo è caduto nella trappola pungendosi ad un arcolaio e si è addormentato nell’attesa del bacio che lo sveglierà…fa’ un pò strano pensare a questo scambio di ruoli, ma obiettivamente nella vita di tutti i giorni sta succedendo questo e la realtà è che le principesse sono stanche di prendere iniziative e vorrebbero riprendere il proprio posto di onore nel ricevere apprezzamenti, considerazioni, rose rosse, cioccolatini, cene a sorpresa, messaggi carini e chi più ne ha più ne metta.  La verità è che gli uomini devono tornare a fare i principi, ma le donne devono imparare a farsi trattare da principesse. Non è un problema di sonno, ma di mancanza di posizione all’interno del rapporto. </p>



<p>Perciò cari principi è ora di tornate ad occupare il vostro ruolo e corteggiate fino alla fine la vostra Cenerentola. Aladin cercherà la sua Jasmin, Erick la sua Ariel, il principe Filippo la sua Aurora, Eugene la sua Rapunzel. E se poi qualcuno si sente più simile alla Bestia o al ranocchio, non si deve preoccupare, come ci insegna il miglior Scrittore di storie: il vero amore può tutto, anche trasformare il peggio di noi in qualcosa di regale.                                                                                                                    E come si dice: Vissero per sempre felici e contenti. </p>



<p>Articolo scritto da Francesca || Redazione purex&nbsp;</p>
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		<title>Come il gender semplifica la realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 16:36:21 +0000</pubDate>
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<p>Uno fra i dibattiti più accesi nella società occidentale contemporanea &#8211; e non solo &#8211; riguarda l’identità di genere. Ne sentiamo continuamente parlare in termini di schieramenti, di lotte culturali, di prevaricazione, di diritti e di libertà. La teoria dell’identità di genere trova il proprio presupposto nell’idea che il genere di una persona sia slegato e svincolato dal suo sesso alla nascita. Inoltre, lo schema binario che la nostra società utilizza per definire l’identità di genere, ovvero maschile/femminile, sarebbe derivato da una costruzione artificiale, dunque socialmente determinato e scorretto.<br>I sostenitori della teoria del genere hanno esteso la possibilità di riconoscersi in un genere piuttosto che in un altro, a decine di categorie differenti tra cui agender, transgender, two-spirit, bigender, pangender, e molte altre.<br>Di cosa ci parla questa suddivisione? Perché abbiamo bisogno di così tanti generi?<br></p>



<p>L’uomo ha una naturale tendenza a creare categorie ed etichette per conoscere la realtà. Riconduciamo fenomeni, cose e persone a categorie che conosciamo, in modo da poter semplificare la nostra realtà e sentirci sicuri.<br>Forse il tentativo di diffusione della teoria del genere è legato al bisogno umano di mettere ordine in un mondo tanto caotico.<br>L’uomo ha la tendenza naturale a categorizzare ciò che incontra sul proprio cammino. La realtà è troppo ampia e complessa per poter essere conosciuta a fondo, ma inserire i fenomeni in un numero limitato di categorie ci permette di renderli riconoscibili e comprensibili. Conoscere ogni persona sulla base delle sue caratteristiche personali, si rivelerebbe troppo faticoso, quindi semplificare la realtà incasellando ogni persona in una o più categorie, ci permette di sentirci al sicuro, di credere di conoscere ciò che ci circonda e di poter prevedere il comportamento altrui. <br>Questo meccanismo non è sbagliato di per sé, ma diventa pericoloso quando ci spinge a concepire l’umanità in termini categorici, tralasciando l’importanza dell’individualità. Questo ci impedisce di riconoscere il valore di ogni singola persona per ciò che è, piuttosto che per le categorie di cui crediamo faccia parte.<br>Anche nel pensare a noi stessi spesso facciamo ricorso all’uso di categorie, e pensiamo a noi stessi anche in base alle etichette che possiamo attribuirci.<br>La bandiera arcobaleno è diventata il simbolo di questa concezione dell’umanità, e proprio come in un arcobaleno, a risaltare non sono le sfumature ma categorie di colori. Spesso la lotta per il riconoscimento e la legittimazione della diversità si trasforma silenziosamente nel suo esatto opposto, sfociando in tentativi di omologazione e categorizzazione, sminuendo, svalutando e mortificando la diversità e unicità di ogni essere umano e ricercando un’etichetta e una definizione alle quali le persone possano/debbano adeguarsi.<br></p>



<p>Per quanto riguarda l’idea di una separazione fra sesso biologico ed identità di genere, negare che la struttura genetica, ormonale e neurobiologica possa avere un influenza a priori rispetto a quella esercitata dalla società sullo sviluppo individuale, significa vedere solo ciò che si desidera. Da tempo è ormai riconosciuto il ruolo dell’interazione tra fattori genetici/biologici e ambientali nella strutturazione della personalità, e fingere che la biologia non abbia alcun ruolo nel determinare la struttura psichica degli individui, è perlomeno ingenuo.<br>Forse la cosa migliore sarebbe tollerare l’idea di non conoscere, accettare che il mondo umano sia fatto di sfumature di personalità e che incasellarle in categorie significhi semplicemente sopprimere la libertà umana di essere ciò che si è. Accettare gli altri significa imparare ad amarli come persone, per ciò che sono e non per una bandiera che sventola sulla loro testa.<br></p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex</p>
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		<title>It ain’t me babe</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 11:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Allontanati dalla mia finestraVattene alla velocità che sceglierai tuNon sono quello che vuoi, Non sono quello di cui hai bisognoDici che cerchi qualcuno che non è mai debole ma sempre fortePer proteggerti e difenderti Sia che tu abbia ragione o tortoQualcuno che ti apra ogni portaMa non sono io, No, no, no, non sono ioNon sono io quello&#8230;</p>
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<p><em>“Allontanati dalla mia finestra<br>Vattene alla velocità che sceglierai tu<br>Non sono quello che vuoi, <br>Non sono quello di cui hai bisogno<br>Dici che cerchi qualcuno che non è mai debole ma sempre forte<br>Per proteggerti e difenderti <br>Sia che tu abbia ragione o torto<br>Qualcuno che ti apra ogni porta<br>Ma non sono io, <br>No, no, no, non sono io<br>Non sono io quello che cerchi.”</em><br></p>



<p>Cantava così Johnny cash nella sua canzone: “<em>It ain’t me babe</em>”, brano folk che esprime un concetto molto importante; La nostra società è alla costante ricerca della perfezione, del sublime e dell’eccellenza. In fin dei conti non c’è nulla di male in questo, se non l’ossessione che si rischia di sviluppare durante questa caccia. La nostra attenzione è facilmente richiamata verso ciò che può migliorarci la vita: il facile, il veloce, l’accessibile, l’economico. Non si vuole qui svalutare la ricerca di tali facilità, ma richiamare l’attenzione su quelli che sono concetti prioritari. <br>Johnny dice che, se la ragazza in questione cerca qualcuno che non è mai debole ma sempre forte, allora quella persona non è lui; se cerca qualcuno che le apra ogni porta, allora lui le consiglia di allontanarsi dalla sua finestra. Questo fa riflettere, e pensandoci è facile essere d’accordo con lui.§<br>Nemmeno io vorrei vivere con questo peso, questa responsabilità: sapere che si cercano in me determinate caratteristiche, sapere di essere rinchiusa in una bolla di aspettative da soddisfare, mette ansia. O forse quello che davvero mette d’accordo con il pensiero di Johnny, è il semplice fatto che quest’amore sia condizionato. <br></p>



<p><strong>Se invece imparassimo ad amare? Io credo che per poter amare profondamente una persona sia necessario conoscerla a fondo, vederla in tutte le sue sfaccettature. </strong>Per arrivare a questo traguardo, credo sia fondamentale concedersi la libertà d’essere. <br>Permettere a l’altra persona di essere sé stessa non è scontato, a volte viene negato e implicitamente proibito dalle aspettative che vi riponiamo. Se imparassimo a ricevere quello che ci viene dato e ad apprezzarlo in ogni suo dettaglio, permetteremmo a l’altra persona di potersi riprendere quello che è in eccesso, ma le permetteremmo anche di poter aggiungere quello che era stato trattenuto. <strong>Se solo imparassimo a donarci libertà, forse ci conosceremmo veramente, e allora potremmo fare la cosa più importante: scegliere o meno l’amore.</strong> Perché in fondo è una decisione: una scelta, razionale e consapevole, di accettarsi per quello che si è, di comprendersi, per poi migliorarsi insieme, senza aspettative futili e irreali. <br></p>



<p>Concludo questa riflessione facendo eco al mio cuore: <strong>abbiate pazienza con le persone, siate misericordiosi, non arrendetevi con loro, ma amatele: quando non se lo meritano, amatele; quando vi feriranno, amatele; guardate in faccia le loro colpe, i loro sbagli e amatele.</strong><br>Il mio libro preferito dice “<em>l’amore vince ogni cosa</em>” e in un mondo dalle certezze rare, spesso aspre ed amare, mi tengo stretta questa. </p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Abbie  ||  Redazione Purex</em></p>
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		<title>Noa ha scelto di morire</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 14:41:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 2 giugno si è spenta in Olanda la 17enne Noa Pothoven; non appena riportato l’accaduto dal portale olandese “Het Laatse Nieuws”, sul web si è scatenato un giro di notizie sui fatti, accompagnate anche da leggere distorsioni sul reale svolgimento degli eventi. La prima ondata di notizie secondo cui a Noa sarebbe stata&#8230;</p>
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<p>Lo scorso 2 giugno si è spenta in Olanda la 17enne Noa Pothoven; non appena riportato l’accaduto dal portale olandese “Het Laatse Nieuws”, sul web si è scatenato un giro di  notizie sui fatti, accompagnate anche da leggere distorsioni sul reale svolgimento degli eventi.  <br>La prima ondata di notizie secondo cui a Noa sarebbe stata concessa l’eutanasia dallo stato olandese a causa di una grave depressione dovuta agli abusi sessuali subiti, sarebbe successivamente stata smentita. La ragazza, infatti, si sarebbe lasciata morire di fame in casa propria, sotto assistenza medica e in compagnia della propria famiglia.<br><br>Nonostante la divisione tra chi sostiene il diritto di disporre liberamente della propria vita e chi invece contesta tale diritto, la notizia ha indubbiamente lasciato senza fiato tutta l’opinione pubblica. La storia di una ragazza che a soli 17 anni decide di porre fine alla propria esistenza perché non riesce più a sentirsi viva, genera un enorme senso di fallimento.  E solleva molti interrogativi.<br><strong>La prima domanda che sorge spontanea è: perché? Perché in quello che dovrebbe essere il momento più entusiasmante della propria vita</strong>, Noa non riusciva a liberarsi da quel dolore che la opprimeva a tal punto da farle desiderare di smettere di vivere? Perché nessuno è riuscito ad aiutarla a uscire da questo tunnel? Perché nessuno è riuscito a farle cambiare idea?<br>Adesso che il fatto è compiuto viene istintivo cercare di capire chi abbia la responsabilità di tale gesto: lo Stato, che non le ha fornito un’adeguata assistenza medica nella depressione, oppure la famiglia, i genitori che silenziosamente l’hanno accompagnata in questa scelta?<br><br><strong>Questa tragedia mi porta a riflettere su quanti o quante Noa Pothoven quotidianamente incontriamo senza nemmeno saperlo, mentre siamo travolti dal vortice degli impegni quotidiani e dei nostri problemi personali, piccoli o grandi che siano.</strong><br> La depressione, il più grave male dell’uomo moderno, si muove silenzioso mietendo un numero sempre maggiore di vittime, complice l’indifferenza e lo “stordimento” provocato dall’enorme quantità di cose inutili e superficiali verso le quali ormai rivolgiamo la nostra attenzione. Quando ad essere colpiti sono i più giovani, quando vediamo un numero crescente di suicidi tra gli adolescenti, allora iniziamo a pensare &#8211; con timore- che il problema potrebbe avere dimensioni più grandi di quel che pensiamo.<br><br>Nonostante gli enormi progressi in ambito medico, la depressione è una di quelle malattie che spesso non ha una cura. Ci troviamo disarmati di fronte ad un dolore tanto grande, a delle domande accompagnate da ferite tanto profonde a cui non siamo in grado di dare una risposta. Allora forse diventa più semplice alzare le mani e accettare la nostra impotenza dicendo che in fondo ognuno di noi ha il diritto di disporre della propria vita come meglio crede. Così scegliamo di accompagnare queste persone verso l’unica soluzione possibile per smettere di soffrire: la morte.<br><br>E in fondo è la verità che noi come esseri umani non abbiamo risposte alle domande più difficili della nostra esistenza, che non siamo in grado di curare le ferite che vengono inferte al nostro cuore durante il cammino. <em>Bisognerebbe ricordare a noi stessi e a chi soffre, che la vita ha un valore inestimabile e che un rimedio al dolore esiste.</em> <br>Basterebbe in mezzo al caos, ricordarsi di guardare in alto, a colui che 2000 anni fa ha deposto la propria vita per liberarci dal dolore e dalla morte: <strong>Gesù</strong>.<br><br><em><br>Articolo scritto da Giorgia || Redazione Purex</em></p>
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		<title>I RISCHI DELLA GESTIONE DELL’IMMAGINE</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 16:15:58 +0000</pubDate>
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<p>Qualche giorno fa durante una cena a casa dei miei, non ricordo come, ci siamo trovati a parlare dei nomi di persona e dei rispettivi significati. Non sapevo che per mio padre avrei dovuto chiamarmi Ines. <br>“Perché questo nome?”, gli chiesi e lui rispose: “Perché avrei voluto che tu fossi un’artista di grande talento nel campo musicale e volevo già darti un nome fuori dal comune ma, tua madre non ha voluto e così ti chiami Francesca”. Devo ammettere che il nome Ines mi sarebbe piaciuto molto perché poi, sbirciando sul web, ho visto che il suo significato è “<em>casta, pura</em>” ma poi mi soffermai sul perché mio padre avrebbe voluto darmi quel nome. </p>



<p><strong>Credo che sia una realtà molto diffusa nella società di oggi quella di creare un’immagine della famiglia che viene poi trasmessa ai figli e alle generazioni successive, un’immagine che però molto spesso risulta essere una distorsione della realtà. </strong>Genitori che si presentano ai figli come individui perfetti che non sbagliano mai, oppure genitori che vogliono scrivere il destino dei propri figli in base a quelle che sono le loro aspirazioni da piccoli e che non sono riusciti a portare avanti nella propria vita, creando in questo modo nei figli una pressione e un peso che non dovrebbero portare. Mio padre voleva che io diventassi un’artista nel campo musicale perché era la sua aspirazione quando era piccolo e non essendoci arrivato sicuramente avrebbe voluto che io portassi avanti il suo sogno che però non è mai stato il mio. Si tratta di gestire delle immagini o etichette che noi o i nostri familiare abbiamo creato e che molto spesso non ci riguardano perché siamo chiamati a qualcosa di molto più grande di tutto questo. </p>



<p>Questa tendenza diventa molto spesso più intensa e direi distruttiva nel matrimonio, nell’amicizia o, come dicevo prima, nel rapporto genitori-figli e quando un coniuge o i figli diventano estensioni di noi stessi, sono costretti a sopportare un peso che non è mai stato loro. E’ una dinamica tossica per le relazioni. </p>



<p>Siamo chiamati a costruire intorno a noi relazioni <strong>pure, sane, vere,</strong> dove la <strong>trasparenza</strong> e la <strong>sincerità</strong> formano la base solida di un rapporto, qualsiasi esso sia (amicizia, matrimonio, rapporti di lavoro…), per questo abbiamo bisogno di dare un nome a questa immagine o meglio, a questa maschera. Conoscere questa abitudine è importante perché inizierai subito a riconoscere il momento in cui lo fai e solo così ci potrai lavorare. </p>



<p>Non c’è bisogno di matrimoni perfetti, figli perfetti, famiglie perfette, amicizie perfette; c’è solo bisogno di <strong>purezza e trasparenza nelle relazioni</strong>. Il nostro scopo è ben più alto: sperimentare un <strong>amore puro</strong> privo di interessi personali, di aspirazioni sbagliate, di benefici percepiti o ambizioni proprie.</p>



<p>Questo è quello a cui siamo chiamati, non per poi confrontarci con gli altri e vedere se ci stiamo riuscendo o meno, ma bensì per vivere a pieno la nostra missione che è quella di impiantare una cultura di purezza. <br></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Francesca  || Redazione Purex</em></p>
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		<title>AL CUORE NON SI COMANDA</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 15:05:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre pensato che la vita sarebbe più semplice se funzionassimo a pulsanti, se al posto della sola forza di volontà avessimo dei bottoncini per controllare le emozioni. Sarebbe tutto più semplice. Meno fatica, meno dolore. E invece no, Dio ci ha creati esseri umani, non robot che funzionano a comando. Menomale! C’è un detto&#8230;</p>
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<p>Ho sempre pensato che la vita sarebbe più semplice se funzionassimo a pulsanti, se al posto della sola forza di volontà avessimo dei bottoncini per controllare le emozioni. Sarebbe tutto più semplice. Meno fatica, meno dolore. E invece no, Dio ci ha creati esseri umani, non robot che funzionano a comando. Menomale!<br><br>C’è un detto popolare che dice “al cuore non si comanda”, non ne conosco la provenienza, ma chiunque ha messo in giro questa voce non sapeva molto come gestire le emozioni. O forse era solo più comodo pensarla così. <strong>Siamo bravi a giustificarci quando si tratta dei nostri sentimenti, è più facile convincerci che non siamo responsabili di ciò che proviamo. </strong> Sì, forse non lo siamo, ma lo diventiamo quando le nostre emozioni finiscono per ferirci o per ferire altri e noi non facciamo nulla per contenerle. <br>Calma. Non le sto denigrando, fatemi spiegare. Se Dio le ha create c’è un motivo. Emozionarsi è bello, amare qualcuno tanto da sentire lo stomaco stringersi non è sbagliato, ma ci sono momenti in cui le nostre emozioni prendono il sopravvento in situazioni sbagliate. Ed è in lì che la nostra razionalità deve tenere le redini del nostro cuore per frenarlo, razionalità ed emozioni devono camminare insieme e aiutarsi a vicenda. <strong>Più impariamo a prendere il controllo dei nostri sentimenti, più le nostre relazioni miglioreranno.</strong><br></p>



<p>Credo che sia possibile controllare le nostre azioni, anche se il nostro cuore ci dice di agire in un altro modo. Siamo noi a dominare le nostre emozioni, non il contrario. Geremia 17:9 dice che <em>“il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa”</em>. Non siate permissivi con il vostro cuore, potrebbe ingannarvi, fate in modo che la vostra testa possa essere un filtro per le emozioni che provate.<br><br>È vero che Dio ci ha dato un cuore per provare sentimenti, ma ci ha anche dato un cervello per capire quando ascoltarli e quando non farlo.<br><strong>La verità è che al cuore si comanda eccome, basta volerlo.</strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Veronica || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Miley Cyrus e la torta che ha scosso il web</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 15:27:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La parola aborto ormai, è sinonimo di dispute e guerre verbali. Così tante parole sono state dette, scritte e pronunciate in merito che il vero significato viene quasi dimenticato. Lo dimostra il fatto che, incuriosito dal titolo, hai aperto l’articolo e hai subito cercato parole chiave per carpirne la posizione. Esistono ormai solo un sì&#8230;</p>
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<p>La parola aborto ormai, è sinonimo di dispute e guerre verbali. Così tante parole sono state dette, scritte e pronunciate in merito che il vero significato viene quasi dimenticato. Lo dimostra il fatto che, incuriosito dal titolo, hai aperto l’articolo e hai subito cercato parole chiave per carpirne la posizione. <br>Esistono ormai solo un sì e un no, a favore o non e il tutto viene ovviamente sentenziato in modo piuttosto enfatico, senza mezzi termini, per entrambe le parti. </p>



<p><strong><a href="https://www.instagram.com/p/ByStizPJcO6/?igshid=ycymhl5rxnk2">La torta di Miley Cyrus sta girando il web</a></strong> ma,  l’ormai celebre insegna, ha in sé un comunicato molto più vasto di un semplice sì o no:  “<em>l’aborto è assistenza sanitaria</em>”; c’è da chiedersi quanti fra i 4.098.005 followers che hanno messo un like abbiano davvero compreso il senso. <br>A sostenerla infatti, è la Planned Parenthood, ovvero la federazione internazionale genitorialità pianificata. Ecco la parola chiave che stavi cercando, l’unica vera protagonista dell’era moderna: la pianificazione. </p>



<p style="color:#a33600" class="has-text-color"><strong>La parola stessa “</strong><em><strong>rimozione</strong></em><strong>” del feto infatti, strettamente legata ad un concetto di pianificazione, mi ricorda quella usata nel mondo digitale e dai social network: un click, un si, un no, un tag rimosso, un amico rimosso dal gruppo. Un feto rimosso. </strong></p>



<p>Il numero delle donne che abita il mondo, equivale forse all&#8217;altrettanto vasto numero di intrecci che convogliano continuamente fra la psiche e la fisicità femminile.  Credo infatti che fra ginecologia e psicologia, ci siano profonde e importanti storie  da raccontare e ogni donna che decide di abortire, ha dentro di sé un incomprensibile groviglio di sentimenti, emozioni e vissuti che sono indiscutibili. <br>Sarebbe impossibile descrivere in poche righe tutto quello che ognuna di loro cela nel suo intimo più recondito una volta giunta a questa decisione, e <strong>dietro ogni forma di aborto, ci sono lacrime invisibili.</strong> <br>Quelle lacrime forse sono gli unici manifesti che non saranno mai fotografati ne “<em>spammati” </em>dal web, perché scorrono silenziose nell’inconscio e nel vissuto profondo di una donna, in una scelta muta e rapida, che ha dovuto intraprendere per qualche ragione. </p>



<p class="has-text-color has-dark-gray-color"><strong>Anche nel cuore di questo movimento scorrono lacrime invisibili. Ma non le posteremo</strong>. <br>Lasceremo intendere quale sia la nostra posizione riscrivendo un famoso aforisma:</p>



<p><em><strong>Se “ogni volta che nasce un bambino nasce anche sua madre, ogni volta che ne muore uno, un pezzo del cuore di sua madre sarà incenerito con lui”</strong></em><strong>. </strong></p>



<p style="color:#a33600" class="has-text-color"><strong>Inutile negare l’ovvietà con grigie vie di mezzo. Perché il contrario della vita, è la morte.  </strong></p>



<p></p>



<p><em>articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>



<p><em>fonte: </em><a href="https://www.instagram.com/p/ByStizPJcO6/?igshid=ycymhl5rxnk2"><em>instagram.com</em></a></p>
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		<title>L&#8217;impatto del porno su matrimonio e famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2019 18:33:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È appurato che nel 56% dei casi di divorzio un membro della coppia manifestava un’ossessione per il porno, basterebbe questo dato per far riflettere i più scettici in materia e proprio per loro vogliamo riportare alcuni aspetti sviluppati attraverso studi ed esperienze personali. È stato più volte dimostrato che il consumo di pornografia danneggia il&#8230;</p>
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<p>È appurato che <strong>nel 56% dei casi di divorzio un membro della coppia manifestava un’ossessione per il porno</strong>, basterebbe questo dato per far riflettere i più scettici in materia e proprio per loro vogliamo riportare alcuni aspetti sviluppati attraverso studi ed esperienze personali.</p>



<p>È stato più volte dimostrato che<strong> il consumo di pornografia danneggia il cervello</strong>, gli analisti del consumo massivo di porno (eh si, anche io non sapevo esistessero) concludono che la dipendenza dalla pornografia causa devastazioni nelle relazioni di coppia, matrimoni e famiglie. Giusto per citare alcuni effetti dannosi all’interno di una coppia, per i più realisti e privi di fantasia, troviamo: egoismo, isolamento, infedeltà, insoddisfazione matrimoniale, sfiducia, svalutazione della donna, distruzione dell’autostima, depressione, stress e ansia.</p>



<p><strong>La pornografia non ha altro obiettivo da parte del consumatore che il piacere personale ed egoista, a spese del degrado degli altri</strong>. L’uomo sposato che ne fa uso tende ad isolarsi sviluppando un minore interesse nella normale relazione sessuale, nell’apprezzare i valori morali, spirituali, affettivi e umani della moglie e inizia a concentrarsi principalmente sull’aspetto fisico, riducendosi a vivere una doppia vita fatta di bugie e segreti. Allo stesso tempo le mogli sviluppano profonde ferite psicologiche, caratterizzate da sentimenti di tradimento, sfiducia, devastazione emotiva e rabbia, cominciano a sentirsi poco attrattive o sessualmente insoddisfatte. In alcuni casi, perché i loro stessi mariti le colpevolizzano di essere “chiuse a nuove esperienze sessuali” e che si concentrano più sulla famiglia che sulle necessità del proprio partner, arrivano alla depressione.</p>



<p>Un altro effetto devastante che può scaturire da questa dipendenza scatena nel matrimonio è la violenza sessuale (indiretta), che è uno dei modi in cui si esercita la “violenza domestica o interfamiliare”.</p>



<p>Ci sono poi alcuni fattori che influenzano entrambi i coniugi, rosicchiando le fondamenta del matrimonio. Come l’insoddisfazione, la perdita di interesse nella relazione e l’infedeltà.<strong> Il matrimonio va così riducendosi progressivamente solo alla sfera sessuale, che si fa sempre più violenta e insoddisfacente.</strong> Inizia qui ad insinuarsi il dubbio del valore del matrimonio come istituzione, diventando sempre più un’alternativa facoltativa alle nostre relazioni.</p>



<p>Isolamento, incertezze e mancanza di comunicazione all’interno del matrimonio conducono, prima o poi, alla morte dello stesso, tradotta con il divorzio.</p>



<p>In conclusione, <strong>la pornografia è un fenomeno che degrada e danneggia profondamente l’essere umano e in particolare la donna, che spesso è il principale oggetto pornografico</strong>. La pornografia cambia completamente la concezione autentica dell’uomo e della donna, produce insensibilità negli squilibri psichici, etico-morali e legali. Aumenta l’ostilità e la violenza individuale e sociale, specialmente quella relazionata all’attività sessuale (si può vedere nelle statistiche degli stupri), provoca tendenze autodistruttive e infine può indurre al suicidio.</p>



<p>Non è impossibile uscire ed evitare tutto questo, non è impossibile lottare per qualcosa che ha davvero valore. <strong>Qualsiasi sia la tua situazione oggi, chiedi aiuto e ricorda: non sei solo a lottare</strong>. Non lo sei mai stato e mai lo sarai.<br></p>



<p></p>



<p>Articolo scritto da Mauro || Redazione Purex<br></p>
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		<title>I deserti dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 10:17:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente senza che mi si chieda mai scusa. È questione di tattica: devo fare la sostenuta? Se uno mi piace, io non ho voglia di nasconderlo. Forse è questione di dignità. Se mi lascio fare questo, mi voglio proprio poco bene.<br />
</em><em>Eppure l’emozione del messaggino la preferisco al deserto della mia solitudine. (G.P.)&#8221;</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Antoine De Saint-Exupéry affermò: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ garantito che non raggiungeremo mai questo grado di perfezione, ma <span style="color: #993300;">perché ci sentiamo così inappagati? Perché abbiamo bisogno costantemente di aggiungere nuove emozioni alla nostra vita? Perché, pur di gridare la nostra esistenza al mondo, siamo disposti a farci usare, piuttosto che farci amare?</span><br />
</span>Forse è questione di dignità<b><i>. </i></b>Sì, forse. Perché la nostra anima è così affamata di attenzioni, tanto che è disposta a tutto pur di saziarsi, sfoggiando attitudini mai pensate. Interpretiamo parti per cui non siamo portati, attirando <i>“giostre di tormenti senza fine”</i>, perdiamo la testa per qualcuno di inarrivabile che spaccia il proprio banale ed ingombrante narcisismo per profondità di pensiero.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai sappiamo come andranno a finire tutte queste storie, eppure siamo diventati così indifferenti, che sfociamo in un comodo masochismo autocommiserante.<br />
</span><strong>Abbiamo così tanto bisogno di essere amati per curare il nostro cuore da ferite mai guarite, che preferiamo <i>“l’emozione del messaggino al deserto della nostra solitudine”</i></strong><span style="font-weight: 400;"><strong>.</strong> Diventiamo vulnerabili ed instancabilmente disponibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando la nostra ricerca diventerà disinteressata, inizieremo a guardare dentro di noi con sincerità e non più agli altri con giudizio ed invidia; quando smetteremo di appoggiarci alle stampelle di standard scadenti che questa società offre per iniziare a camminare verso l’autenticità e l’integrità di uomini e donne veri, allora troveremo un equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Non potremo mai amare qualcuno, se prima non amiamo noi stessi.</strong> E quando lo faremo, non avremo più bisogno di “</span><i><span style="font-weight: 400;">complimenti che costano poco e che a volte non valgono di più</span></i><span style="font-weight: 400;">”, come suggerisce Jovanotti.</span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Fonte: <a href="https://www.vanityfair.it/vanity-stars/massimo-gramellini/2018/01/24/fingere-amore-oscar-rubrica-massimo-gramellini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vanityfair.it</a></span></em></p>
<p><em>Scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
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