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	<title>Bibbia Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Relazioni tossiche: cosa sono e come riconoscerle.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 13:18:21 +0000</pubDate>
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<p>Tutti conoscono per esperienza diretta quanto intricato e complesso sia il mondo delle relazioni. L’uomo è una creatura sociale, non perché ama fare aperitivo con gli amici, ma per via della tendenza innata ad interagire con altri individui. Non a caso, la mente umana inizia a svilupparsi proprio all’interno di una relazione, quella con i genitori. Sono molte le ricerche che hanno messo in evidenza la necessità dell’uomo, fin dai suoi primi giorni, di ricevere cure affettive per poter sopravvivere e crescere in salute. Siamo impregnati di relazionalità fin dalla nascita, e una volta adulti manteniamo la necessità di interagire con altri individui; una dipendenza in questo senso non deve preoccuparci, essendo parte integrante del nostro patrimonio genetico.<br>Esistono però soglie che non dovrebbero essere varcate. Alcune di queste relazioni infatti, invece di apportare qualcosa di buono in noi, edificandoci e rendendoci migliori, ci prosciugano, ci impoveriscono e ci intossicano. <strong>Le relazioni tossiche sono così definite proprio per via della loro capacità di intossicare la mente, la vita emotiva e relazionale di un individuo.</strong><br>La loro diffusione è spesso sottovalutata a causa dell’incapacità di riconoscerne una, e ancor più di accettare di esserne coinvolti.<br><br>Tutti abbiamo sperimentato almeno una volta una relazione poco benefica o addirittura dannosa. Le relazioni tossiche portano questa eventualità all’estremo. Come un virus sfrutta un organismo vivente per prosperare, così le relazioni tossiche mettono facilmente radice in quelle situazioni di fragilità emotiva e relazionale che spesso ci si trascina fin dall’infanzia.<br>Il termine “tossico” ci aiuta a comprendere la natura di queste relazioni: malevole, velenose, logoranti. <strong>Alcuni elementi possono aiutarci a comprendere se stiamo vivendo una relazione tossica.</strong><br>Ovviamente la presenza di uno o pochi di questi segnali non deve spingerci automaticamente a categorizzare la nostra relazione come tossica, ma possono essere campanelli d’allarme che ci aiutino a riconoscere che qualcosa non stia funzionando nel migliore dei modi.<br><strong>La mancanza di fiducia e la diffidenza</strong>, che spesso sfociano in veri e propri comportamenti ossessivi di controllo, rappresentano un segnale importante. La fiducia è fondamentale per poter convivere serenamente. <strong>Anche il rispetto</strong> è fra le più importanti fondamenta di una relazione sana. Senza rispetto non c’è amore, non c’è amicizia, non c’è relazione. Ciò include comportamenti aggressivi, violenza, insulti, costanti giudizi negativi e tentativi di prevaricazione. Oltre a ciò, <strong>il supporto, la reciprocità, l’equità e la vicinanza emotiva sono ingredienti base di una relazione</strong>. Se senti di dare molto ma di non ricevere in maniera proporzionata al tuo sforzo, o se la relazione è diventata troppo asimmetrica, come se al centro di tutto ci fosse sempre e solo l’altro, è necessario fare un check-up e capire cosa non vada. Lo stesso può valere se ci si sente costantemente soli a causa del disinteresse dell’altro (attenzione a riconoscere quando la propria solitudine provenga effettivamente dalla relazione e non sia invece una costante della propria interiorità, nel qual caso sarebbe utile indagarne le radici).<br>Quando una relazione è zuppa di sentimenti ed emozioni negative come rabbia, frustrazione, angoscia, paura, vergogna, senza lasciare abbastanza spazio a felicità, pace, fiducia, sostegno, crescita ed incoraggiamento, potrebbe essere utile interrogarsi sul perché ciò accada e se valga veramente la pena di continuare.<br><strong>Il disinteresse è un forte indice del fatto che qualcosa non stia funzionando. </strong>Quando si stabilisce una relazione, è necessario che ciascuna delle parti sia ugualmente coinvolta. Comportamenti centrati sempre e solo su sé stessi, mancanza di comunicazione, l’eccessivo distanziamento o il desiderio di evitare di incontrarsi, indicano un disinteresse da parte dell’altro.<br><br>Infine, possiamo riferirci ai caratteri generali di una buona relazione. <strong>Una relazione sana ti fa sentire amato, felice, libero di scegliere e di agire, ti fortifica, ti incoraggia, supporta e arricchisce la tua vita relazionale e sociale. </strong>Se una relazione ti rende costantemente infelice, triste, arrabbiato, solo, insoddisfatto, allora potrebbe essere l’ora di prendere le distanze.<br>Le relazioni sono ponti fra il mondo che ci circonda e quello dentro di noi. Custodire il proprio cuore significa anche riconoscerne i nemici, ed in alcuni casi è necessario che alcuni ponti vengano abbattuti, prima che sia tardi. </p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Thomas || Redazione Purex</em></p>
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		<title>L’aborto ai tempi del coronavirus</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/04/09/laborto-ai-tempi-del-coronavirus/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 16:21:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I momenti di crisi di una società sono come ferite aperte in attesa di essere sanate. Eppure, non tutti sono ugualmente impressionabili di fronte al sangue. Accanto a coloro che si dedicano alla cura del male, molti altri si schierano in attesa di trovare opportunità. È il caso delle notizie di questi giorni relative al&#8230;</p>
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<p>I momenti di crisi di una società sono come ferite aperte in attesa di essere sanate. Eppure, non tutti sono ugualmente impressionabili di fronte al sangue. Accanto a coloro che si dedicano alla cura del male, molti altri si schierano in attesa di trovare opportunità. È il caso delle notizie di questi giorni relative al deficit nei sistemi sanitari dedicati alle interruzioni di gravidanza.<br>La piaga che infesta il nostro mondo ha paralizzato ogni cosa; dall’economia al mercato del lavoro, dalle attività ricreative, lo sport, il turismo, all’istruzione. Quest’evento, questa paresi globale, coinvolge in misura maggiore o minore ogni essere umano.<br><br>Fra le molte inevitabili carenze che la nostra società si trova costretta a gestire, l’interesse di molti si è focalizzato sulla temporanea indisponibilità del personale sanitario a dedicarsi ad attività di minore urgenza o gravità. <strong>La presunta assenza degli adeguati servizi dediti all’assistenza alle gravidanze indesiderate, è stata interpretata come una spinta a promuovere la possibilità di un aborto fai-da-te</strong>. In una lettera indirizzata al ministero della salute, è stato infatti chiesto di rendere il farmaco <em>RU-486 </em>accessibile a coloro che desiderino procedere con un aborto casereccio. <br>È importante precisare che il metodo farmacologico per l’interruzione volontaria della gravidanza si distingue in due fasi. La prima consiste nella somministrazione del <em>mifepristone </em>(<em>RU486</em>), che non può essere rilasciato senza controllo medico, in day hospital con invio al domicilio ma a stretto contatto con l’ospedale presso cui è avvenuta la somministrazione. Dopo 48 ore si procede con l’assunzione di <em>prostaglandine</em>, allo scopo di provocare contrazioni uterine, apertura del collo dell’utero e fuoriuscita del materiale deciduale ed embrionario. Durante entrambe le fasi sono possibili complicanze connesse a sanguinamenti inattesi. È quindi indispensabile un monitoraggio e l&#8217;assistenza medica in day hospital. Curiosamente, il decreto ministeriale del 30 marzo 2020, garantisce la continuità dei servizi dedicati all’interruzione di gravidanza. Non può certo trattarsi di un fraintendimento, essendo i firmatari della lettera figure centrali della politica italiana, consci della rilevanza che un decreto ministeriale possa rivestire, ancor più in un momento in cui il ministero della salute si trova sotto gli occhi di tutti.<br><br><strong>Non sorprenderebbe scoprire che una fase critica come quella che stiamo vivendo, possa essere interpretata da alcuni come l’onda perfetta, quella che si aspettava da tanto, quella da cavalcare per spalancare le porte alle proprie ideologie, a nuovi usi e consuetudini, come quello di poter abortire in casa con una semplice pillola.</strong><br>Le priorità e l’ordine dei valori di un individuo ne disegnano il futuro. Lo stesso accade per le società.<strong> Vogliamo veramente vivere in un mondo in cui, barricati in casa, inermi di fronte alle morti di innumerevoli esseri umani ed allo stravolgimento della vita di ciascuno, si dedichino le proprie risorse alla ricerca di un più accessibile strumento di inibizione della vita?</strong> Veramente fra le miriadi di emergenze che stiamo affrontando, questa richiede un intervento immediato?<br>Ci troviamo di fronte al grido conclamante di quali siano le priorità della nostra società. O almeno di una parte di essa.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Articolo scritto da Thomas  ||  Redazione Purex<br></p>
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		<title>Distanti, ma vicini a Dio.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 11:22:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#60;&#60;Hanno bestemmiato, urlato, odiato. Hanno sputato sulla natura, usato il mare come una discarica. Rotto le leggi della vita. Hanno insultato il vento, ucciso i propri genitori, maledetto i figli. Hanno violentato la bellezza, distrutto l’innocenza, frantumato l’infanzia Piangendo, poi hanno detto “Dio è morto”&#62;&#62; “Dio non c’è”, mi ha detto ieri una persona mentre&#8230;</p>
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<p><em>&lt;&lt;Hanno bestemmiato, urlato, odiato. Hanno sputato sulla natura, usato il mare come una discarica. Rotto le leggi della vita. Hanno insultato il vento, ucciso i propri genitori, maledetto i figli. Hanno violentato la bellezza, distrutto l’innocenza, frantumato l’infanzia Piangendo, poi hanno detto “Dio è morto”&gt;&gt;</em><br></p>



<p><em>“Dio non c’è”</em>, mi ha detto ieri una persona mentre affermavo il contrario, <em>“Dio non avrebbe permesso tutto questo… Guardati intorno!”</em>&nbsp; Le ho risposto più o meno la stessa cosa: l’ho invitata a guardarsi intorno.&nbsp;<br><strong>È facile guardare il disastro di una pandemia e prendersela con Dio quando fino a poco tempo fa nessuno si preoccupava</strong> di pensare alla morte, alla brevità della vita, ad un Dio al quale arrendersi o a leggi da rispettare. Ognuno correva per la sua strada senza preoccuparsi dell’altro; ognuno interagiva solo ed esclusivamente con se stesso. Oggi lo scenario diventa empatico, umanitario, sociale e persino altruista perché dove la morte incombe, si sa, la vita resuscita.&nbsp;<br><strong>Oggi le relazioni conservano la distanza di sicurezza, ma non hanno mai avuto tanta vicinanza emotiva</strong>, si indossano mascherine ma ci si abbraccia con gli occhi. Si parla tutti della stessa cosa, si va nella stessa direzione, si fanno dichiarazioni comuni scrivendo ovunque che “<em>andrà tutto bene</em>” e così ci si sente l’uno più vicino all’altro. Con tutte queste finestre chiuse, c’è un disperato bisogno di aprire quelle virtuali per appagare ogni desiderio di contatto. Anche questo, Dio, l’aveva ben immaginato e creato: il contatto.&nbsp;</p>



<p>L’avevamo dimenticato da tempo, troppo presi da quel famoso individualismo. Davvero credi che Dio non ci sia?&nbsp; Aveva già da tempo affidato a noi le relazioni, l’amore e l’intero pianeta terra: ci si può aspettare perfezione dalla natura se la si nutre di orrori? È come pretendere di far crescere una pianta innaffiandola con il petrolio.&nbsp; <strong>Dio non è affatto morto, né tanto meno fermo, ma ha messo ogni cosa nelle nostre mani perché potessimo prendercene cura.&nbsp;</strong><br><br>Finora, ammettiamolo, come genere umano non abbiamo fatto un gran lavoro! In queste settimane di isolamento però, mentre la natura finalmente respira e noi siamo chiusi nelle nostre case, possiamo riflettere su tutto questo e ripristinare un vero rapporto con la vita, con le persone intorno a noi, con ciò che ci circonda e, più importante di ogni altra cosa, con Dio.&nbsp;<br>Se comprendiamo quanto la nostra intera esistenza orbita intorno al suo soffio di vita, allora ogni altra cosa assume pian piano una sfumatura diversa e, con una prospettiva completamente capovolta, forse inizieremo a vivere in modo nuovo gli anni che ci restano davanti.&nbsp;</p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Fiorella  ||  Redazione Purex</em></p>
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		<title>It ain’t me babe</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/01/16/it-aint-me-babe/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 11:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Allontanati dalla mia finestraVattene alla velocità che sceglierai tuNon sono quello che vuoi, Non sono quello di cui hai bisognoDici che cerchi qualcuno che non è mai debole ma sempre fortePer proteggerti e difenderti Sia che tu abbia ragione o tortoQualcuno che ti apra ogni portaMa non sono io, No, no, no, non sono ioNon sono io quello&#8230;</p>
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<p><em>“Allontanati dalla mia finestra<br>Vattene alla velocità che sceglierai tu<br>Non sono quello che vuoi, <br>Non sono quello di cui hai bisogno<br>Dici che cerchi qualcuno che non è mai debole ma sempre forte<br>Per proteggerti e difenderti <br>Sia che tu abbia ragione o torto<br>Qualcuno che ti apra ogni porta<br>Ma non sono io, <br>No, no, no, non sono io<br>Non sono io quello che cerchi.”</em><br></p>



<p>Cantava così Johnny cash nella sua canzone: “<em>It ain’t me babe</em>”, brano folk che esprime un concetto molto importante; La nostra società è alla costante ricerca della perfezione, del sublime e dell’eccellenza. In fin dei conti non c’è nulla di male in questo, se non l’ossessione che si rischia di sviluppare durante questa caccia. La nostra attenzione è facilmente richiamata verso ciò che può migliorarci la vita: il facile, il veloce, l’accessibile, l’economico. Non si vuole qui svalutare la ricerca di tali facilità, ma richiamare l’attenzione su quelli che sono concetti prioritari. <br>Johnny dice che, se la ragazza in questione cerca qualcuno che non è mai debole ma sempre forte, allora quella persona non è lui; se cerca qualcuno che le apra ogni porta, allora lui le consiglia di allontanarsi dalla sua finestra. Questo fa riflettere, e pensandoci è facile essere d’accordo con lui.§<br>Nemmeno io vorrei vivere con questo peso, questa responsabilità: sapere che si cercano in me determinate caratteristiche, sapere di essere rinchiusa in una bolla di aspettative da soddisfare, mette ansia. O forse quello che davvero mette d’accordo con il pensiero di Johnny, è il semplice fatto che quest’amore sia condizionato. <br></p>



<p><strong>Se invece imparassimo ad amare? Io credo che per poter amare profondamente una persona sia necessario conoscerla a fondo, vederla in tutte le sue sfaccettature. </strong>Per arrivare a questo traguardo, credo sia fondamentale concedersi la libertà d’essere. <br>Permettere a l’altra persona di essere sé stessa non è scontato, a volte viene negato e implicitamente proibito dalle aspettative che vi riponiamo. Se imparassimo a ricevere quello che ci viene dato e ad apprezzarlo in ogni suo dettaglio, permetteremmo a l’altra persona di potersi riprendere quello che è in eccesso, ma le permetteremmo anche di poter aggiungere quello che era stato trattenuto. <strong>Se solo imparassimo a donarci libertà, forse ci conosceremmo veramente, e allora potremmo fare la cosa più importante: scegliere o meno l’amore.</strong> Perché in fondo è una decisione: una scelta, razionale e consapevole, di accettarsi per quello che si è, di comprendersi, per poi migliorarsi insieme, senza aspettative futili e irreali. <br></p>



<p>Concludo questa riflessione facendo eco al mio cuore: <strong>abbiate pazienza con le persone, siate misericordiosi, non arrendetevi con loro, ma amatele: quando non se lo meritano, amatele; quando vi feriranno, amatele; guardate in faccia le loro colpe, i loro sbagli e amatele.</strong><br>Il mio libro preferito dice “<em>l’amore vince ogni cosa</em>” e in un mondo dalle certezze rare, spesso aspre ed amare, mi tengo stretta questa. </p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Abbie  ||  Redazione Purex</em></p>
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		<title>Netflix Brasile e il nuovo speciale di Natale su Gesù</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2019/12/15/netflix-brasile-e-il-nuovo-speciale-di-natale-su-gesu/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 19:41:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Netflix Brasile ha lanciato il 3 dicembre scorso il suo speciale di Natale dal titolo “La prima tentazione di Cristo”. Non si tratta del solito dolce e coccoloso film di Natale per famiglie, ma di un lungometraggio che ha sì a che fare col Natale, perché parla appunto di Gesù, ma con toni sorprendentemente irriverenti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Netflix Brasile ha lanciato il 3 dicembre scorso il suo speciale di Natale dal titolo<em> “La prima tentazione di Cristo”</em>. <strong>Non si tratta del solito dolce e coccoloso film di Natale per famiglie, ma di un lungometraggio che ha sì a che fare col Natale, perché parla appunto di Gesù, ma con toni sorprendentemente irriverenti e dissacranti</strong>. La trama prevede infatti che Gesù sia omosessuale e, di ritorno da un viaggio di quaranta giorni nel deserto, dovrà affrontare la verità sulla sua paternità divina raccontata da mamma Maria, e presentare alla sua famiglia e ai suoi discepoli il fidanzato Orlando. Come se non bastasse, Gesù si rifiuta di adempiere il suo compito sulla terra, cioè quello di portare la Parola di Dio. A condire ulteriormente lo scenario già abbastanza agghiacciante, anche i discepoli di Gesù vengono presentati in maniera irriverente, tanto da apparire come degli ubriaconi. </p>



<p><strong>L’uscita del lungometraggio ha scatenato sul web una vera e propria rivolta in Brasile</strong>, dove più dell’80% della popolazione è di fede cristiana. Sulla piattaforma Change.org è stata organizzata una raccolta di firme volte a far rimuovere il lungometraggio dal catalogo Netflix e contro il collettivo di autori “Porta dos Fundos” per aver agito in cattiva fede. La rivolta si è fatta sentire anche sui social, dove autorevoli personaggi del mondo cristiano, nonché deputati e persino Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente Jair Bolsonaro, hanno twittato il proprio disgusto e disappunto di fronte ai contenuti del nuovo prodotto di Netflix, alcuni annunciando anche disdetta dall’abbonamento. Netflix risponde rivendicando la libertà di espressione dei propri autori.</p>



<p>Allo stato attuale per molte persone i cristiani, cioè tutti coloro che seguono Gesù e lo hanno realmente conosciuto, sono persone bigotte e “antiche”, dalla mentalità chiusa e attaccate a dei valori che suonano ormai obsoleti e a tratti anche omofobi e discriminatori. (Piccola parentesi: tengo molto a precisare che l’amore di Dio non è mai discriminatoria nei confronti dell’uomo che pecca). Questa situazione ci suscita una domanda: <strong>se le persone che non credono in Dio e in Gesù chiedono e pretendono rispetto per i propri ideali rivendicando libertà di espressione, perché un cristiano non dovrebbe meritare altrettanto?</strong> Perché tra tutti i soggetti possibili su cui fare satira, bisogna andare proprio a distorcere la figura di Gesù e mancare di rispetto all’86% della popolazione brasiliana (senza contare i cristiani di tutto il resto del mondo)? È vero che molte altre serie tv, come <em>“i Griffin”</em>, “<em>i Simpson”</em> o “<em>South Park</em>” hanno spesso usato toni dissacranti nei riguardi della figura di Gesù, ma a mio parere <strong>con questo lungometraggio si è veramente superato ogni limite</strong>. <br><strong>Distorcere a tal punto la figura di Cristo</strong>, colui che per noi cristiani è il salvatore delle nostre anime, e raccontare la sua storia in maniera talmente dissacrante e senza alcun timore di Dio, <strong>è un sintomo veramente allarmante che manifesta apertamente quale sia la condizione morale della nostra società</strong>. Questa tanto predicata “libertà”, questo bisogno di essere a tutti i costi contro ogni moralismo o ogni forma di “discriminazione” (così dicono alcuni&#8230;) a cosa sta portando alla fine? <br>Sembra che i frutti siano esattamente il contrario di quello contro cui si protesta: si finisce infatti per perdere ogni forma di rispetto e facendo tacere (con una certa prepotenza) chi la pensa diversamente.</p>



<p><strong>È veramente questa la libertà di cui abbiamo bisogno?</strong><br></p>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Giorgia  || Redazione Purex</em><br></p>



<p>Fonte: <a href="https://www.agi.it/spettacolo/cinema/film_netflix_gesu_gay-6732966/news/2019-12-13/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="agi.it (si apre in una nuova scheda)">agi.it</a></p>



<p><a href=""></a></p>
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		<title>Moriah Peters: una storia da raccontare</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2019/11/28/moriah-peters-una-storia-da-raccontare/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 10:50:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono certa che almeno una volta nella vita sei andato alla ricerca di una persona che rappresentasse un modello, un esempio da seguire. Bene, oggi voglio dartene uno. Ti parlerò di una persona a cui mi sono ispirata per molto tempo e tutt’ora.  Il suo nome è Moriah Peters ed ha una storia non comune.&#8230;</p>
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<p>Sono certa che almeno una volta nella vita sei andato alla ricerca di una persona che rappresentasse un modello, un esempio da seguire. Bene, oggi voglio dartene uno. Ti parlerò di una persona a cui mi sono ispirata per molto tempo e tutt’ora.  Il suo nome è <strong>Moriah Peters ed ha una storia non comune. Ha 28 anni ed è una cantautrice americana con una carriera ormai più che avviata</strong>. <br>Il suo primo album, pubblicato nel 2012, si intitola “I Choose Jesus” (Io scelgo Gesù). Un titolo che forse non ti stupirà, ma dal significato molto profondo.<br>Quando era ancora al liceo, Moriah ha partecipato alle audizioni di American Idol, superando le prime selezioni e trovandosi faccia a faccia con i tre giudici dell’edizione (tra cui Avril Lavigne!). Ha ricevuto molti complimenti per la sua voce ed il suo aspetto, ma poi la giuria ha concluso così: <br><em>“Abbiamo letto nella tua bio che non hai mai baciato nessuno. Vediamo inoltre che tieni lezioni sulla bibbia ad un gruppo di ragazze. Secondo noi, stai cercando di essere troppo perfetta. Penso che tu abbia bisogno di uscire e andare nel mondo reale, devi fare degli errori e fare qualche esperienza di vita. Poi potrai tornare. Devi andare fuori e baciare qualcuno, vedrai che ti sentirai più attraente”.</em><br></p>



<p>Infatti Moriah, fin da quando era molto giovane, aveva deciso che l’unica persona che avrebbe baciato sarebbe stato suo marito. Immagino che dopo tutti i sacrifici che ha fatto per arrivare fino a quel punto, queste non fossero proprio le parole che sperava di sentire. Credo che la sua mente possa essere stata assalita da dubbi e ripensamenti in quel momento. Ma quello che lei pensava non importa, perché Dio aveva un piano molto più grande. Due minuti dopo essere uscita dalla sala le venne incontro un uomo che le disse <em>“Sono credente. Ho sentito quello che hai detto e ti ho sentita cantare. Voglio farti conoscere qualcuno” </em>e le presentò un produttore musicale con cui firmò il suo primo contratto discografico. <br>Dio crea persone che realizzano cose difficili, per dimostrare che sono possibili. Esempi che possono essere replicati per far comprendere a persone come me e te che si può fare, anche se (e proprio perché) nessuno l’ha fatto prima. <br>Durante un’intervista precisa che<strong> </strong><em><strong>“non è solo una questione di purezza, ma anche di grazia. Non è scritto da nessuna parte nella Bibbia che non bisogna baciare il proprio ragazzo, è qualcosa che Dio ha messo nel mio cuore molto presto. Il mio scopo non è dire ai ragazzi che non devono baciarsi, ma far capire a tutti quei ragazzi che hanno commesso degli errori, che Dio è un Dio di grazia non di sensi di colpa. Non è mai troppo tardi per iniziare da capo.”</strong></em><br>Ecco l’importanza del titolo <em>“I choose Jesus”.</em> Lei ha deciso di ascoltare la voce di Dio nonostante le stesse chiedendo qualcosa di difficile, non comune e contro la propria natura. Ha deciso di continuare anche quando non aveva voglia e quando la tentazione era forte. Ha deciso, al di là di ogni <em>“ma che cosa c’è di male?”</em> e <em>“perché gli altri si e io no?”</em>. Non è solo una <em>“questione di bacio”</em>, ma di mettere Dio al di sopra dei nostri impulsi, delle nostre voglie, dei nostri desideri, credendo che Lui ci riserverà il meglio al momento giusto. <br></p>



<p>Qualche anno dopo, ha incontrato il suo attuale marito. Dopo tre anni di fidanzamento, si sono dati il loro primo bacio al matrimonio <em>“ed è stato bellissimo”</em>. Lei ha chiesto a Dio<em> “perché abbiamo dovuto aspettare?”.</em> In quel giorno ha realizzato che Dio ha voluto usare la loro storia come un esempio di ciò che Lui può fare.<em><strong> “Quando rendi la purezza una priorità e chiedi a Dio la forza per quei momenti, Lui te ne dà oltre misura.”</strong></em><br></p>



<p>È questo quello di cui abbiamo bisogno: modelli, esempi da seguire, persone che hanno resistito e ce l’hanno fatta. Ma abbiamo bisogno anche di un’altra cosa: di diventare quegli esempi che vorremmo seguire. Persone che prendono decisioni per Dio e le portano avanti, costi quel che costi. Persone che sono la prova vivente del fatto che la purezza non è da bigotti, ma da gente coraggiosa che ha scelto di sacrificare un piacere momentaneo per investire in un matrimonio duraturo. <strong>Se fino ad ora non ci sei riuscito, oggi è il giorno giusto per ricominciare, perché la grazia di Dio si rinnova ogni giorno! </strong></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Veronica  ||  Team Purex</em></p>
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		<title>Noa ha scelto di morire</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 14:41:01 +0000</pubDate>
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<p>Lo scorso 2 giugno si è spenta in Olanda la 17enne Noa Pothoven; non appena riportato l’accaduto dal portale olandese “Het Laatse Nieuws”, sul web si è scatenato un giro di  notizie sui fatti, accompagnate anche da leggere distorsioni sul reale svolgimento degli eventi.  <br>La prima ondata di notizie secondo cui a Noa sarebbe stata concessa l’eutanasia dallo stato olandese a causa di una grave depressione dovuta agli abusi sessuali subiti, sarebbe successivamente stata smentita. La ragazza, infatti, si sarebbe lasciata morire di fame in casa propria, sotto assistenza medica e in compagnia della propria famiglia.<br><br>Nonostante la divisione tra chi sostiene il diritto di disporre liberamente della propria vita e chi invece contesta tale diritto, la notizia ha indubbiamente lasciato senza fiato tutta l’opinione pubblica. La storia di una ragazza che a soli 17 anni decide di porre fine alla propria esistenza perché non riesce più a sentirsi viva, genera un enorme senso di fallimento.  E solleva molti interrogativi.<br><strong>La prima domanda che sorge spontanea è: perché? Perché in quello che dovrebbe essere il momento più entusiasmante della propria vita</strong>, Noa non riusciva a liberarsi da quel dolore che la opprimeva a tal punto da farle desiderare di smettere di vivere? Perché nessuno è riuscito ad aiutarla a uscire da questo tunnel? Perché nessuno è riuscito a farle cambiare idea?<br>Adesso che il fatto è compiuto viene istintivo cercare di capire chi abbia la responsabilità di tale gesto: lo Stato, che non le ha fornito un’adeguata assistenza medica nella depressione, oppure la famiglia, i genitori che silenziosamente l’hanno accompagnata in questa scelta?<br><br><strong>Questa tragedia mi porta a riflettere su quanti o quante Noa Pothoven quotidianamente incontriamo senza nemmeno saperlo, mentre siamo travolti dal vortice degli impegni quotidiani e dei nostri problemi personali, piccoli o grandi che siano.</strong><br> La depressione, il più grave male dell’uomo moderno, si muove silenzioso mietendo un numero sempre maggiore di vittime, complice l’indifferenza e lo “stordimento” provocato dall’enorme quantità di cose inutili e superficiali verso le quali ormai rivolgiamo la nostra attenzione. Quando ad essere colpiti sono i più giovani, quando vediamo un numero crescente di suicidi tra gli adolescenti, allora iniziamo a pensare &#8211; con timore- che il problema potrebbe avere dimensioni più grandi di quel che pensiamo.<br><br>Nonostante gli enormi progressi in ambito medico, la depressione è una di quelle malattie che spesso non ha una cura. Ci troviamo disarmati di fronte ad un dolore tanto grande, a delle domande accompagnate da ferite tanto profonde a cui non siamo in grado di dare una risposta. Allora forse diventa più semplice alzare le mani e accettare la nostra impotenza dicendo che in fondo ognuno di noi ha il diritto di disporre della propria vita come meglio crede. Così scegliamo di accompagnare queste persone verso l’unica soluzione possibile per smettere di soffrire: la morte.<br><br>E in fondo è la verità che noi come esseri umani non abbiamo risposte alle domande più difficili della nostra esistenza, che non siamo in grado di curare le ferite che vengono inferte al nostro cuore durante il cammino. <em>Bisognerebbe ricordare a noi stessi e a chi soffre, che la vita ha un valore inestimabile e che un rimedio al dolore esiste.</em> <br>Basterebbe in mezzo al caos, ricordarsi di guardare in alto, a colui che 2000 anni fa ha deposto la propria vita per liberarci dal dolore e dalla morte: <strong>Gesù</strong>.<br><br><em><br>Articolo scritto da Giorgia || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Educazione sessuale</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2019/06/27/educazione-sessuale-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 16:13:50 +0000</pubDate>
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<pre class="wp-block-preformatted"> <br><br> Otis è un liceale che, istruito fin da piccolo da sua madre, si occupa di sessuologia all'interno del suo istituto curando le relazioni dei suoi compagni. <br>La trama di questa serie tanto in voga, non fa che svolgersi intorno ai consigli di sessuologia che Otis trasmette ai suoi coetanei sotto pagamento.  <br><br><strong>Sembrerebbe che l'idea di una tv con contenuti educativi sia un ricordo ormai lontano come il bianco e il nero</strong>; tutto ciò che passa il grande schermo ora, punta all'intrattenimento e pur di tenere tanti occhi puntati su di sé, si presta a qualsiasi tipo di  contenuto. <br>Non importa se gli adolescenti che seguiranno questa serie verranno educati sessualmente da un personaggio inventato, né tanto meno importa se a vedere questa fiction siano i bambini fra i nove e i dodici anni. Importa solo che la statistica degli spettatori cresca e che la casa cinematografica si arricchisca.  <br><strong>La sessualità, intanto, si deteriora spogliandosi sempre più del suo reale valore</strong>; si abusa di lei, se ne fa propaganda, si vende su uno schermo. Se educassimo davvero queste nuove generazioni ad una sessualità sana, forse sentiremo molte meno notizie agghiaccianti in tv, i matrimoni inizierebbe a durare qualche anno in più e, magari, si registrerebbero anche meno abusi.  <br><br><strong>Adoro chiudere gli occhi e pensare che un esercito di giovani con una simbolica  medaglietta "Purex" appesa al collo stia cambiando il mondo vincendo il male con il bene </strong>ma, quando vedo il successo di una serie tv come questa, penso che il numero di quei giovani debba crescere a dismisura per <strong>creare una cultura che sia completamente controcorrente e realmente educativa</strong>; una cultura che metta un reale faro luminoso sulla sessualità, per mostrare come davvero, nella sua bellezza unica, sia stata creata per essere perfetta come ineguagliabilmente lo è il suo artefice.  <br><br> <br> <br> <br> <br> <br> <br> <em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em> <br></pre>



<p></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>


<p><!--EndFragment--><br>
<br>
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		<title>I RISCHI DELLA GESTIONE DELL’IMMAGINE</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 16:15:58 +0000</pubDate>
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<p>Qualche giorno fa durante una cena a casa dei miei, non ricordo come, ci siamo trovati a parlare dei nomi di persona e dei rispettivi significati. Non sapevo che per mio padre avrei dovuto chiamarmi Ines. <br>“Perché questo nome?”, gli chiesi e lui rispose: “Perché avrei voluto che tu fossi un’artista di grande talento nel campo musicale e volevo già darti un nome fuori dal comune ma, tua madre non ha voluto e così ti chiami Francesca”. Devo ammettere che il nome Ines mi sarebbe piaciuto molto perché poi, sbirciando sul web, ho visto che il suo significato è “<em>casta, pura</em>” ma poi mi soffermai sul perché mio padre avrebbe voluto darmi quel nome. </p>



<p><strong>Credo che sia una realtà molto diffusa nella società di oggi quella di creare un’immagine della famiglia che viene poi trasmessa ai figli e alle generazioni successive, un’immagine che però molto spesso risulta essere una distorsione della realtà. </strong>Genitori che si presentano ai figli come individui perfetti che non sbagliano mai, oppure genitori che vogliono scrivere il destino dei propri figli in base a quelle che sono le loro aspirazioni da piccoli e che non sono riusciti a portare avanti nella propria vita, creando in questo modo nei figli una pressione e un peso che non dovrebbero portare. Mio padre voleva che io diventassi un’artista nel campo musicale perché era la sua aspirazione quando era piccolo e non essendoci arrivato sicuramente avrebbe voluto che io portassi avanti il suo sogno che però non è mai stato il mio. Si tratta di gestire delle immagini o etichette che noi o i nostri familiare abbiamo creato e che molto spesso non ci riguardano perché siamo chiamati a qualcosa di molto più grande di tutto questo. </p>



<p>Questa tendenza diventa molto spesso più intensa e direi distruttiva nel matrimonio, nell’amicizia o, come dicevo prima, nel rapporto genitori-figli e quando un coniuge o i figli diventano estensioni di noi stessi, sono costretti a sopportare un peso che non è mai stato loro. E’ una dinamica tossica per le relazioni. </p>



<p>Siamo chiamati a costruire intorno a noi relazioni <strong>pure, sane, vere,</strong> dove la <strong>trasparenza</strong> e la <strong>sincerità</strong> formano la base solida di un rapporto, qualsiasi esso sia (amicizia, matrimonio, rapporti di lavoro…), per questo abbiamo bisogno di dare un nome a questa immagine o meglio, a questa maschera. Conoscere questa abitudine è importante perché inizierai subito a riconoscere il momento in cui lo fai e solo così ci potrai lavorare. </p>



<p>Non c’è bisogno di matrimoni perfetti, figli perfetti, famiglie perfette, amicizie perfette; c’è solo bisogno di <strong>purezza e trasparenza nelle relazioni</strong>. Il nostro scopo è ben più alto: sperimentare un <strong>amore puro</strong> privo di interessi personali, di aspirazioni sbagliate, di benefici percepiti o ambizioni proprie.</p>



<p>Questo è quello a cui siamo chiamati, non per poi confrontarci con gli altri e vedere se ci stiamo riuscendo o meno, ma bensì per vivere a pieno la nostra missione che è quella di impiantare una cultura di purezza. <br></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Francesca  || Redazione Purex</em></p>
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		<title>AL CUORE NON SI COMANDA</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 15:05:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre pensato che la vita sarebbe più semplice se funzionassimo a pulsanti, se al posto della sola forza di volontà avessimo dei bottoncini per controllare le emozioni. Sarebbe tutto più semplice. Meno fatica, meno dolore. E invece no, Dio ci ha creati esseri umani, non robot che funzionano a comando. Menomale! C’è un detto&#8230;</p>
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<p>Ho sempre pensato che la vita sarebbe più semplice se funzionassimo a pulsanti, se al posto della sola forza di volontà avessimo dei bottoncini per controllare le emozioni. Sarebbe tutto più semplice. Meno fatica, meno dolore. E invece no, Dio ci ha creati esseri umani, non robot che funzionano a comando. Menomale!<br><br>C’è un detto popolare che dice “al cuore non si comanda”, non ne conosco la provenienza, ma chiunque ha messo in giro questa voce non sapeva molto come gestire le emozioni. O forse era solo più comodo pensarla così. <strong>Siamo bravi a giustificarci quando si tratta dei nostri sentimenti, è più facile convincerci che non siamo responsabili di ciò che proviamo. </strong> Sì, forse non lo siamo, ma lo diventiamo quando le nostre emozioni finiscono per ferirci o per ferire altri e noi non facciamo nulla per contenerle. <br>Calma. Non le sto denigrando, fatemi spiegare. Se Dio le ha create c’è un motivo. Emozionarsi è bello, amare qualcuno tanto da sentire lo stomaco stringersi non è sbagliato, ma ci sono momenti in cui le nostre emozioni prendono il sopravvento in situazioni sbagliate. Ed è in lì che la nostra razionalità deve tenere le redini del nostro cuore per frenarlo, razionalità ed emozioni devono camminare insieme e aiutarsi a vicenda. <strong>Più impariamo a prendere il controllo dei nostri sentimenti, più le nostre relazioni miglioreranno.</strong><br></p>



<p>Credo che sia possibile controllare le nostre azioni, anche se il nostro cuore ci dice di agire in un altro modo. Siamo noi a dominare le nostre emozioni, non il contrario. Geremia 17:9 dice che <em>“il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa”</em>. Non siate permissivi con il vostro cuore, potrebbe ingannarvi, fate in modo che la vostra testa possa essere un filtro per le emozioni che provate.<br><br>È vero che Dio ci ha dato un cuore per provare sentimenti, ma ci ha anche dato un cervello per capire quando ascoltarli e quando non farlo.<br><strong>La verità è che al cuore si comanda eccome, basta volerlo.</strong></p>



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<p><em>Articolo scritto da Veronica || Redazione Purex</em></p>
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