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	<title>affetto Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Detox affettivo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 16:22:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo circondati ogni giorno da tante persone che volendo o no influenzano i nostri modi di vivere, pensare, agire e reagire solo che molto spesso non ci soffermiamo a riflettere sull’effetto che tutto questo ha sui nostri comportamenti e sulla nostra identità. Prova a pensare a tutte quelle persone che fanno parte della tua quotidianità:&#8230;</p>
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<p>Siamo circondati ogni giorno da tante persone che volendo o no influenzano i nostri modi di vivere, pensare, agire e reagire solo che molto spesso non ci soffermiamo a riflettere sull’effetto che tutto questo ha sui nostri comportamenti e sulla nostra identità. Prova a pensare a tutte quelle persone che fanno parte della tua quotidianità: quante di queste relazioni sono veramente sane e fanno davvero bene alla tua vita? Potresti rispondermi dicendo che ognuna di queste è buona per te e potresti anche dirmi che hanno tutte un’influenza positiva sulla tua vita.                                                                                                                                                                                                                      Tutto questo però dipende da quello che oggettivamente possiamo considerare buono. Oggi voglio darti una mano nel selezionare le tue amicizie per assicurarti che ognuna di queste sia davvero una relazione che fa bene al tuo cuore e al tuo equilibrio emotivo.</p>



<p>Ti propongo alcuni punti su cui riflettere e in questo modo scoprirai se esiste il bisogno di un detox affettivo nella tua vita.                          1) Ti senti libero di poterti esprimere nelle tue relazione? Generalmente in una relazione tossica si tende a compiacere l’altro, annullando  completamente la propria essenza per paura di perdere la persona o allontanarla dalla nostra vita.                                                  2) Come ti senti quando trascorri del tempo lontano da quella persona? Vai nel panico, la cerchi fino a che non ti risponde, stai male se non la senti, questi sono alcuni semafori che ti possono aiutare a riconoscere il bisogno di disintossicazione dalla persona.                     3) Cosa rappresenta per te questa persona? Molto spesso sentiamo frasi come: “sei la mia gioia”, “sei il senso della mia vita”. Parole molto forti da pronunciare e molto spesso anche troppo facile da dimenticare ma la realtà è che una relazione non può essere la fonte della tua gioia o il senso della tua vita. Non puoi fare di una amicizia o di un partner tutto questo. </p>



<p>Se riconosci queste caratteristiche in una o più relazioni non preoccuparti, adesso stai aprendo i tuoi occhi e stai comprendendo che ci sono situazioni da aggiustare e sistemare. Non è sempre necessario rinunciare del tutto a queste relazioni; a volte abbiamo solo bisogno di disintossicarci dal troppo sentirci per telefono, dai troppi messaggini oppure dal troppo stare insieme: azioni che a lungo andare potrebbero alimentare la dipendenza che si ha dell’altra persona.&nbsp; Altre volte è utile disintossicarci dalla influenza che la persona ha sulla nostra vita, influenza che spesso potrebbe portarci a prendere scelte e decisioni sbagliate. Ci sono volte invece dove è utile prendere posizione e smettere di accettare atteggiamenti nocivi e tossici dell’altra persona su di noi.&nbsp;</p>



<p>Ognuno di noi conosce nel profondo le relazioni tossiche presenti nella propria vita. L’importante è la comunicazione, il confronto con l’altra persona è una chiave fondamentale e irrinunciabile all’interno di ogni relazione sana.</p>



<p>Come in una dieta detox l’acqua naturale è elemento fondamentale per togliere le sostanze nocive, la trasparenza e comunicazione sono quindi elementi importanti per disintossicarci. Inoltre così come l’esercizio fisico è importante per espellere le tossine e ripulire il corpo, la costanza nel rimanere fedeli e fermi in questo processo garantirà un rapido effetto terapeutico. Non è un processo facile ma molto spesso è essenziale per l’ equilibrio emotivo nella nostra vita.</p>



<p>Nello slogan di una dieta detox ho letto questa frase:sei ciò che bevi!                                                                                                                                             Nel nostro caso direi: sei la persona che scegli di essere, quindi scegli cautamente</p>



<p>Articolo scritto da Francesca || Redazione purex&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Dal trauma alla relazione</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 08:25:37 +0000</pubDate>
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<p>Si sente spesso parlare del legame fra la storia affettiva infantile di un individuo, e le sue future scelte relazionali. <strong>È un dato di fatto che durante l’infanzia si costituiscano le basi per la vita relazionale futura</strong>. L’esempio più evidente è quello delle storie affettive traumatiche, in cui l’infanzia sia caratterizzata da abuso, trascuratezza, carenza di cure, con ripercussioni evidenti sulle relazioni in età adulta. Cosa accade nella nostra mente quando viviamo relazioni infantili traumatiche? Esistono diversi approcci al problema; secondo una prospettiva psicodinamica, la mancanza di un genitore sufficientemente amorevole, implica l’assenza di qualcuno che possa accogliere le proprie emozioni, il genitore ha la funzione, fra le altre, di accogliere l’emotività del figlio, sintonizzarsi con essa, ed aiutarlo a comprendere quegli stati che vive, di eccitazione, gioia, ma anche di terrore ed angoscia. Il pianto del bambino viene accolto e seguito da una consolazione, questa non è solo un modo per evitare lo stress delle urla o le lamentele dei vicini, la consolazione è trasformazione delle emozioni, così che l’angoscia venga tramutata in tranquillità: <strong>il genitore accoglie le emozioni del figlio, le trasforma, e gliele “restituisce” in una nuova forma, più positiva</strong>. Con questa trasformazione, il genitore trasferisce al figlio, un pezzettino alla volta, anche la capacità di divenire lui stesso in grado di gestire la propria emotività.<br><br>Cosa ha a che fare tutto ciò con le relazioni adulte?<br>La capacità di gestire le proprie emozioni in età adulta, secondo diverse prospettive d’indagine, discende direttamente da questo processo infantile, infatti la gestione delle relazioni in età adulta contiene in sé alcuni frammenti della nostra esperienza infantile, che lo vogliamo o meno.<br>Le nostre prime esperienze affettive lasciano delle tracce in noi, essendo la mente del lattante o del bambino in una fase critica per la propria formazione e, una volta cresciuti, tendiamo ad utilizzare quello “<em>stampino</em>” relazionale che si è creato nella nostra mente con le prime relazioni.<br>Cosa implica questo? Che una relazione infantile traumatica, ci spingerà ad avere uno “<em>stampino</em> <em>traumatico</em>”, che ci spingerà a cercare creare nuove relazioni che possano adattarsi a quella stessa immagine. Se non abbiamo ricevuto la giusta attenzione, le giuste cure, tenderemo ad utilizzare la nostra idea di relazione per cercare e ricreare situazioni affettive in cui non riceviamo abbastanza attenzione o abbastanza cure.<br>In questo modo si genera un circolo vizioso per il quale sembra che non si riesca mai a trovare una persona che non ci faccia soffrire, che non sia incapace di farci sentire abbastanza amati.<br>In alcuni casi, <strong>utilizzare questo stampino fallimentare, ci permette di rivivere quei traumi antichi, e ci offre l’illusione di poter cambiare il passato. </strong>Rivivere la stessa situazione traumatica, ma con nuovi strumenti, nuove capacità, ci illude di poter, questa volta, riuscire a trasformare quella relazione disfunzionale in qualcosa di buono. Ed eccoci che replichiamo la stessa storia più e più volte.</p>



<p><strong>La mente è il più potente strumento di cui siamo stati dotati, ma se mal gestita può diventare un’arma contro noi stessi, spingendoci ad una vita di cicliche sofferenze</strong>.<br>Il passato ha un grande potere, ci ha formati e determinati, ma la fine delle cose è più importante del loro inizio. Prendiamo consapevolezza delle nostre radici, del fatto che ne siamo una diretta derivazione; una volta compresa l’origine della nostra sofferenza e di quelle parti di noi che ci spingono a riviverla più e più volte, saremo più in grado di riprendere in mano le redini delle nostre relazioni e della nostra vita.</p>



<p><em>Articolo scritto da Thomas || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Come riconoscere la dipendenza affettiva</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 07:52:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8211; Ti è mai capitato di sentire un bisogno costante di rassicurazione? &#8211; Di ricercare l’approvazione continua di una persona ed avere la necessità di un suo parere per prendere qualunque decisione? &#8211; Di avere una forte paura di perdere una persona che rappresenta il fulcro della tua vita? Ecco, questi sono i primi segnali&#8230;</p>
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<p>&#8211; Ti è mai capitato di sentire un bisogno costante di rassicurazione?</p>



<p>&#8211; Di ricercare l’approvazione continua di una persona ed avere la necessità di un suo parere per prendere qualunque decisione?</p>



<p>&#8211; Di avere una forte paura di perdere una persona che rappresenta il fulcro della tua vita?</p>



<p>Ecco, questi sono i primi segnali per riconoscere se siamo affettivamente dipendenti da qualcuno, che può essere il nostro partner, un genitore, un amico, una qualsiasi persona che faccia parte della nostra cerchia ristretta di contatti. In poche parole, la dipendenza affettiva consiste nel delegare la nostra felicità ad un’altra persona che diventa il centro del nostro mondo, nel quale però noi stessi siamo completamente messi da parte. Ecco perché <strong>è pericoloso trovarci coinvolti in questo tipo di relazione e sentimenti, perché sono tossici per entrambi i soggetti coinvolti</strong>. Ci sono diverse motivazioni che portano una persona a dipendere dall&#8217;altra come: l’insicurezza, la bassa autostima e ci sono vari elementi che ci fanno comprendere di essere dipendenti da qualcuno. Ecco i più comuni:</p>



<p>&#8211; perdere il senso di sé</p>



<p>&#8211; responsabilità emotiva di soddisfare bisogni altrui, escludendo i propri.</p>



<p>&#8211; bisogno di validazione</p>



<p>&#8211; difficoltà a fidarsi degli altri ed a credere di essere meritevoli di amore</p>



<p>&#8211; sentirsi sicuri solo se si è in una relazione, col conseguente terrore che possa finire<br>&#8211; mettere il partner su un piedistallo e voler sapere sempre tutto su di lei/lui.</p>



<p>&#8211; difficoltà a dire di no </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>&#8211; sensazione di scegliere sempre la persona sbagliata.</p>
</div></div>



<p><strong>Tutto questo genera un forte attaccamento verso l’altro</strong>, un coinvolgimento di emozioni e di personalità, la fusione di due mondi che dovrebbero rimanere distinti. I propri bisogni personali passano in secondo piano, lasciando il posto a quelli del partner.<br>Il dipendente affettivo si sente in dovere di soddisfare ogni necessità dell’altro, per contenere l’angosciosa idea di essere rifiutato, sostituito, di subire la fine della relazione. Per la stessa ragione, spesso nel dipendente scatta un sentimento di gelosia eccessiva, accompagnato da ostilità verso le persone intorno al partner.<br>La ferita dell’abbandono è così viva che, al presentarsi nella vita del partner di persone che si rivelino essergli care, la possessività del dipendente si riaccende, reclamando con forza l’altro, quasi come una proprietà. Il dolore è profondo, molto radicato, e non è semplice riconoscerlo. Alla base di tutto, vi è nella persona un incredibile bisogno di realizzazione e di consapevolezza del proprio valore e della propria esclusività. Il fatto di ricercare tutto questo in qualcosa o qualcuno al di fuori da sé stessi, ha le sue radici in fattori che generalmente risalgono all’infanzia o all’adolescenza, e quasi sempre al contesto familiare.</p>



<p><strong>L&#8217;ambiente</strong> in cui questi problemi emergono, <strong>spesso è caratterizzato da una mancanza di attenzione, affetto, cura, con un conseguente senso di abbandono.</strong> Per questo la paura del distacco o alle volte anche un saluto troppo veloce, un semplice “ciao” su whatsapp senza una emoticon carina, può far scattare quella stessa sensazione di rifiuto. Non è facile per la persona riconoscere di essere un dipendente affettivo, proprio perché ammetterlo significherebbe entrare in contatto con delle ferite passate, alle volte sotterrate chissà da quanto tempo, e spesso non siamo pronti a tornare a sentire di nuovo quel dolore silenzioso ma allo stesso tempo assordante, necessario per essere guariti. Ci vuole coraggio, ma è l’unica via per uscirne ed iniziare a vivere rapporti sani ed equilibrati.</p>



<p>Personalmente conosco questo tipo di sentimenti e so cosa significhi sentire il dolore di una ferita non ancora completamente rimarginata; ma per quanto doloroso possa essere, questa è la chiave per disintossicare ogni relazione. La realtà è che non abbiamo bisogno di qualcuno che ci valorizzi quando siamo consapevoli del valore che abbiamo, e non abbiamo bisogno nemmeno di mendicare amore dagli altri, quando impariamo a scoprire la bellezza che c’è dentro ognuno di noi. <strong>Non siamo nati per elemosinare affetto e affermazione, tutto quello che cerchiamo negli altri è già dentro di noi</strong>. Comprendere questa verità e fare pace con il passato, sono la chiave per rapporti sani. Una volta compresa la bellezza che è in noi, non solo non avremo bisogno di qualcuno che ci completi, ma saremo capaci di costruire rapporti sani, non più basati su una confluenza di vite ed emozioni, ma su due vite che possono veramente darsi l’una all&#8217;altra senza annullarsi.</p>



<p><em>Articolo scritto da Francesca || Redazione Purex</em><br></p>



<p></p>
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		<title>I deserti dell&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 10:17:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Perché non mi basto? Ho 38 anni e mi comporto come quando ne avevo 18: non so stare da sola e inseguo uomini che evidentemente non muoiono dalla voglia di stare con me. Sto pronta, sempre disponibile, mi sciolgo per un messaggio buttato lì una volta a settimana, non conto più le buche ricevute, naturalmente senza che mi si chieda mai scusa. È questione di tattica: devo fare la sostenuta? Se uno mi piace, io non ho voglia di nasconderlo. Forse è questione di dignità. Se mi lascio fare questo, mi voglio proprio poco bene.<br />
</em><em>Eppure l’emozione del messaggino la preferisco al deserto della mia solitudine. (G.P.)&#8221;</em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Antoine De Saint-Exupéry affermò: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La perfezione non si ottiene quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ garantito che non raggiungeremo mai questo grado di perfezione, ma <span style="color: #993300;">perché ci sentiamo così inappagati? Perché abbiamo bisogno costantemente di aggiungere nuove emozioni alla nostra vita? Perché, pur di gridare la nostra esistenza al mondo, siamo disposti a farci usare, piuttosto che farci amare?</span><br />
</span>Forse è questione di dignità<b><i>. </i></b>Sì, forse. Perché la nostra anima è così affamata di attenzioni, tanto che è disposta a tutto pur di saziarsi, sfoggiando attitudini mai pensate. Interpretiamo parti per cui non siamo portati, attirando <i>“giostre di tormenti senza fine”</i>, perdiamo la testa per qualcuno di inarrivabile che spaccia il proprio banale ed ingombrante narcisismo per profondità di pensiero.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai sappiamo come andranno a finire tutte queste storie, eppure siamo diventati così indifferenti, che sfociamo in un comodo masochismo autocommiserante.<br />
</span><strong>Abbiamo così tanto bisogno di essere amati per curare il nostro cuore da ferite mai guarite, che preferiamo <i>“l’emozione del messaggino al deserto della nostra solitudine”</i></strong><span style="font-weight: 400;"><strong>.</strong> Diventiamo vulnerabili ed instancabilmente disponibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando la nostra ricerca diventerà disinteressata, inizieremo a guardare dentro di noi con sincerità e non più agli altri con giudizio ed invidia; quando smetteremo di appoggiarci alle stampelle di standard scadenti che questa società offre per iniziare a camminare verso l’autenticità e l’integrità di uomini e donne veri, allora troveremo un equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Non potremo mai amare qualcuno, se prima non amiamo noi stessi.</strong> E quando lo faremo, non avremo più bisogno di “</span><i><span style="font-weight: 400;">complimenti che costano poco e che a volte non valgono di più</span></i><span style="font-weight: 400;">”, come suggerisce Jovanotti.</span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Fonte: <a href="https://www.vanityfair.it/vanity-stars/massimo-gramellini/2018/01/24/fingere-amore-oscar-rubrica-massimo-gramellini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vanityfair.it</a></span></em></p>
<p><em>Scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
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		<title>La psicologia delle relazioni</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2018/11/13/la-psicologia-delle-relazioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 14:48:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’uomo è stato creato per interagire con gli altri, per vivere in comunità e confrontarsi. Ci sono due modi in cui, secondo Watzlawick, filosofo austriaco specialista delle scienze umane, tendiamo a relazionarci con gli altri: la relazione simmetrica e quella complementare. Nella relazione simmetrica si parla di uguaglianza: gli individui interagiscono e si rispecchiano nei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">L’uomo è stato creato per interagire con gli altri, per vivere in comunità e confrontarsi.<br />
Ci sono due modi in cui, secondo Watzlawick, filosofo austriaco specialista delle scienze umane, tendiamo a relazionarci con gli altri: la relazione simmetrica e quella complementare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella relazione simmetrica si parla di uguaglianza: gli individui interagiscono e si rispecchiano nei loro comportamenti reciprocamente, ponendosi dunque sullo stesso piano. Si può definire tale una relazione di amicizia, tra fratelli oppure il rapporto di coppia.<br />
</span>Per quanto riguarda invece la relazione complementare, un individuo assume una posizione subalterna rispetto all’altro: la struttura del rapporto è quindi definita dal ruolo. Costituiscono esempi validi le relazioni tra genitore e figlio, alunno ed insegnante.</p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella vita di tutti i giorni, per poter vivere relazioni sane, occorre alternare queste due modalità: a volte è necessario raffrontarsi in modo simmetrico, altre volte in modo complementare.<br />
</span>Nel momento in cui uno dei due membri rigetta l’altro,si rischia di instaurare legami patologici a sfavore dell’individuo in posizione subalterna, il principio di uguaglianza viene compromesso e si entra in competizione, per mezzo della quale si incorre nell’interruzione del rapporto. Risulta dunque necessario intraprendere un percorso di conoscenza della propria coscienza, in modo da ottenere un ruolo definito, non solo nella propria psiche, ma anche a fronte degli astanti.<br />
<span style="font-weight: 400">Il continuo lavoro di auto-interrogazione e auto-riflessività, tipici di un’era eclettica come il ventunesimo secolo, conducono l’essere umano ad una totale crisi ontologica, che danneggia la definizione della propria personalità, e dunque le relazioni del singolo con il mondo esterno, l’intersoggettività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Nella Bibbia è esplicitato di <span style="color: #993300">amare il prossimo come noi stessi</span>, dunque, <span style="color: #993300">per amare qualcun altro, è necessario in primo luogo amare se stessi</span>. Quindi <strong>se vuoi iniziare a vivere relazioni sane ed equilibrate, come primo step inizia a conoscerti, ad accettarti e ad amarti per quello che sei.</strong> Inizia ad esercitare la compassione e il perdono dapprima con te stesso, in modo che, quando dovrai poi farlo con gli altri, sarà più naturale e meno frustrante.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Aby | Redazione Purex</em></p>
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		<title>Fall in…love?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 16:02:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Kim West, cinquantuno anni. Ben Ford, trentadue anni. I due sono madre e figlio, ma la donna, da giovanissima, aveva dato il bambino in adozione. Dopo trent’anni lo ha ritrovato e ora i due ritengono di amarsi, non considerando incestuoso il loro sentimento. Questa è, in breve, la storia dei due controversi protagonisti. Sono madre&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Kim West, cinquantuno anni. Ben Ford, trentadue anni. I due sono madre e figlio, ma la donna, da giovanissima, aveva dato il bambino in adozione. Dopo trent’anni lo ha ritrovato e ora i due ritengono di amarsi, non considerando incestuoso il loro sentimento.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Questa è, in breve, la storia dei due controversi protagonisti.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Sono madre e figlio, ma anche innamorati l’uno dell’altra. Innamorati al punto da volersi sposare e desiderando un bambino insieme. A chi domanda loro la natura di un simile sentimento, i due rispondono che non si tratta di incesto, ma di “Genetic Sexual Attraction” (attrazione sessuale genetica, ovvero la conseguenza dell’incontro tra parenti stretti che avviene per la prima volta in età adulta, tipico dei casi di adozione). </span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400">《 So che le persone ci ritengono disgustosi, che dovremmo essere in grado di controllare le nostre pulsioni, ma – ha confessato la donna – quando si viene colpiti da un amore così intenso, si ha il desiderio di combattere contro ogni cosa per difenderlo e portarlo avanti 》</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400">So che questa storia può destare reazioni diversificate, ma voglio soffermarmi su un particolare: Ben ha lasciato sua moglie per unirsi a sua madre.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Mi rattrista il pensiero della mancanza di scrupolosità con cui un matrimonio ha raggiunto la sua fase terminale.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Non voglio entrare nei dettagli di come il signor Ben abbia espresso il volere di separarsi dalla sua attuale ex moglie, tuttavia non posso che  rimanere disgustato, non solo dall’innaturale relazione, ma anche dall’impeto con cui ne è stata fornita la motivazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In un tempo di carestia morale in cui il liberismo etico, ormai degenerato nel liberticidio, è ciò che meglio giustifica le nostre perversioni, vedo inneggiare all’amore laddove – ahimè &#8211;  amore non c’è.<br />
</span><strong>Giustificare le proprie azioni illecite in virtù di “irresistibili” pulsioni sessuali, credendo disonorevole, antiquato e folle rimanere fedeli, è ciò che meglio riesce alla nostra generazione. </strong></p>
<p><span style="font-weight: 400">Spiacente che ne vadano di mezzo Kim e Ben, ma come in tanti altri casi di separazione, mi chiedo come sia possibile che un’attrazione sessuale fugace ed esterna al matrimonio, riesca a  superare un patto d’amore tra due persone. <span style="color: #993300">Dove sono svanite, dunque, la responsabilità delle proprie scelte, la fedeltà alla persona che si ha scelto di amare? Dov’è la voglia di lottare per difendere l’amore, al di sopra del nostro egoismo? </span></span></p>
<p><span style="font-weight: 400"><strong>Abbiamo smesso di credere nell’amore da quando abbiamo trovato legittimo lasciarci per incomprensioni caratteriali prima di lottare.</strong><br />
</span>Finché non chiuderemo la porta alla possibilità di divorzio, la via più larga e semplice, non troveremo mai il nerbo adatto a costruire quotidianamente le fondamenta delle nostre relazioni.</p>
<p><span style="font-weight: 400">I miei genitori hanno avuto molti problemi tra loro, ma mi hanno lasciato in eredità uno degli insegnamenti più preziosi che custodisco nel mio cuore: <span style="color: #993300">non importa quanto forte sia la tempesta,il capitano non abbandona mai la nave!</span><br />
</span>Credo che l’amore, quello vero, abbia a che fare con l’ingenuità di due sguardi che per la prima volta si scoprono imbarazzati nell’incontrarsi e che, ritrovandosi complici al termine della corsa, sappiano dire: “Finché morte non ci separi”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scritto da Mauro | Redazione Purex</em><br />
<em>Fonte: <a href="http://dailymail.co.uk">DailyMail</a></em></p>
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		<title>Gender X: svolta a New York</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 15:17:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Americani certamente non smettono mai di sorprenderci; ecco che, dopo l’ ”iphone X”, sbuca il “Gender X”. No, non è una versione all’avanguardia di un cellulare (anche se può sembrare così), né tantomeno l’ultima pubblicità passata in tv, bensì l’ultima follia messa in scena dalla città della “Grande Mela”. Tranquilli, ve la faccio breve,&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli Americani certamente non smettono mai di sorprenderci; ecco che, dopo l’ ”<em>iphone X</em>”, sbuca il “<em>Gender X</em>”. No, non è una versione all’avanguardia di un cellulare (anche se può sembrare così), né tantomeno l’ultima pubblicità passata in tv, bensì l’ultima follia messa in scena dalla città della “<em>Grande Mela</em>”.<br />
<span style="font-weight: 400">Tranquilli, ve la faccio breve, citando le parole del democratico Corey Johnson: <em>“I Newyorkesi non avranno più bisogno della documentazione di un dottore per cambiare il certificato di nascita, non saranno più trattati come se la loro identità fosse una questione medica</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In nome dell’uguaglianza e del rispetto, questo è tutto ciò che New York, città dalle mille prospettive, è riuscita ad offrirci: uno scenario raccapricciante.<br />
</span><span style="font-weight: 400">È folle vedere gente che insegue la parità di genere, inventando di fatto, generi che non esistono. <span style="color: #993300">L’identità sessuale non è un sostantivo al quale può essere attribuito il genere neutro, né  una squadra di calcio,</span> piuttosto una fede da scegliere razionalmente.<br />
</span><span style="font-weight: 400">Rimango sconcertato al solo pensiero che negli stessi giorni, in Romania, il popolo  chieda invece di specificare nella propria Costituzione che il matrimonio debba avvenire  tra un uomo ed una donna. Ma questo ormai non fa più scalpore.</span></p>
<p><strong>In un mondo in cui le nuove generazioni non sanno chi sono, stiamo lottando per diritti di ideologie che li privano di quelle poche certezze su cui potrebbero realmente contare, tempestandoli di dubbi ed inventando risposte che negano l’evidenza.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400">Alla “<em>X</em>” avrei attribuito molte funzionalità: può indicare  il luogo di un tesoro nascosto su una mappa, un risultato di una partita, o essere un simbolo per indicare una risposta ad una domanda in un quiz.<br />
In questo caso le domande sgorgano a fiumi, ma non trovo soluzioni, solo innumerevoli incognite. <span style="color: #993300">Stare bene con se stessi non significa vivere per ottenere l’approvazione degli altri, ma guardarsi allo specchio e riconoscere di essere stati creati in modo stupendo</span>, senza adombrare  la realtà.</span></p>
<p><strong>Una cosa so, e questa insegnerò a mio figlio: quanto è bello vivere nella certezza di come mamma mi ha fatto!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
<p><span style="font-weight: 400"><em>Fonte:</em> <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/svolta-a-new-york-gender-x-sul-certificato-di-nascita_3162976-201802a.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tgcom24.mediaset.it</a></span></p>
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		<title>Mamma, ho fatto sexting.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 14:10:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sexting? Una parola che non è ancora stata inserita nello Zanichelli ma se hai fra gli 11 e i 18 anni sai bene che cos&#8217;è. Se hai qualche anno di più forse ne hai sentito parlare e, se sei un adulto, sarebbe meglio tu ti informassi adeguatamente su tutto ciò che un telefono può fare&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Sexting? Una parola che non è ancora stata inserita nello Zanichelli ma se hai fra gli 11 e i 18 anni sai bene che cos&#8217;è. Se hai qualche anno di più forse ne hai sentito parlare e, se sei un adulto, sarebbe meglio tu ti informassi adeguatamente su tutto ciò che un telefono può fare con la vita di tuo figlio.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Adolescenza: si apre il sipario sulla propria bellezza corporea. Se vogliamo, è anche un processo naturale: é la fase evolutiva in cui si chiede al mondo di essere  guardati per conquistare un piccolo posticino di popolarità. Abbiamo cercato tutti scollature più evidenti e minigonne a quindici anni, ma come funziona per i nativi del digitale? </span><span style="font-weight: 400">Loro sono abituati a vedere  l&#8217;audience televisiva impazzire davanti ad un bel corpo che ondeggia su tacchi glitterati e che gli  influencer in bikini su Instagram sembrano raccogliere likes da ogni parte del pianeta e allora si chiedono, &#8221;<em>come posso colpire anche io il pubblico con il mio stile?</em>&#8221; </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Il primo selfie con pochi vestiti  lascia a desiderare e, quando si scopre un po&#8217; di più, i commenti di apprezzamento sembrano finalmente sfrecciare da ogni parte. Ma non basterà per farli sentire incoronati come i più popolari della scuola e allora ancora foto sotto richiesta, video fatti con le amiche mentre si balla il twerking, foto fatte in bagno per evidenziare la muscolatura eccessive, </span><span style="font-weight: 400">filtri e hashtag di ogni genere perché il testosterone virtuale senta odore di sensualità e faccia visita sul profilo. Diventare famosi. La via più facile è quella di un profilo altamente sessualizzato.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400"><span style="color: #993300">Vi ricordate quando aspettavate di incrociare lo sguardo del più carino della scuola? Sarebbero passati mesi perché si riuscisse a farsi notare, vero? E allora basta attese! Per i millenials é tutto più semplice.</span> &#8221;<em>Se avrò tanti like visiterà il mio profilo e mi scriverà un messaggio privato</em>&#8221;. L&#8217;intimità è conquistata: non servono stanze quando si hanno  finestre così grandi e spaziose come i propri display.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">&#8221;<em>Dai, mi mandi una foto mentre&#8230;</em>&#8221;</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">&#8221;<em>Ma poi la cancelli?</em> &#8221;</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">&#8221;<em>Si dai&#8230; Manda ti prego&#8230; Mi fai impazzire</em>&#8221;<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Il clima si fa interessante e una serie di foto, video e messaggi vocali di ogni genere iniziano a sfrecciare dalla camera di lei per accertarsi di essere stata abbastanza potente da eccitare il proprio interlocutore dall&#8217;altra parte del telefono. Non sa che lei stessa, sta chiudendo la sua gabbia a chiave per sempre. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Ma non riguarda solo una ragazza. Stiamo parlando di un problema sociale che ogni giorno conta numeri elevatissimi di maschi e femmine. Vittime? Si, di un sistema che apre le sue fauci e non lascia nessuna via d&#8217;uscita. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Una volta inviati, i file multimediali sono proprietà del mondo. Spesso non vengono cancellati affatto e, per scherzo o per vendetta, passano veloci di mano in mano fino a ad essere sotto gli occhi e sulla bocca di chiunque. <span style="color: #993300">La divulgazione diventa una trappola ingestibile che si estende all&#8217; infinito e, la propria immagine, non potrà mai più scegliere di rivestirsi.</span><br />
<strong>Le statistiche ci informano che il 47% delle vittime infatti combatte con suicidi, il 49% sarà vittima di stalking e la viralità  dei contenuti si potrà estinguere solo quando &#8221;passerà di moda&#8221; ma avrà messo per sempre in gioco la loro immagine</strong>. Si parla di bambini dagli 11 anni in poi. Errori adolescenziali, si sa che li abbiamo fatti tutti, ma quelli di oggi a quanto pare, costano caro e quando distrattamente sentiamo la notizia di un suicidio, dovremmo soffermarci per riflettere su cosa sta accadendo nel mondo invisibile della rete. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">In un attimo, una popolazione intera  entra in una cameretta e la vittima sarà ossessionata per sempre dallo sbattere di ciglia virtuali che la stanno guardando per ridere di lei e l&#8217;eco dei commenti sarà una voce inestinguibile nelle sue paure.<br />
</span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">Crediamo sia un problema abbastanza grave per cui prendere adeguati provvedimenti. </span><span style="font-weight: 400"><br />
</span><span style="font-weight: 400">La cultura purex offre un contenuto alternativo a ragazze e ragazzi insegnando loro che spogliarsi vuol dire non amare abbastanza la propria dignità. Attraverso gli stessi social diciamo  ai ragazzi che <strong><em>&#8221;la vera ricchezza é possedere le cose e non mostrarle&#8221;</em></strong>. Scegliamo di andare controcorrente e far parlare di noi perché siamo quelli della generazione “<em>diversa</em>”.<br />
<span style="color: #993300">Il mondo ha bisogno di un popolo di giovani che uniscono la loro voce per  dimostrare che vivere nella purezza è possibile ed è il miglior modo per conquistare l&#8217;altro sesso</span> e&#8230;anche il più carino della scuola!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Butterfly: la prima serie tv sui bambini trans.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 11:26:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La prima serie tv sui bambini transgender parte dall’Inghilterra. La storia è quella di Max/Maxine,  un’undicenne nata in un corpo di bambino, e della sua famiglia.</p>
<p class="p1">Sul sito Ansa.it ho letto una frase in particolare che mi ha fatto riflettere: “<i>Questa è la prima serie a parlare di bambini trans, ma arriverà il momento in cui le storie includeranno personaggi trans non in quanto trans, come dopo 20 anni è successo con gli omosessuali.</i>”<br />
Molti vedono questa notizia come un passo avanti per l’umanità, pensando che in nome dei diritti e dell’uguaglianza si stia dando voce a chi non era ascoltato; in realtà <strong>l’unica cosa che riesco a sentire è il rumore di una generazione che sta crescendo sempre più confusa</strong>.</p>
<p class="p1"><span style="color: #993300">Educare il bambino significa orientarlo verso l’uomo che può diventare esattamente come educare la bambina significa orientarla verso la donna che può diventare</span>, “<i>ma questa è una serie tv per tutti”</i>, come dice Luca Barsaglia, excutive director programming di Fox Italia, quindi anche una serie tv per bambini, o forse soprattutto per bambini, in modo che possano prendere esempio ed essere ispirati a trovare la loro strada.</p>
<p class="p1">Ma <strong>se l’identità diventa indistinta, l’educazione manca il proprio scopo</strong>. E’ questo che stiamo insegnando alle nuove generazioni, non le stiamo portando verso una crescita in nome della libertà e del progresso, le stiamo solo rendendo più confuse e fragili. Le stiamo insegnando che tutto ciò che era certo ed ovvio ora non lo è più, che ciò che poteva essere un punto di riferimento per la propria identità può essere un ulteriore punto di domanda. Come se non ci fossero abbastanza incertezze nella vita. Siamo proprio sicuri che possiamo definire questa serie tv come un trampolino di lancio? O è piuttosto un’inversione di marcia?</p>
<p class="p1">
<p><em>Articolo scritto da Sara</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/10/13/butterfly-drama-su-bimba-trans_ed8a4204-ddc9-4fd3-b70f-f86987893871.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ansa.it</a></em></p>
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		<title>Sentimenti Robot</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2018 08:50:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;improvviso comprendo un’affermazione che avevo scorto tempo fa in un articolo che riguardava i &#8221;nuovi tossicodipendenti virtuali&#8221;. Ed è così che, proprio come agiscono le sostanze stupefacenti, sembra che “Call of duty”, primo in classifica nell&#8217;industria dei videogiochi, riesca a sortire un effetto altrettanto paralizzante. Il nostro amico, evidentemente, non si è limitato all&#8217;utilizzo e questo lo ha portato persino a dimenticare di avere a fianco una bellissima modella di pochi anni più grande di lui. Sembra un’assurdità, ma gli avvenimenti parlano chiaramente.</p>
<p>Non so se sia la mia fantasia a giocare brutti scherzi, ma a seguito di situazioni di questo tipo, non riesco a fare a meno di immaginare, in un prossimo futuro, una stirpe di esseri umani che lentamente perdono la cognizione di sé e del mondo circostante, ogni sentimento, e forse persino il loro moto corporeo, fino a diventare dei veri e propri automi, privi di emozioni ed incapaci di amare.</p>
<p>Sto forse esagerando? Beh, l&#8217;articolo sembra rivelare una realtà abbastanza simile a questa “distopia”.<br />
Vorrei citare a tal proposito un post di “Purex”: &#8220;<em>Non limitare le tue relazioni ad un “Mi piace”:le persone non sono dei post di Facebook&#8221; (Scelte allo stato puro, 2016)</em>.  Eppure per la maggior parte, i “likes” sembrano essere ancora la chiave di ogni tipo di relazione. Non so se questa coppia avesse iniziato ad innamorarsi guardandosi negli occhi, o guardando l’uno la foto dell’altro, ma ciò che conta è il finale, non troppo diverso da un &#8220;non mi piace più’’.</p>
<p>Mentre scrivo queste poche righe, guardo fuori dalla finestra ed  immagino che un domani articoli di questo genere non verranno nemmeno ideati, perché questo “habitus” diverrà normalità in un mondo sempre più digitalizzato. O forse no.<br />
Voglio credere in una generazione che sappia opporsi a questa tendenza,rimanendo semplicemente reale. Forse è davvero possibile cambiare il mondo,scegliendo in maniera ponderata ,allo stato puro.<br />
Forse possiamo tutti fermarci qualche istante davanti ad una notizia del genere e prendere seriamente l&#8217;impegno di andare controcorrente, nel bel mezzo di un cambiamento antropologico come non c’è mai stato prima d’ora.</p>
<p>Noi scegliamo la purezza nelle relazioni, la trasparenza nelle piccole cose e la limpidezza dell&#8217;amore vero che esiste, e voi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>articolo scritto da Fiorella || Redazione Purex</em></p>
<p><em>fonte <a href="https://www.corriere.it/spettacoli/18_luglio_24/lascia-fidanzata-modella-videogame-non-ho-tempo-lei-devo-allenarmi-call-of-duty-19fcad06-8f58-11e8-84b6-8543850c3d94.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">corriere.it</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2018/07/27/sentimenti-robot/">Sentimenti Robot</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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