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	<title>bambini Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Unicef: ci sei o ci fai ?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 17:01:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È di qualche giorno fa la notizia secondo cui, per l’Unicef, la pornografia non sarebbe necessariamente dannosa per bambini e adolescenti.Il rapporto presentato, e già modificato, a sostegno di questa illuminante affermazione, utilizza strumenti di verifica online i cui parametri vanno dall&#8217;età ai diritti all’infanzia andando così a creare cinque macroaree tematiche: gioco d’azzardo, pornografia,&#8230;</p>
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<p>È di qualche giorno fa la notizia secondo cui, per l’Unicef, la pornografia non sarebbe necessariamente dannosa per bambini e adolescenti.<br>Il rapporto presentato, e già modificato, a sostegno di questa illuminante affermazione, utilizza strumenti di verifica online i cui parametri vanno dall&#8217;età ai diritti all’infanzia andando così a creare cinque macroaree tematiche: gioco d’azzardo, pornografia, giochi online, social media e materiali pedopornografici.<br><br>L&#8217;agenzia dell’Onu sostiene che esistano contenuti classificabili come pornografici ma, in presenza di restrizioni legate all’età, questi stessi contenuti potrebbero &#8220;negare ai bambini l’accesso a materiali di vitale importanza per la loro educazione sessuale&#8221; (p. 35). Più avanti, il rapporto dell’Unicef esorta a non escludere i bambini dalle informazioni online su «salute sessuale e riproduttiva» (espressione comprendente l’aborto), «includendo le risorse per un’educazione Lgbtq» (p. 39).<br>Insomma, tanto vale avvicinare i bambini alla droga o all&#8217;alcool in virtù di questa educazione cosiddetta “preventiva”, secondo i signori dell’Unicef.<br>Siamo sicuri, però, che la prevenzione non debba avere dei limiti concettuali proprio perché siamo di fronte ad un pubblico ( quello dei bambini) estremamente plasmabile? Siamo sicuri che dietro questa educazione preventiva non si celi un’educazione esortativa, in grado di spingere il fanciullo ad imitare a tutti i costi i modelli standardizzati presentatigli? Siamo certi che per l’ennesima volta non si stia ignorando l’interesse dei più piccoli per dar prevalenza alle nuove spinte ideologiche?<br></p>



<p>Sono sdegnato e schifato che l&#8217;idea di pochi stia contagiando ed espandendosi a macchia d&#8217;olio, lasciando un segno indelebile nella cultura socio &#8211; politica dei nostri giorni. Non si può permettere l’esposizione di un bambino a materiale pornografico e, vogliamo ricordare all&#8217;Unicef, che esistono svariate tesi e diversa letteratura sugli effetti drammatici che ne deriverebbero a tale esposizione. Non posso accettare che un branco di pervertiti esiga di delineare tali linee guida per far crescere le prossime generazioni. Una volta, per accedere ad un materiale del genere, dovevi nasconderti ed inventare mille scuse al giornalaio. Oggi, invece, chi si oppone a quanto detto dall’Onu, finisce con l’essere bigotto e uno sfigato conservatore che non capisce che i tempi cambiano. Certo, i tempi cambiano, e con loro a quanto pare anche il buon senso e l&#8217;intelligenza umana!<br>Mi permetto inoltre di aggiungere che inutile è divenuto nascondere la fragilità emergente delle figure genitoriali di oggi, incapaci di prendersi le proprie responsabilità come singoli, incoscienti nel delegare sempre più a terzi l&#8217;intera crescita dei propri figli.<br>Qualche anno fa una decisione del genere avrebbe scatenato il putiferio; adesso la incassiamo con rassegnata stanchezza. Siamo di fronte ad un ulteriore segnale di arresa di quel gruppo di valori che un tempo hanno definito l’uomo e la sua coscienza e che ora abbracciano inermi il politicamente corretto.</p>



<p>Fonti: https://lanuovabq.it/it/se-lunicef-non-riconosce-che-la-pornografia-e-un-male</p>



<p>Articolo scritto da Mauro || Redazione purex </p>
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		<title>Per Elisa</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 11:13:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lunedì 15 marzo sarebbe nata Elisa. Perché scrivo questo post ? Credetemi, non è per attirare commenti sdolcinati e nemmeno per assembrare un pò di like sotto il mio profilo. Non ne ho bisogno e, se anche ne avessi, non userei certo lei per ottenere un po&#8217; di approvazione.Sono spinta, piuttosto, dal desiderio di esprimere&#8230;</p>
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<p>Lunedì 15 marzo sarebbe nata Elisa.                                                                                                                                                                                                                Perché scrivo questo post ? Credetemi, non è per attirare commenti sdolcinati e nemmeno per assembrare un pò di like sotto il mio profilo. Non ne ho bisogno e, se anche ne avessi, non userei certo lei per ottenere un po&#8217; di approvazione.<br>Sono spinta, piuttosto, dal desiderio di esprimere quello che provo rivolgendomi a coloro che svalutano l&#8217;aborto sminuendo tutto ciò che irreversibilmente accade nella sensibilità di una madre.<br>Scrivo perché facebook mi chiede a cosa sto pensando e il mio pensiero, da qualche giorno, porta il suo nome.<br></p>



<p>Mi sono accorta di come, pur avendo superato il dolore e pur avendo continuato a riempire la mia quotidianità di obiettivi e traguardi da raggiungere, un figlio non si cestina come la bozza di una poesia mal riuscita.<br>Il pensiero di Elisa é balenato nella mia coscienza all&#8217;improvviso, pochi giorni fa: é piombata di nuovo nei miei sogni senza chiedermi il permesso, si é appoggiata fra le sensazioni del mio corpo. Una carezza dolorosa ha sfiorato la mia pancia da dentro, mentre pensavo ad altro.<br>Il calendario allora, con una spiegazione logica, mi ha ricordato che in questi giorni avrei finalmente poggiato mia figlia sul mio cuore meravigliandomi del suo battito sulla superfice della mia pelle.<br>Il pensiero é diventato quindi sempre più solido, fino a farsi partorire nuovamente dai miei ricordi.<br>Ecco perché scrivo, reduce di una profonda e intima riflessione: avrò altri figli, si. Avrò altre date da festeggiare e palloncini da comprare con i numeri dei loro primi compleanni, ma il 15 marzo, in qualche modo, é indelebilmente segnato dal suo nome: Elisa. Il compleanno che festeggerò sempre da sola, tra le viscere dei miei ricordi silenziosi.<br></p>



<p>Non so se mi capiterà di pensare a lei ogni quindicesimo giorno di marzo, ma ho capito che il mio esserle madre prescinde ogni forma di razionale negazione.<br>Un breve post per urlare agli avanguardisti che l&#8217;aborto non cancellerà il nome né il ricordo di un figlio. Ho compreso e constatato come anche l&#8217;aborto abbia un tremendo potere generativo. Se non darà luce ad un bimbo, farà nascere comunque un&#8217;evocazione perpetua, un amara ricorrenza, un&#8217;indelebile sensazione di morte.<br>Come si può pensare di cancellare la maternità dal corpo di una donna come se fosse un brufolo da schiacciare o un&#8217;imperfezione da togliere? Concepire un figlio segnerà la storia del genitore in modo implacabile: un rimedio clinico, qualsiasi esso sia, non potrà impedire alle cellule intessute nei suoi organi di essere spurgate via come un rifiuto.<br>Un figlio é un figlio.<br></p>



<p>Non é una coincidenza di cui disfarsi, la deformazione di una realtà ben programmata, né tantomeno un evento da rimandare ad un momento migliore.<br>E ora parlo a te, che seguendo i lasciti femministi della nostra storia hai iniziato a chiamare &#8220;diritto&#8221; la sua crudele uccisione.<br>Un figlio non é meno figlio nel primo trimestre solo perché ancora non ha la forma perfetta di bambino. La medicina stessa si contraddice nel dargli un nome impersonale, quasi negandogli un identità umana.<br>Feto, embrione o bambino che sia, una pasticca non basterà a liberarti della sua persona: immaginerai il suo volto anche quando infastidita ti costringerai a non farlo; ricorderai vagamente il suo compleanno mai verificatosi anche se non vorrai; saprai che sarà per sempre una parte indissolubile di te, anche se non gli darai mai la possibilità di respirare. Sappi che la morte si comporta sempre nello stesso modo in questa vita: lascia un vuoto, un buco sulla terra che non si può riempire con un&#8217;esistenza diversa da quella deceduta. Se ogni lutto ha il peso di una tomba nel cuore, la sepoltura di tuo figlio vivo potrebbe essere il tuo eterno tormento.</p>



<p>Lettera di Fiorella || Redazione purex </p>
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		<title>Un&#8217;altra prospettiva</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 16:18:30 +0000</pubDate>
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<p>La prima cosa che facciamo, e che ho fatto anche io, leggendo un articolo del genere, è puntare il dito. Incolpare e accusare la mamma di essere una persona crudele ed insensibile nell&#8217;aver compiuto un gesto così agghiacciante: uccidere suo figlio.<br>Ma da ragazza della sua età, vorrei guardare il tutto da un punto di vista diverso, chiedendomi: come è giunta a compiere un gesto così estremo e quasi surreale?<br>Per quanto i ragazzi siano “bravi” a nascondere ai genitori ciò che vogliono, come può una mamma non accorgersi del terrore e del senso di smarrimento che provava sua figlia ogni giorno alzandosi da letto? Come può non essersi accorta del pancione per lunghi mesi, e addirittura del parto avvenuto nella stessa casa ?<br>Ciò che vedo è una ragazza giovane, sola e terrorizzata da qualcosa di molto più grande di lei.<br>Posso solo immaginare la paura e la disperazione che provava ogni giorno nel pensare che nessuno attorno a lei, neanche la sua stessa mamma, potesse comprenderla e sostenerla. Una ragazza completamente sola che ha dovuto portare un peso così grande sulle sue spalle per ben 9 mesi.<br>Dopo tutta questa sofferenza, ha affrontato il momento più doloroso e difficile della sua intera vita senza nessuno accanto: il parto. Forse tra urla silenziose e pianti, nel vedere quel bambino, è stata sommersa da così tanti pensieri e preoccupazioni da essere completamente accecata, con la conseguenza di un gesto così disumano.<br>Credo che l’uccisione del piccolo non sia stata solo frutto di quel breve istante, ma di mesi di dolore e paura.<br>Perciò mi domando: cosa sarebbe successo se questa giovane mamma avesse trovato anche una sola persona a cui appoggiarsi? Se avesse avuto anche un minimo di speranza?<br>Ovviamente non si può giustificare in alcun modo un gesto come questo.<br>Ma possiamo imparare comunque a comprendere il dolore del suo cuore e scegliere di “amarla”.<br>Voglio incoraggiarti ad essere attento alle persone che ti stanno attorno, ai tuoi figli o a i tuoi amici che forse stanno combattendo contro qualcosa di così grande, cercando disperatamente aiuto.</p>



<p>Articolo scritto da Jasmine || Redazione purex </p>
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		<title>L’aborto ai tempi del coronavirus</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/04/09/laborto-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 16:21:43 +0000</pubDate>
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<p>I momenti di crisi di una società sono come ferite aperte in attesa di essere sanate. Eppure, non tutti sono ugualmente impressionabili di fronte al sangue. Accanto a coloro che si dedicano alla cura del male, molti altri si schierano in attesa di trovare opportunità. È il caso delle notizie di questi giorni relative al deficit nei sistemi sanitari dedicati alle interruzioni di gravidanza.<br>La piaga che infesta il nostro mondo ha paralizzato ogni cosa; dall’economia al mercato del lavoro, dalle attività ricreative, lo sport, il turismo, all’istruzione. Quest’evento, questa paresi globale, coinvolge in misura maggiore o minore ogni essere umano.<br><br>Fra le molte inevitabili carenze che la nostra società si trova costretta a gestire, l’interesse di molti si è focalizzato sulla temporanea indisponibilità del personale sanitario a dedicarsi ad attività di minore urgenza o gravità. <strong>La presunta assenza degli adeguati servizi dediti all’assistenza alle gravidanze indesiderate, è stata interpretata come una spinta a promuovere la possibilità di un aborto fai-da-te</strong>. In una lettera indirizzata al ministero della salute, è stato infatti chiesto di rendere il farmaco <em>RU-486 </em>accessibile a coloro che desiderino procedere con un aborto casereccio. <br>È importante precisare che il metodo farmacologico per l’interruzione volontaria della gravidanza si distingue in due fasi. La prima consiste nella somministrazione del <em>mifepristone </em>(<em>RU486</em>), che non può essere rilasciato senza controllo medico, in day hospital con invio al domicilio ma a stretto contatto con l’ospedale presso cui è avvenuta la somministrazione. Dopo 48 ore si procede con l’assunzione di <em>prostaglandine</em>, allo scopo di provocare contrazioni uterine, apertura del collo dell’utero e fuoriuscita del materiale deciduale ed embrionario. Durante entrambe le fasi sono possibili complicanze connesse a sanguinamenti inattesi. È quindi indispensabile un monitoraggio e l&#8217;assistenza medica in day hospital. Curiosamente, il decreto ministeriale del 30 marzo 2020, garantisce la continuità dei servizi dedicati all’interruzione di gravidanza. Non può certo trattarsi di un fraintendimento, essendo i firmatari della lettera figure centrali della politica italiana, consci della rilevanza che un decreto ministeriale possa rivestire, ancor più in un momento in cui il ministero della salute si trova sotto gli occhi di tutti.<br><br><strong>Non sorprenderebbe scoprire che una fase critica come quella che stiamo vivendo, possa essere interpretata da alcuni come l’onda perfetta, quella che si aspettava da tanto, quella da cavalcare per spalancare le porte alle proprie ideologie, a nuovi usi e consuetudini, come quello di poter abortire in casa con una semplice pillola.</strong><br>Le priorità e l’ordine dei valori di un individuo ne disegnano il futuro. Lo stesso accade per le società.<strong> Vogliamo veramente vivere in un mondo in cui, barricati in casa, inermi di fronte alle morti di innumerevoli esseri umani ed allo stravolgimento della vita di ciascuno, si dedichino le proprie risorse alla ricerca di un più accessibile strumento di inibizione della vita?</strong> Veramente fra le miriadi di emergenze che stiamo affrontando, questa richiede un intervento immediato?<br>Ci troviamo di fronte al grido conclamante di quali siano le priorità della nostra società. O almeno di una parte di essa.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Articolo scritto da Thomas  ||  Redazione Purex<br></p>
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		<title>Educazione sessuale</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 16:13:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Otis è un liceale che, istruito fin da piccolo da sua madre, si occupa di sessuologia all'interno del suo istituto curando le relazioni dei suoi compagni. La trama di questa serie tanto in voga, non fa che svolgersi intorno ai consigli di sessuologia che Otis trasmette ai suoi coetanei sotto pagamento. Sembrerebbe che l'idea di&#8230;</p>
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<pre class="wp-block-preformatted"> <br><br> Otis è un liceale che, istruito fin da piccolo da sua madre, si occupa di sessuologia all'interno del suo istituto curando le relazioni dei suoi compagni. <br>La trama di questa serie tanto in voga, non fa che svolgersi intorno ai consigli di sessuologia che Otis trasmette ai suoi coetanei sotto pagamento.  <br><br><strong>Sembrerebbe che l'idea di una tv con contenuti educativi sia un ricordo ormai lontano come il bianco e il nero</strong>; tutto ciò che passa il grande schermo ora, punta all'intrattenimento e pur di tenere tanti occhi puntati su di sé, si presta a qualsiasi tipo di  contenuto. <br>Non importa se gli adolescenti che seguiranno questa serie verranno educati sessualmente da un personaggio inventato, né tanto meno importa se a vedere questa fiction siano i bambini fra i nove e i dodici anni. Importa solo che la statistica degli spettatori cresca e che la casa cinematografica si arricchisca.  <br><strong>La sessualità, intanto, si deteriora spogliandosi sempre più del suo reale valore</strong>; si abusa di lei, se ne fa propaganda, si vende su uno schermo. Se educassimo davvero queste nuove generazioni ad una sessualità sana, forse sentiremo molte meno notizie agghiaccianti in tv, i matrimoni inizierebbe a durare qualche anno in più e, magari, si registrerebbero anche meno abusi.  <br><br><strong>Adoro chiudere gli occhi e pensare che un esercito di giovani con una simbolica  medaglietta "Purex" appesa al collo stia cambiando il mondo vincendo il male con il bene </strong>ma, quando vedo il successo di una serie tv come questa, penso che il numero di quei giovani debba crescere a dismisura per <strong>creare una cultura che sia completamente controcorrente e realmente educativa</strong>; una cultura che metta un reale faro luminoso sulla sessualità, per mostrare come davvero, nella sua bellezza unica, sia stata creata per essere perfetta come ineguagliabilmente lo è il suo artefice.  <br><br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> <em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em> <br></pre>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>


<p><!--EndFragment--><br>
<br>
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		<title>I RISCHI DELLA GESTIONE DELL’IMMAGINE</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 16:15:58 +0000</pubDate>
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<p>Qualche giorno fa durante una cena a casa dei miei, non ricordo come, ci siamo trovati a parlare dei nomi di persona e dei rispettivi significati. Non sapevo che per mio padre avrei dovuto chiamarmi Ines. <br>“Perché questo nome?”, gli chiesi e lui rispose: “Perché avrei voluto che tu fossi un’artista di grande talento nel campo musicale e volevo già darti un nome fuori dal comune ma, tua madre non ha voluto e così ti chiami Francesca”. Devo ammettere che il nome Ines mi sarebbe piaciuto molto perché poi, sbirciando sul web, ho visto che il suo significato è “<em>casta, pura</em>” ma poi mi soffermai sul perché mio padre avrebbe voluto darmi quel nome. </p>



<p><strong>Credo che sia una realtà molto diffusa nella società di oggi quella di creare un’immagine della famiglia che viene poi trasmessa ai figli e alle generazioni successive, un’immagine che però molto spesso risulta essere una distorsione della realtà. </strong>Genitori che si presentano ai figli come individui perfetti che non sbagliano mai, oppure genitori che vogliono scrivere il destino dei propri figli in base a quelle che sono le loro aspirazioni da piccoli e che non sono riusciti a portare avanti nella propria vita, creando in questo modo nei figli una pressione e un peso che non dovrebbero portare. Mio padre voleva che io diventassi un’artista nel campo musicale perché era la sua aspirazione quando era piccolo e non essendoci arrivato sicuramente avrebbe voluto che io portassi avanti il suo sogno che però non è mai stato il mio. Si tratta di gestire delle immagini o etichette che noi o i nostri familiare abbiamo creato e che molto spesso non ci riguardano perché siamo chiamati a qualcosa di molto più grande di tutto questo. </p>



<p>Questa tendenza diventa molto spesso più intensa e direi distruttiva nel matrimonio, nell’amicizia o, come dicevo prima, nel rapporto genitori-figli e quando un coniuge o i figli diventano estensioni di noi stessi, sono costretti a sopportare un peso che non è mai stato loro. E’ una dinamica tossica per le relazioni. </p>



<p>Siamo chiamati a costruire intorno a noi relazioni <strong>pure, sane, vere,</strong> dove la <strong>trasparenza</strong> e la <strong>sincerità</strong> formano la base solida di un rapporto, qualsiasi esso sia (amicizia, matrimonio, rapporti di lavoro…), per questo abbiamo bisogno di dare un nome a questa immagine o meglio, a questa maschera. Conoscere questa abitudine è importante perché inizierai subito a riconoscere il momento in cui lo fai e solo così ci potrai lavorare. </p>



<p>Non c’è bisogno di matrimoni perfetti, figli perfetti, famiglie perfette, amicizie perfette; c’è solo bisogno di <strong>purezza e trasparenza nelle relazioni</strong>. Il nostro scopo è ben più alto: sperimentare un <strong>amore puro</strong> privo di interessi personali, di aspirazioni sbagliate, di benefici percepiti o ambizioni proprie.</p>



<p>Questo è quello a cui siamo chiamati, non per poi confrontarci con gli altri e vedere se ci stiamo riuscendo o meno, ma bensì per vivere a pieno la nostra missione che è quella di impiantare una cultura di purezza. <br></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Francesca  || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Miley Cyrus e la torta che ha scosso il web</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 15:27:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La parola aborto ormai, è sinonimo di dispute e guerre verbali. Così tante parole sono state dette, scritte e pronunciate in merito che il vero significato viene quasi dimenticato. Lo dimostra il fatto che, incuriosito dal titolo, hai aperto l’articolo e hai subito cercato parole chiave per carpirne la posizione. Esistono ormai solo un sì&#8230;</p>
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<p>La parola aborto ormai, è sinonimo di dispute e guerre verbali. Così tante parole sono state dette, scritte e pronunciate in merito che il vero significato viene quasi dimenticato. Lo dimostra il fatto che, incuriosito dal titolo, hai aperto l’articolo e hai subito cercato parole chiave per carpirne la posizione. <br>Esistono ormai solo un sì e un no, a favore o non e il tutto viene ovviamente sentenziato in modo piuttosto enfatico, senza mezzi termini, per entrambe le parti. </p>



<p><strong><a href="https://www.instagram.com/p/ByStizPJcO6/?igshid=ycymhl5rxnk2">La torta di Miley Cyrus sta girando il web</a></strong> ma,  l’ormai celebre insegna, ha in sé un comunicato molto più vasto di un semplice sì o no:  “<em>l’aborto è assistenza sanitaria</em>”; c’è da chiedersi quanti fra i 4.098.005 followers che hanno messo un like abbiano davvero compreso il senso. <br>A sostenerla infatti, è la Planned Parenthood, ovvero la federazione internazionale genitorialità pianificata. Ecco la parola chiave che stavi cercando, l’unica vera protagonista dell’era moderna: la pianificazione. </p>



<p style="color:#a33600" class="has-text-color"><strong>La parola stessa “</strong><em><strong>rimozione</strong></em><strong>” del feto infatti, strettamente legata ad un concetto di pianificazione, mi ricorda quella usata nel mondo digitale e dai social network: un click, un si, un no, un tag rimosso, un amico rimosso dal gruppo. Un feto rimosso. </strong></p>



<p>Il numero delle donne che abita il mondo, equivale forse all&#8217;altrettanto vasto numero di intrecci che convogliano continuamente fra la psiche e la fisicità femminile.  Credo infatti che fra ginecologia e psicologia, ci siano profonde e importanti storie  da raccontare e ogni donna che decide di abortire, ha dentro di sé un incomprensibile groviglio di sentimenti, emozioni e vissuti che sono indiscutibili. <br>Sarebbe impossibile descrivere in poche righe tutto quello che ognuna di loro cela nel suo intimo più recondito una volta giunta a questa decisione, e <strong>dietro ogni forma di aborto, ci sono lacrime invisibili.</strong> <br>Quelle lacrime forse sono gli unici manifesti che non saranno mai fotografati ne “<em>spammati” </em>dal web, perché scorrono silenziose nell’inconscio e nel vissuto profondo di una donna, in una scelta muta e rapida, che ha dovuto intraprendere per qualche ragione. </p>



<p class="has-text-color has-dark-gray-color"><strong>Anche nel cuore di questo movimento scorrono lacrime invisibili. Ma non le posteremo</strong>. <br>Lasceremo intendere quale sia la nostra posizione riscrivendo un famoso aforisma:</p>



<p><em><strong>Se “ogni volta che nasce un bambino nasce anche sua madre, ogni volta che ne muore uno, un pezzo del cuore di sua madre sarà incenerito con lui”</strong></em><strong>. </strong></p>



<p style="color:#a33600" class="has-text-color"><strong>Inutile negare l’ovvietà con grigie vie di mezzo. Perché il contrario della vita, è la morte.  </strong></p>



<p></p>



<p><em>articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>



<p><em>fonte: </em><a href="https://www.instagram.com/p/ByStizPJcO6/?igshid=ycymhl5rxnk2"><em>instagram.com</em></a></p>
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		<title>Fiabe moderne e… principi confusi.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 17:10:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;. Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato. “Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;.<br />
Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato.</p>
<p>“Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia di un postino che che svolge il mestiere della cicogna e porta in giro i bebé da consegnare alle famiglie di simpatici animali. A volte però si sbaglia, così mamma e papà pinguini si vedono recapitare un coccodrillo, che viene accolto nella loro famiglia già composta da un camaleonte, un’oca ed una tartaruga.<br />
Ma andiamo oltre: “Perché hai due mamme?” è la storia autobiografica di una coppia gay che va in Olanda a fare l’inseminazione,un argomento piuttosto impegnativo per essere una favola per bambini. “Qual è il segreto di papà” è quella su cui ancora sto riflettendo per cercare di trovare un minimo di sfumature pedagogiche: vede come protagonisti due bambini che hanno i genitori separati e si interrogano preoccupati su quale sia il segreto che loro padre tiene nascosto. Alla fine, scopriranno che non è né un ladro né un bandito, ma è semplicemente innamorato di un maschio!<br />
Dunque, cosa si vuole trasmettere ai bambini con una scoperta di questo tipo, non del tutto chiaro, ma andrei avanti con la storiella che ho trovato più simpatica: &#8220;Piccolo blu e piccolo giallo”, due affettuosi colori che si abbracciano così forte da mescolare le loro identità diventando entrambi verdi per sempre.</p>
<p>Da educatrice, riflettevo e mi chiedevo quale fosse l&#8217;obiettivo specifico dell&#8217;insegnamento che libri come questi vorrebbero propinare.<br />
<span style="color: #993300">I libri di favole, una volta, erano quelli nei quali veniva depositata una specifica morale</span>: &#8220;Se sarai così buona, anche per te arriverà il momento di diventare una principessa&#8221; o &#8220;Se lavori, avrai sempre da mangiare come la formichina laboriosa&#8221;. La favola d&#8217;altronde, è sempre stata una specifica forma di linguaggio metaforico per bambini, volto a favorire lo sviluppo sano del loro mondo interiore e dei loro contenuti inconsci oltre a  migliorare le loro abilità cognitive, emotive e relazionali.<br />
Ma accendendo la Tv e guardando un programma odierno di cartoni animati o semplicemente analizzando le favole sopra citate, percepisco una lieve nota di regresso nella moralità sociale. Unioni mescolate, fluidità insana nelle relazioni, semplicità estrema nei contenuti e principi educativi ormai del tutto inesistenti.<br />
Come sarà dunque il dialogo interno di un bambino che cresce con cartoni animati piuttosto demenziali e moderne favole “gender” in cui si ripete continuamente e solamente che tutti si amano indistintamente? Abbiamo anche altri principi da tramandare, o bisogna chiedersi se gli adulti stessi stiano diventando così privi di contenuti da non aver nulla di meglio da insegnare raccontando?</p>
<p>Ricordo che l&#8217;esito positivo delle fiabe che amavo da bambina (e credetemi sono sempre più felice di essere nata nel 1988), era quasi sempre la ricompensa in risposta ad un atto coraggioso che i protagonisti dovevano compiere e come questi finali spronassero i piccoli lettori ad avere fiducia in loro stessi e nella vita, a non tirarsi indietro e a dare il loro massimo per le cose in cui credevano.<br />
Ma <span style="color: #993300">il mondo emotivo dei bambini di oggi, sembra permeato dello sdoganamento di concetti politicamente complessi, venduti come qualcosa di estremamente semplificato alle menti più giovani.<br />
</span>L&#8217;obiettivo, più che educativo, sembrerebbe propagandistico, &#8220;benvenuti al mondo bambini, non preoccupatevi, non ci sono più il brutto e il cattivo, la femminilità e la virilità, le azioni buone o cattive&#8230; Tutto sta nell&#8217;amare chi vuoi, essere come vuoi, fare come vuoi&#8221;.</p>
<p>Come Bruner  ben affermava nel &#8217;91, &#8220;Il racconto è una forma convenzionale che viene trasmessa culturalmente, è il mezzo attraverso cui costruiamo la nostra realtà sociale e stabiliamo il nostro rapporto con gli altri&#8221;.<br />
<strong>Ecco la realtà che vedo in cantiere: fluidità e identità sdruccevoli.<br />
</strong>Sembra tutto così avanguardistico per i genitori e gli insegnanti moderni! Pochi però, riflettono su quello che quei bambini diventeranno crescendo: saranno davvero educati affettivamente?</p>
<p>D&#8217;altronde è stato loro insegnato che è tutto così magicamente fluido! Un clima di libertà davvero originale, se non stesse costruendo le sue strade moderne sulle tombe degli antichi valori occultandoli per sempre.<br />
Lo vedo nelle notizie, ma lo leggo anche negli occhi dei bambini e dei ragazzi che mi vengono affidati quando vado a lavorare: <strong>credo che si stia  creando una generazione dalla consistenza della  carta e la comunicazione sembra essere così  semplificata e scivolosa, che temo stia divenendo irreversibilmente liquida.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
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