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	<title>relazione Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Alza gli argini</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 19:50:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso viviamo le emozioni come qualcosa in grado di dominare noi e le nostre vite. Tutto sarebbe più facile se fossimo in grado di controllarle con un telecomando.Chi ha messo in giro l’idea che alle emozioni spetti il comando della nostra vita, forse non era&#160;molto in grado di controllarle. Forse è più facile vivere in&#8230;</p>
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<p>Spesso viviamo le emozioni come qualcosa in grado di dominare noi e le nostre vite. Tutto sarebbe più facile se fossimo in grado di controllarle con un telecomando.<br>Chi ha messo in giro l’idea che alle emozioni spetti il comando della nostra vita, forse non era&nbsp;molto in grado di controllarle. Forse è più facile vivere in questo modo, liberi dalla responsabilità di ciò che facciamo, come se le nostre emozioni fossero al di sopra di noi stessi. Probabilmente non possiamo essere pienamente responsabili di ciò che proviamo, ma questa responsabilità, se pur possa gravarci come un macigno, va comunque assunta quando rischiamo di ferire noi stessi o chi ci sta accanto. Non possiamo lasciare che le cose vadano avanti da sé, senza intervenire. Non possiamo vivere il resto dei giorni come un fiume che, senza argini, esonda liberamente travolgendo tutto ciò che incontra.</p>



<p>Costruire argini attorno ad un fiume non è un processo semplice.<br>Non basta premere un pulsante. Ci vuole tempo, pazienza, fatica e voglia di ricominciare.<br>Può succedere infatti che l’argine crolli, travolto da una tempesta troppo grande da sopportare.<br>Il prezzo da pagare è alto. Togli le macerie, rifai meglio i calcoli e via di nuovo, ad alzare le barriere a protezione delle cose preziose intorno a te.<br>Alberi rigogliosi che possono venire spazzati via dalle onde dell’eccessiva emotività.<br>Ma c’è una buona notizia: anche l’albero più prezioso, se viene sradicato, è pronto a ricrescere di nuovo.</p>



<p>Articolo scritto da Davide || Redazione purex</p>
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		<title>Tu chi sei?</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 13:18:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Conoscere sé stessi è una delle missioni più ardue dell’essere umano. Si tratta di afferrare l’essenza di una delle cose più complesse con cui possiamo interfacciarci: la nostra mente. Siamo in continua evoluzione, e cercare di conoscerci completamente è simile a voler mappare le particelle di acqua in un fiume che scorre senza mai fermarsi.&#8230;</p>
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<p>Conoscere sé stessi è una delle missioni più ardue dell’essere umano. Si tratta di afferrare l’essenza di una delle cose più complesse con cui possiamo interfacciarci: la nostra mente. <br>Siamo in continua evoluzione, e cercare di conoscerci completamente è simile a voler mappare le particelle di acqua in un fiume che scorre senza mai fermarsi. Alcuni pur di conoscere sé stessi, smettono di crescere, di cambiare, in modo da avere un’immagine di sé stessi che sia sempre corretta: se qualcosa rimane sempre uguale, è più facile conoscerla.<br>L’incertezza, specialmente su chi noi siamo, non è tollerabile dalle nostre menti. </p>



<p>Abbiamo bisogno di certezze, e ci aggrappiamo ad ogni illusione pur di sapere chi siamo. Ma chi sei oggi è diverso da chi eri ieri e da chi sarai domani.<br>Per placare questa sete di certezze, la nostra mente coglie ogni possibile indizio per accrescere la conoscenza di sé, anche a costo di mentire a sé stessa. Lo fa per sapere come comportarsi. Se non so chi sono, come posso sapere come reagire di fronte agli eventi? Se ti credi una persona amabile e gentile, affronterai ogni cosa in maniera congruente a questa visione di te stesso. Se ti senti una persona irritabile e nervosa, reagirai alla vita di conseguenza.<br></p>



<p>Ma cosa usa la nostra mente per costruire una visione di sé stessa? Gli indizi che sfrutta non possono essere numerati, ma uno di questi ha a che fare con l’identità sociale.<br>Ciò che gli altri ci comunicano su noi stessi, direttamente o indirettamente, è uno di quegli indizi che la mente usa per creare una rappresentazione di sé stessa. Crescere in mezzo a gente che ti tratta come se fossi una brutta persona, ti spingerà a vivere come se lo fossi. Perché? Perché se il mondo &#8211; da cui trai la tua conoscenza &#8211; ti dice che sei una brutta persona, allora non puoi pensare che non sia così! Ma se il mondo avesse torto? Se fosse il mondo, tramite le persone intorno a te, ad averti insegnato ad essere ciò che sei? E se si fosse sbagliato? Se in te ci fosse qualcosa che il mondo non ti ha mai fatto conoscere, forse perché lui stesso non ha mai colto quel qualcosa, nascosto in profondità?  <br>Ciò che gli altri ti permettono di vedere di te stesso è fondamentale per conoscerti un po&#8217; di più, ma non lasciare che questo determini interamente la tua auto-rappresentazione. Sei molto più di quel che vedi, molto più di quel che gli altri vedono, e quando inizierai a rendertene conto potrai iniziare a crescere, a lasciare emergere ciò che porti in profondità, ciò che ti appartiene veramente.<br></p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex&nbsp;<br><br><br></p>
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		<title>Gli effetti della pornografia sul cervello umano</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 16:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pornografia ha molte conseguenze per il cervello e agisce proprio come una droga: con l’esposizione prolungata a visioni pornografiche, il desiderio sessuale aumenta e molti si ritrovano spesso dipendenti. Pur non essendo una sostanza psicotropa, genera un breve senso di appagamento, che con l’avanzare del tempo diventa un chiodo fisso, in quanto non risulta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300">La pornografia</span> ha molte conseguenze per il cervello e <span style="color: #993300">agisce proprio come una droga</span>: <strong>con l’esposizione prolungata a visioni pornografiche, il desiderio sessuale aumenta e molti si ritrovano spesso dipendenti.</strong> Pur non essendo una sostanza psicotropa, genera un breve senso di appagamento, che con l’avanzare del tempo diventa un chiodo fisso, in quanto non risulta mai sufficiente, con conseguenze negative ed un senso di smarrimento in mancanza di questa (molto simile al gioco d’azzardo o alle corse clandestine).</p>
<p>La dipendenza però non risulta essere solo psicologica, ma anche fisica, in quanto, pare che, proprio come una droga, la pornografia alteri le sinapsi: viene prodotta dopamina in eccesso, in modo da sviluppare un senso di dipendenza vero e proprio. La dopamina è un neurotrasmettitore, ovvero un ormone che regola le sinapsi, dunque le comunicazioni fra due assoni  (zone terminali delle cellule nervose), prodotta al massimo grado durante l&#8217;orgasmo,  in particolare quello maschile. Insomma, è come se, nel momento in cui si guarda un film, o un video porno, il cervello fosse “comandato” da questa.<br />
Sono stati condotti degli studi sulla dipendenza da droga sui ratti: questi, addestrati a premere un pulsante per ottenere un farmaco stupefacente, risultano compulsivi per via della dipendenza.<strong> La dipendenza dalla pornografia condiziona enormemente i rapporti umani, e solamente quando si diviene consapevoli della propria condizione, è possibile intervenire</strong>. Diventa sempre più difficile sfuggirne e proprio come una droga la tolleranza per la stimolazione visiva è ora compromessa, rendendo più difficile la &#8220;riattivazione&#8221; dalla realtà. La dipendenza dalla pornografia condiziona enormemente i rapporti e solamente quando si viene alla consapevolezza di questo, si può riuscire a fermare il tutto.<br />
Le connessioni neuronali stimolate diventano più forti e desiderano essere riattivate, mentre quelle che ignori si indeboliscono esattamente come i muscoli che, se attivi tutto il giorno, hanno voglia di essere rimessi in moto ma dopo una prolungata sessione di nullafacenza diventano deboli, per fortuna lo stesso sistema neuroplastico può essere sfruttato per acquisire e potenziare dei comportamenti più salutari.<br />
Come spesso si dice: “<em>il cervello o lo usi o lo perdi</em>”.</p>
<p>Non chiuderti a riccio e sopratutto non isolarti se stai lottando con la pornografia, parlane con qualcuno di cui ti fidi e collabora a riabituare il tuo cervello a rilasciare dopamina da stimoli più educativi e sani, <strong>c’è sempre una speranza</strong> e in questo caso il cervello è stato creato in modo tale da poterci permettere di rimediare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Aby || redazione purex</em></p>
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		<title>Fiabe moderne e… principi confusi.</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2018 17:10:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;. Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato. “Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare l&#8217;editoria sta rinnovando e modernizzando la letteratura per bambini, pubblicando nuove favole volte a &#8220;prevenire il bullismo e a favorire l’accettazione delle differenze&#8221;.<br />
Data la mia irrefrenabile curiosità, ho dato una sbirciata ai contenuti,  e&#8230; Ecco cosa ho trovato.</p>
<p>“Buongiorno postino” devo dire che mi ha lasciata abbastanza interdetta: racconta la storia di un postino che che svolge il mestiere della cicogna e porta in giro i bebé da consegnare alle famiglie di simpatici animali. A volte però si sbaglia, così mamma e papà pinguini si vedono recapitare un coccodrillo, che viene accolto nella loro famiglia già composta da un camaleonte, un’oca ed una tartaruga.<br />
Ma andiamo oltre: “Perché hai due mamme?” è la storia autobiografica di una coppia gay che va in Olanda a fare l’inseminazione,un argomento piuttosto impegnativo per essere una favola per bambini. “Qual è il segreto di papà” è quella su cui ancora sto riflettendo per cercare di trovare un minimo di sfumature pedagogiche: vede come protagonisti due bambini che hanno i genitori separati e si interrogano preoccupati su quale sia il segreto che loro padre tiene nascosto. Alla fine, scopriranno che non è né un ladro né un bandito, ma è semplicemente innamorato di un maschio!<br />
Dunque, cosa si vuole trasmettere ai bambini con una scoperta di questo tipo, non del tutto chiaro, ma andrei avanti con la storiella che ho trovato più simpatica: &#8220;Piccolo blu e piccolo giallo”, due affettuosi colori che si abbracciano così forte da mescolare le loro identità diventando entrambi verdi per sempre.</p>
<p>Da educatrice, riflettevo e mi chiedevo quale fosse l&#8217;obiettivo specifico dell&#8217;insegnamento che libri come questi vorrebbero propinare.<br />
<span style="color: #993300">I libri di favole, una volta, erano quelli nei quali veniva depositata una specifica morale</span>: &#8220;Se sarai così buona, anche per te arriverà il momento di diventare una principessa&#8221; o &#8220;Se lavori, avrai sempre da mangiare come la formichina laboriosa&#8221;. La favola d&#8217;altronde, è sempre stata una specifica forma di linguaggio metaforico per bambini, volto a favorire lo sviluppo sano del loro mondo interiore e dei loro contenuti inconsci oltre a  migliorare le loro abilità cognitive, emotive e relazionali.<br />
Ma accendendo la Tv e guardando un programma odierno di cartoni animati o semplicemente analizzando le favole sopra citate, percepisco una lieve nota di regresso nella moralità sociale. Unioni mescolate, fluidità insana nelle relazioni, semplicità estrema nei contenuti e principi educativi ormai del tutto inesistenti.<br />
Come sarà dunque il dialogo interno di un bambino che cresce con cartoni animati piuttosto demenziali e moderne favole “gender” in cui si ripete continuamente e solamente che tutti si amano indistintamente? Abbiamo anche altri principi da tramandare, o bisogna chiedersi se gli adulti stessi stiano diventando così privi di contenuti da non aver nulla di meglio da insegnare raccontando?</p>
<p>Ricordo che l&#8217;esito positivo delle fiabe che amavo da bambina (e credetemi sono sempre più felice di essere nata nel 1988), era quasi sempre la ricompensa in risposta ad un atto coraggioso che i protagonisti dovevano compiere e come questi finali spronassero i piccoli lettori ad avere fiducia in loro stessi e nella vita, a non tirarsi indietro e a dare il loro massimo per le cose in cui credevano.<br />
Ma <span style="color: #993300">il mondo emotivo dei bambini di oggi, sembra permeato dello sdoganamento di concetti politicamente complessi, venduti come qualcosa di estremamente semplificato alle menti più giovani.<br />
</span>L&#8217;obiettivo, più che educativo, sembrerebbe propagandistico, &#8220;benvenuti al mondo bambini, non preoccupatevi, non ci sono più il brutto e il cattivo, la femminilità e la virilità, le azioni buone o cattive&#8230; Tutto sta nell&#8217;amare chi vuoi, essere come vuoi, fare come vuoi&#8221;.</p>
<p>Come Bruner  ben affermava nel &#8217;91, &#8220;Il racconto è una forma convenzionale che viene trasmessa culturalmente, è il mezzo attraverso cui costruiamo la nostra realtà sociale e stabiliamo il nostro rapporto con gli altri&#8221;.<br />
<strong>Ecco la realtà che vedo in cantiere: fluidità e identità sdruccevoli.<br />
</strong>Sembra tutto così avanguardistico per i genitori e gli insegnanti moderni! Pochi però, riflettono su quello che quei bambini diventeranno crescendo: saranno davvero educati affettivamente?</p>
<p>D&#8217;altronde è stato loro insegnato che è tutto così magicamente fluido! Un clima di libertà davvero originale, se non stesse costruendo le sue strade moderne sulle tombe degli antichi valori occultandoli per sempre.<br />
Lo vedo nelle notizie, ma lo leggo anche negli occhi dei bambini e dei ragazzi che mi vengono affidati quando vado a lavorare: <strong>credo che si stia  creando una generazione dalla consistenza della  carta e la comunicazione sembra essere così  semplificata e scivolosa, che temo stia divenendo irreversibilmente liquida.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
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		<title>I deserti dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 10:17:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2018/11/29/i-deserti-dellanima/">I deserti dell&#8217;anima</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente senza che mi si chieda mai scusa. È questione di tattica: devo fare la sostenuta? Se uno mi piace, io non ho voglia di nasconderlo. Forse è questione di dignità. Se mi lascio fare questo, mi voglio proprio poco bene.<br />
</em><em>Eppure l’emozione del messaggino la preferisco al deserto della mia solitudine. (G.P.)&#8221;</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Antoine De Saint-Exupéry affermò: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ garantito che non raggiungeremo mai questo grado di perfezione, ma <span style="color: #993300;">perché ci sentiamo così inappagati? Perché abbiamo bisogno costantemente di aggiungere nuove emozioni alla nostra vita? Perché, pur di gridare la nostra esistenza al mondo, siamo disposti a farci usare, piuttosto che farci amare?</span><br />
</span>Forse è questione di dignità<b><i>. </i></b>Sì, forse. Perché la nostra anima è così affamata di attenzioni, tanto che è disposta a tutto pur di saziarsi, sfoggiando attitudini mai pensate. Interpretiamo parti per cui non siamo portati, attirando <i>“giostre di tormenti senza fine”</i>, perdiamo la testa per qualcuno di inarrivabile che spaccia il proprio banale ed ingombrante narcisismo per profondità di pensiero.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai sappiamo come andranno a finire tutte queste storie, eppure siamo diventati così indifferenti, che sfociamo in un comodo masochismo autocommiserante.<br />
</span><strong>Abbiamo così tanto bisogno di essere amati per curare il nostro cuore da ferite mai guarite, che preferiamo <i>“l’emozione del messaggino al deserto della nostra solitudine”</i></strong><span style="font-weight: 400;"><strong>.</strong> Diventiamo vulnerabili ed instancabilmente disponibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando la nostra ricerca diventerà disinteressata, inizieremo a guardare dentro di noi con sincerità e non più agli altri con giudizio ed invidia; quando smetteremo di appoggiarci alle stampelle di standard scadenti che questa società offre per iniziare a camminare verso l’autenticità e l’integrità di uomini e donne veri, allora troveremo un equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Non potremo mai amare qualcuno, se prima non amiamo noi stessi.</strong> E quando lo faremo, non avremo più bisogno di “</span><i><span style="font-weight: 400;">complimenti che costano poco e che a volte non valgono di più</span></i><span style="font-weight: 400;">”, come suggerisce Jovanotti.</span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Fonte: <a href="https://www.vanityfair.it/vanity-stars/massimo-gramellini/2018/01/24/fingere-amore-oscar-rubrica-massimo-gramellini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vanityfair.it</a></span></em></p>
<p><em>Scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
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		<title>La psicologia delle relazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 14:48:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’uomo è stato creato per interagire con gli altri, per vivere in comunità e confrontarsi. Ci sono due modi in cui, secondo Watzlawick, filosofo austriaco specialista delle scienze umane, tendiamo a relazionarci con gli altri: la relazione simmetrica e quella complementare. Nella relazione simmetrica si parla di uguaglianza: gli individui interagiscono e si rispecchiano nei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">L’uomo è stato creato per interagire con gli altri, per vivere in comunità e confrontarsi.<br />
Ci sono due modi in cui, secondo Watzlawick, filosofo austriaco specialista delle scienze umane, tendiamo a relazionarci con gli altri: la relazione simmetrica e quella complementare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella relazione simmetrica si parla di uguaglianza: gli individui interagiscono e si rispecchiano nei loro comportamenti reciprocamente, ponendosi dunque sullo stesso piano. Si può definire tale una relazione di amicizia, tra fratelli oppure il rapporto di coppia.<br />
</span>Per quanto riguarda invece la relazione complementare, un individuo assume una posizione subalterna rispetto all’altro: la struttura del rapporto è quindi definita dal ruolo. Costituiscono esempi validi le relazioni tra genitore e figlio, alunno ed insegnante.</p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella vita di tutti i giorni, per poter vivere relazioni sane, occorre alternare queste due modalità: a volte è necessario raffrontarsi in modo simmetrico, altre volte in modo complementare.<br />
</span>Nel momento in cui uno dei due membri rigetta l’altro,si rischia di instaurare legami patologici a sfavore dell’individuo in posizione subalterna, il principio di uguaglianza viene compromesso e si entra in competizione, per mezzo della quale si incorre nell’interruzione del rapporto. Risulta dunque necessario intraprendere un percorso di conoscenza della propria coscienza, in modo da ottenere un ruolo definito, non solo nella propria psiche, ma anche a fronte degli astanti.<br />
<span style="font-weight: 400">Il continuo lavoro di auto-interrogazione e auto-riflessività, tipici di un’era eclettica come il ventunesimo secolo, conducono l’essere umano ad una totale crisi ontologica, che danneggia la definizione della propria personalità, e dunque le relazioni del singolo con il mondo esterno, l’intersoggettività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella Bibbia è esplicitato di <span style="color: #993300">amare il prossimo come noi stessi</span>, dunque, <span style="color: #993300">per amare qualcun altro, è necessario in primo luogo amare se stessi</span>. Quindi <strong>se vuoi iniziare a vivere relazioni sane ed equilibrate, come primo step inizia a conoscerti, ad accettarti e ad amarti per quello che sei.</strong> Inizia ad esercitare la compassione e il perdono dapprima con te stesso, in modo che, quando dovrai poi farlo con gli altri, sarà più naturale e meno frustrante.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Aby | Redazione Purex</em></p>
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		<title>Fall in…love?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 16:02:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Kim West, cinquantuno anni. Ben Ford, trentadue anni. I due sono madre e figlio, ma la donna, da giovanissima, aveva dato il bambino in adozione. Dopo trent’anni lo ha ritrovato e ora i due ritengono di amarsi, non considerando incestuoso il loro sentimento. Questa è, in breve, la storia dei due controversi protagonisti. Sono madre&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Kim West, cinquantuno anni. Ben Ford, trentadue anni. I due sono madre e figlio, ma la donna, da giovanissima, aveva dato il bambino in adozione. Dopo trent’anni lo ha ritrovato e ora i due ritengono di amarsi, non considerando incestuoso il loro sentimento.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Questa è, in breve, la storia dei due controversi protagonisti.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Sono madre e figlio, ma anche innamorati l’uno dell’altra. Innamorati al punto da volersi sposare e desiderando un bambino insieme. A chi domanda loro la natura di un simile sentimento, i due rispondono che non si tratta di incesto, ma di “Genetic Sexual Attraction” (attrazione sessuale genetica, ovvero la conseguenza dell’incontro tra parenti stretti che avviene per la prima volta in età adulta, tipico dei casi di adozione). </span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400">《 So che le persone ci ritengono disgustosi, che dovremmo essere in grado di controllare le nostre pulsioni, ma – ha confessato la donna – quando si viene colpiti da un amore così intenso, si ha il desiderio di combattere contro ogni cosa per difenderlo e portarlo avanti 》</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400">So che questa storia può destare reazioni diversificate, ma voglio soffermarmi su un particolare: Ben ha lasciato sua moglie per unirsi a sua madre.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Mi rattrista il pensiero della mancanza di scrupolosità con cui un matrimonio ha raggiunto la sua fase terminale.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Non voglio entrare nei dettagli di come il signor Ben abbia espresso il volere di separarsi dalla sua attuale ex moglie, tuttavia non posso che  rimanere disgustato, non solo dall’innaturale relazione, ma anche dall’impeto con cui ne è stata fornita la motivazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In un tempo di carestia morale in cui il liberismo etico, ormai degenerato nel liberticidio, è ciò che meglio giustifica le nostre perversioni, vedo inneggiare all’amore laddove – ahimè &#8211;  amore non c’è.<br />
</span><strong>Giustificare le proprie azioni illecite in virtù di “irresistibili” pulsioni sessuali, credendo disonorevole, antiquato e folle rimanere fedeli, è ciò che meglio riesce alla nostra generazione. </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400">Spiacente che ne vadano di mezzo Kim e Ben, ma come in tanti altri casi di separazione, mi chiedo come sia possibile che un’attrazione sessuale fugace ed esterna al matrimonio, riesca a  superare un patto d’amore tra due persone. <span style="color: #993300">Dove sono svanite, dunque, la responsabilità delle proprie scelte, la fedeltà alla persona che si ha scelto di amare? Dov’è la voglia di lottare per difendere l’amore, al di sopra del nostro egoismo? </span></span></p>
<p><span style="font-weight: 400"><strong>Abbiamo smesso di credere nell’amore da quando abbiamo trovato legittimo lasciarci per incomprensioni caratteriali prima di lottare.</strong><br />
</span>Finché non chiuderemo la porta alla possibilità di divorzio, la via più larga e semplice, non troveremo mai il nerbo adatto a costruire quotidianamente le fondamenta delle nostre relazioni.</p>
<p><span style="font-weight: 400">I miei genitori hanno avuto molti problemi tra loro, ma mi hanno lasciato in eredità uno degli insegnamenti più preziosi che custodisco nel mio cuore: <span style="color: #993300">non importa quanto forte sia la tempesta,il capitano non abbandona mai la nave!</span><br />
</span>Credo che l’amore, quello vero, abbia a che fare con l’ingenuità di due sguardi che per la prima volta si scoprono imbarazzati nell’incontrarsi e che, ritrovandosi complici al termine della corsa, sappiano dire: “Finché morte non ci separi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scritto da Mauro | Redazione Purex</em><br />
<em>Fonte: <a href="http://dailymail.co.uk">DailyMail</a></em></p>
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		<title>Gender X: svolta a New York</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 15:17:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Americani certamente non smettono mai di sorprenderci; ecco che, dopo l’ ”iphone X”, sbuca il “Gender X”. No, non è una versione all’avanguardia di un cellulare (anche se può sembrare così), né tantomeno l’ultima pubblicità passata in tv, bensì l’ultima follia messa in scena dalla città della “Grande Mela”. Tranquilli, ve la faccio breve,&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli Americani certamente non smettono mai di sorprenderci; ecco che, dopo l’ ”<em>iphone X</em>”, sbuca il “<em>Gender X</em>”. No, non è una versione all’avanguardia di un cellulare (anche se può sembrare così), né tantomeno l’ultima pubblicità passata in tv, bensì l’ultima follia messa in scena dalla città della “<em>Grande Mela</em>”.<br />
<span style="font-weight: 400">Tranquilli, ve la faccio breve, citando le parole del democratico Corey Johnson: <em>“I Newyorkesi non avranno più bisogno della documentazione di un dottore per cambiare il certificato di nascita, non saranno più trattati come se la loro identità fosse una questione medica</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In nome dell’uguaglianza e del rispetto, questo è tutto ciò che New York, città dalle mille prospettive, è riuscita ad offrirci: uno scenario raccapricciante.<br />
</span><span style="font-weight: 400">È folle vedere gente che insegue la parità di genere, inventando di fatto, generi che non esistono. <span style="color: #993300">L’identità sessuale non è un sostantivo al quale può essere attribuito il genere neutro, né  una squadra di calcio,</span> piuttosto una fede da scegliere razionalmente.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Rimango sconcertato al solo pensiero che negli stessi giorni, in Romania, il popolo  chieda invece di specificare nella propria Costituzione che il matrimonio debba avvenire  tra un uomo ed una donna. Ma questo ormai non fa più scalpore.</span></p>
<p><strong>In un mondo in cui le nuove generazioni non sanno chi sono, stiamo lottando per diritti di ideologie che li privano di quelle poche certezze su cui potrebbero realmente contare, tempestandoli di dubbi ed inventando risposte che negano l’evidenza.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400">Alla “<em>X</em>” avrei attribuito molte funzionalità: può indicare  il luogo di un tesoro nascosto su una mappa, un risultato di una partita, o essere un simbolo per indicare una risposta ad una domanda in un quiz.<br />
In questo caso le domande sgorgano a fiumi, ma non trovo soluzioni, solo innumerevoli incognite. <span style="color: #993300">Stare bene con se stessi non significa vivere per ottenere l’approvazione degli altri, ma guardarsi allo specchio e riconoscere di essere stati creati in modo stupendo</span>, senza adombrare  la realtà.</span></p>
<p><strong>Una cosa so, e questa insegnerò a mio figlio: quanto è bello vivere nella certezza di come mamma mi ha fatto!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
<p><span style="font-weight: 400"><em>Fonte:</em> <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/svolta-a-new-york-gender-x-sul-certificato-di-nascita_3162976-201802a.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tgcom24.mediaset.it</a></span></p>
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		<title>Mamma, ho fatto sexting.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 14:10:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sexting? Una parola che non è ancora stata inserita nello Zanichelli ma se hai fra gli 11 e i 18 anni sai bene che cos&#8217;è. Se hai qualche anno di più forse ne hai sentito parlare e, se sei un adulto, sarebbe meglio tu ti informassi adeguatamente su tutto ciò che un telefono può fare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2018/10/18/mamma-ho-fatto-sexting/">Mamma, ho fatto sexting.</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Sexting? Una parola che non è ancora stata inserita nello Zanichelli ma se hai fra gli 11 e i 18 anni sai bene che cos&#8217;è. Se hai qualche anno di più forse ne hai sentito parlare e, se sei un adulto, sarebbe meglio tu ti informassi adeguatamente su tutto ciò che un telefono può fare con la vita di tuo figlio.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Adolescenza: si apre il sipario sulla propria bellezza corporea. Se vogliamo, è anche un processo naturale: é la fase evolutiva in cui si chiede al mondo di essere  guardati per conquistare un piccolo posticino di popolarità. Abbiamo cercato tutti scollature più evidenti e minigonne a quindici anni, ma come funziona per i nativi del digitale? </span><span style="font-weight: 400">Loro sono abituati a vedere  l&#8217;audience televisiva impazzire davanti ad un bel corpo che ondeggia su tacchi glitterati e che gli  influencer in bikini su Instagram sembrano raccogliere likes da ogni parte del pianeta e allora si chiedono, &#8221;<em>come posso colpire anche io il pubblico con il mio stile?</em>&#8221; </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Il primo selfie con pochi vestiti  lascia a desiderare e, quando si scopre un po&#8217; di più, i commenti di apprezzamento sembrano finalmente sfrecciare da ogni parte. Ma non basterà per farli sentire incoronati come i più popolari della scuola e allora ancora foto sotto richiesta, video fatti con le amiche mentre si balla il twerking, foto fatte in bagno per evidenziare la muscolatura eccessive, </span><span style="font-weight: 400">filtri e hashtag di ogni genere perché il testosterone virtuale senta odore di sensualità e faccia visita sul profilo. Diventare famosi. La via più facile è quella di un profilo altamente sessualizzato.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400"><span style="color: #993300">Vi ricordate quando aspettavate di incrociare lo sguardo del più carino della scuola? Sarebbero passati mesi perché si riuscisse a farsi notare, vero? E allora basta attese! Per i millenials é tutto più semplice.</span> &#8221;<em>Se avrò tanti like visiterà il mio profilo e mi scriverà un messaggio privato</em>&#8221;. L&#8217;intimità è conquistata: non servono stanze quando si hanno  finestre così grandi e spaziose come i propri display.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">&#8221;<em>Dai, mi mandi una foto mentre&#8230;</em>&#8221;</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">&#8221;<em>Ma poi la cancelli?</em> &#8221;</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">&#8221;<em>Si dai&#8230; Manda ti prego&#8230; Mi fai impazzire</em>&#8221;<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Il clima si fa interessante e una serie di foto, video e messaggi vocali di ogni genere iniziano a sfrecciare dalla camera di lei per accertarsi di essere stata abbastanza potente da eccitare il proprio interlocutore dall&#8217;altra parte del telefono. Non sa che lei stessa, sta chiudendo la sua gabbia a chiave per sempre. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Ma non riguarda solo una ragazza. Stiamo parlando di un problema sociale che ogni giorno conta numeri elevatissimi di maschi e femmine. Vittime? Si, di un sistema che apre le sue fauci e non lascia nessuna via d&#8217;uscita. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Una volta inviati, i file multimediali sono proprietà del mondo. Spesso non vengono cancellati affatto e, per scherzo o per vendetta, passano veloci di mano in mano fino a ad essere sotto gli occhi e sulla bocca di chiunque. <span style="color: #993300">La divulgazione diventa una trappola ingestibile che si estende all&#8217; infinito e, la propria immagine, non potrà mai più scegliere di rivestirsi.</span><br />
<strong>Le statistiche ci informano che il 47% delle vittime infatti combatte con suicidi, il 49% sarà vittima di stalking e la viralità  dei contenuti si potrà estinguere solo quando &#8221;passerà di moda&#8221; ma avrà messo per sempre in gioco la loro immagine</strong>. Si parla di bambini dagli 11 anni in poi. Errori adolescenziali, si sa che li abbiamo fatti tutti, ma quelli di oggi a quanto pare, costano caro e quando distrattamente sentiamo la notizia di un suicidio, dovremmo soffermarci per riflettere su cosa sta accadendo nel mondo invisibile della rete. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">In un attimo, una popolazione intera  entra in una cameretta e la vittima sarà ossessionata per sempre dallo sbattere di ciglia virtuali che la stanno guardando per ridere di lei e l&#8217;eco dei commenti sarà una voce inestinguibile nelle sue paure.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Crediamo sia un problema abbastanza grave per cui prendere adeguati provvedimenti. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">La cultura purex offre un contenuto alternativo a ragazze e ragazzi insegnando loro che spogliarsi vuol dire non amare abbastanza la propria dignità. Attraverso gli stessi social diciamo  ai ragazzi che <strong><em>&#8221;la vera ricchezza é possedere le cose e non mostrarle&#8221;</em></strong>. Scegliamo di andare controcorrente e far parlare di noi perché siamo quelli della generazione “<em>diversa</em>”.<br />
<span style="color: #993300">Il mondo ha bisogno di un popolo di giovani che uniscono la loro voce per  dimostrare che vivere nella purezza è possibile ed è il miglior modo per conquistare l&#8217;altro sesso</span> e&#8230;anche il più carino della scuola!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Butterfly: la prima serie tv sui bambini trans.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 11:26:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La prima serie tv sui bambini transgender parte dall’Inghilterra. La storia è quella di Max/Maxine,  un’undicenne nata in un corpo di bambino, e della sua famiglia. Sul sito Ansa.it ho letto una frase in particolare che mi ha fatto riflettere: “Questa è la prima serie a parlare di bambini trans, ma arriverà il momento in&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La prima serie tv sui bambini transgender parte dall’Inghilterra. La storia è quella di Max/Maxine,  un’undicenne nata in un corpo di bambino, e della sua famiglia.</p>
<p class="p1">Sul sito Ansa.it ho letto una frase in particolare che mi ha fatto riflettere: “<i>Questa è la prima serie a parlare di bambini trans, ma arriverà il momento in cui le storie includeranno personaggi trans non in quanto trans, come dopo 20 anni è successo con gli omosessuali.</i>”<br />
Molti vedono questa notizia come un passo avanti per l’umanità, pensando che in nome dei diritti e dell’uguaglianza si stia dando voce a chi non era ascoltato; in realtà <strong>l’unica cosa che riesco a sentire è il rumore di una generazione che sta crescendo sempre più confusa</strong>.</p>
<p class="p1"><span style="color: #993300">Educare il bambino significa orientarlo verso l’uomo che può diventare esattamente come educare la bambina significa orientarla verso la donna che può diventare</span>, “<i>ma questa è una serie tv per tutti”</i>, come dice Luca Barsaglia, excutive director programming di Fox Italia, quindi anche una serie tv per bambini, o forse soprattutto per bambini, in modo che possano prendere esempio ed essere ispirati a trovare la loro strada.</p>
<p class="p1">Ma <strong>se l’identità diventa indistinta, l’educazione manca il proprio scopo</strong>. E’ questo che stiamo insegnando alle nuove generazioni, non le stiamo portando verso una crescita in nome della libertà e del progresso, le stiamo solo rendendo più confuse e fragili. Le stiamo insegnando che tutto ciò che era certo ed ovvio ora non lo è più, che ciò che poteva essere un punto di riferimento per la propria identità può essere un ulteriore punto di domanda. Come se non ci fossero abbastanza incertezze nella vita. Siamo proprio sicuri che possiamo definire questa serie tv come un trampolino di lancio? O è piuttosto un’inversione di marcia?</p>
<p class="p1">
<p><em>Articolo scritto da Sara</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/10/13/butterfly-drama-su-bimba-trans_ed8a4204-ddc9-4fd3-b70f-f86987893871.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ansa.it</a></em></p>
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