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	<title>amore Archivi - Purex Culture</title>
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		<title>Alza gli argini</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 19:50:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso viviamo le emozioni come qualcosa in grado di dominare noi e le nostre vite. Tutto sarebbe più facile se fossimo in grado di controllarle con un telecomando.Chi ha messo in giro l’idea che alle emozioni spetti il comando della nostra vita, forse non era&#160;molto in grado di controllarle. Forse è più facile vivere in&#8230;</p>
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<p>Spesso viviamo le emozioni come qualcosa in grado di dominare noi e le nostre vite. Tutto sarebbe più facile se fossimo in grado di controllarle con un telecomando.<br>Chi ha messo in giro l’idea che alle emozioni spetti il comando della nostra vita, forse non era&nbsp;molto in grado di controllarle. Forse è più facile vivere in questo modo, liberi dalla responsabilità di ciò che facciamo, come se le nostre emozioni fossero al di sopra di noi stessi. Probabilmente non possiamo essere pienamente responsabili di ciò che proviamo, ma questa responsabilità, se pur possa gravarci come un macigno, va comunque assunta quando rischiamo di ferire noi stessi o chi ci sta accanto. Non possiamo lasciare che le cose vadano avanti da sé, senza intervenire. Non possiamo vivere il resto dei giorni come un fiume che, senza argini, esonda liberamente travolgendo tutto ciò che incontra.</p>



<p>Costruire argini attorno ad un fiume non è un processo semplice.<br>Non basta premere un pulsante. Ci vuole tempo, pazienza, fatica e voglia di ricominciare.<br>Può succedere infatti che l’argine crolli, travolto da una tempesta troppo grande da sopportare.<br>Il prezzo da pagare è alto. Togli le macerie, rifai meglio i calcoli e via di nuovo, ad alzare le barriere a protezione delle cose preziose intorno a te.<br>Alberi rigogliosi che possono venire spazzati via dalle onde dell’eccessiva emotività.<br>Ma c’è una buona notizia: anche l’albero più prezioso, se viene sradicato, è pronto a ricrescere di nuovo.</p>



<p>Articolo scritto da Davide || Redazione purex</p>
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		<title>Come migliorare il mondo delle relazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 15:44:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se riflettessimo sull’importanza che le relazioni hanno nella nostra vita, quali sarebbero le nostre conclusioni? Oggi, il mondo delle relazioni è fortemente in crisi. Le relazioni sono qualcosa che ci accompagnano fin dalla nascita. La prima relazione che stringiamo è con i nostri genitori. Ma c’è una relazione ancora più importante di queste: quella con noi&#8230;</p>
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<p>Se riflettessimo sull’importanza che le relazioni hanno nella nostra vita, quali sarebbero le nostre conclusioni? Oggi, il mondo delle relazioni è fortemente in crisi. Le relazioni sono qualcosa che ci accompagnano fin dalla nascita. La prima relazione che stringiamo è con i nostri genitori. Ma <strong>c’è una relazione ancora più importante di queste: quella con noi stessi</strong>. Credo che ogni relazione si basi su due elementi fondamentali che spesso mancano: il coraggio e il confronto. Coraggio di essere noi stessi, di esplorarci, conoscerci, metterci in discussione e capire la nostra vera identità, e non ciò che la società dice che siamo o che dovremmo essere.<br>Coraggio di pensare con la propria testa e non secondo la cultura del momento. Coraggio di dire la propria anche se significa essere la voce fuori dal coro e andare contro corrente. Coraggio di andare contro gli stereotipi. Coraggio di scavare a fondo per conoscere quale tesoro si celi realmente in noi, e chi meglio di colui che ci ha creati potrebbe aiutarci a scoprirlo?</p>



<p>Molti ragazzi tendono a uniformarsi al pensiero comune, allo stile di abbigliamento; stesso taglio di capelli, stessi locali da frequentare. <strong>Cosa sei destinato ad essere davvero? </strong>Dio ci ha creati unici, con le nostre diversità, stranezze, caratteristiche, per essere l’uno il tesoro e l’arricchimento dell’altro. Come? Attraverso il confronto. Spesso il confronto è visto più come uno scontro, come un prevalere sull’altro. Uno alla fine avrà l’ultima parola,ci saranno un vincitore ed un perdente. L’alternativa è che ognuno vada per la sua strada. Spesso a rimetterci è chi non vuole sentirsi solo. <strong>Il confronto è ricchezza</strong>. Confronto significa esporre il proprio pensiero affinchè possa arricchire l’altro. Significa desiderare di capire e conoscere chi si ha di fronte, crescere insieme, aiutarsi. Significa cercare un parere esterno prima di prendere una decisione. </p>



<p><strong>Nel confronto non c’è un vincitore e un perdente</strong>, ma due vincitori. Coraggio e confronto si mescolano: ci vuole coraggio per esprimere il proprio pensiero, per mettersi in discussione davanti ad un parere diverso dal proprio e per accettare la diversità dell’altro. Ci vuole coraggio per mettere da parte le proprie convinzioni in vista del bene comune. Le relazioni sono più importanti dell’orgoglio, e la prima relazione in cui bisogna mettere da parte l’orgoglio è proprio quella con sé stessi. Ammettere le proprie debolezze, le proprie fragilità, ma anche le proprie forze ed il proprio valore. Ci vuole coraggio per confrontarsi con sé stessi. </p>



<p>Ognuno di noi è un tesoro, un diamante, una fonte di benedizione per l’altro. Se c’è qualcosa che puoi fare per migliorare le tue relazioni è proprio questo: conosciti, chiedi a Dio di mostrarti il tesoro che ha messo in te. Amati, apprezzati nella tua totalità. “Alza” la tua voce anche quando pensi che non ne valga la pena o che possa perdersi tra le altre. Non aver paura di esprimere ciò che pensi e prendi il meglio dal pensiero altrui. <strong>Sii sicuro di ciò che Dio e la vita ti hanno insegnato, ma non aver paura di ascoltare e arricchire il tuo sapere con ciò che qualcun altro ha imparato</strong>. Non aver paura di mettere in discussione le tue idee quando capisci che sono sbagliate, la tua disposizione ad imparare ti farà crescere e ti porterà lontano. Ascolta, incoraggia, comprendi, costruisci relazioni sane e soprattutto coinvolgi Dio in ognuna di esse. Tu non hai nulla meno di nessuno e nessuno è migliore di te, ma Dio ha messo in ognuno una ricchezza unica che può arricchire gli altri. Ricorda: <strong>Nessuno è indispensabile. Nessuno è inutile. Tutti siamo importanti. </strong></p>



<p>Articolo scritto da Sara || Vincitrice contest </p>
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		<title>Ritenta, sarai più fortunato</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 17:17:32 +0000</pubDate>
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<p>Nuovo anno, nuove idee, nuovi propositi, nuovi inizi, ma i soliti problemi. L’esperienza di ogni anno ci insegna che per ogni inizio c’è qualcosa non va. Dai, quante volte abbiamo sentito dire che dobbiamo cambiare noi stessi prima di fare qualcosa di nuovo? Altrimenti tutti i tuoi bei propositi passeranno nella sezione “ritenta, sarai più fortunato”, prima ancora di essere passati dal via. Eppure, a me, i nuovi inizi piacciono un sacco! Dai, a chi non piacciono? Ricominciare ci mette di fronte ad infinite opportunità di crescita, di miglioramento e cambiamento. Quante volte apriamo un nuovo quaderno e alla prima pagina immacolata ci promettiamo di scrivere bene e trattarlo con rispetto? Quante volte ci sforziamo nel fissare obiettivi per poterci sentire realizzati in qualche modo? Quello che mi stupisce ad ogni nuovo inizio è la nostra capacità di tentare ad assumere una prospettiva in cui noi siamo il centro. Hai mai pensato che forse, per raggiungere il tuo “goal”, è necessario metterti da parte per valorizzare quello che invece hai attorno, o meglio, chi hai attorno? Non c’è goal senza assist, non c’è partita senza squadra ed è quando ti impegni a far segnare gli altri che ottieni una squadra che lotta per farti vincere partite che per te sarebbero state impossibili. Spesso includiamo gli altri nei nostri propositi soltanto per confrontarli, paragonarci, criticarlo, e questo è molto triste.</p>



<p>Quest’anno vorrei sfidarti a investire nelle tue relazioni in maniera diversa dal solito: impegnati a salutare chi non hai mai salutato, sii gentile con persone insolite, sorridi a chi non hai mai sorriso, perdona l’imperdonabile. Forse non lo sai ma il persono ha una potenza incredibile. Darai una seconda opportunità alle persone dalle quali probabilmente tu non l’ha mai avuta.</p>



<p>&nbsp;Chiedi di uscire a quella ragazza che ti piace tanto e magari offrile tu la cena, oppure il caffè, fidati, faresti un figurone! Metti da parte l’amarezza che ti separa da quell’amico, il rancore che ti impedisce di gioire con lui, il rammarico per non essere stato presente come avresti voluto e allora sì, riparti da capo. Quest’anno hai una nuova pagina su cui scrivere il successo delle tue relazioni: lasciati indietro quello che “non è stato”, chiarisci quello che è andato male e lanciati verso il meglio che deve venire. Scegli verità e sincerità nelle tue relazioni: vedrai che saranno due alleate infallibili, capaci di cambiare te, di attirare persone sane e allontanare quelle tossiche.</p>



<p>Semina sempre il bene.                                                                                                                                                                 Semina sempre.</p>



<p>Ti ritroverai più ricco a fine anno. Forse non piacerai a tutti, ma chi resterà al tuo fianco saranno le persone vere, e avrai acquistato rapporti forti e duraturi.                                                                                           Buon 2021 a tutti!</p>



<p>Articolo scritto da Mauro || Redazione purex</p>



<p></p>



<p></p>



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		<title>Pratiche di corteggiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2020 14:41:13 +0000</pubDate>
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<p>Il corteggiamento è una pratica che affonda le sue radici nel più primitivo ed ancestrale repertorio di comportamenti umani. Nonostante ciò, l’evoluzione della cultura umana ha creato numerosi filtri, raffinando ed alterando sempre più le procedure del corteggiamento. Mentre un tempo bastava gridare più forte degli altri pretendenti sfoggiando i muscoli (questa tecnica in realtà persiste attualmente), oggi le procedure si sono personalizzate e rese tanto più complesse quanto più la nostra società e le nostre personalità si sono evolute.<br>Le pratiche del corteggiamento hanno camminato a braccetto con lo sviluppo della cultura, fino a giungere alle forme più attuali, fondate su tecnologie e social media.<br>Oggi corteggiare si è reso più facile che mai, grazie alla possibilità di nascondere la faccia dietro ad uno schermo. Tutto comincia con un “ciao, come va?”, un “che fai?”, una serie di “buonanotte” accompagnati da emoticon inizialmente moderati, per poi giungere a bacini e cuoricini.<br>Il corteggiamento nasce come un “mostrare la mercanzia”, uno spudorato tentativo di seduzione in cui viene messa in gioco una sola cosa: la propria persona. Le pratiche odierne, facilitano il processo permettono di saltare i passaggi, arrivare al dunque, evitando l’umiliazione di uno sguardo disinteressato, un’espressione disgustata, oppure una parola di rigetto. Il rifiuto, componente integrante del corteggiamento, viene così evitato, e in questo modo ci risparmiamo la scocciatura di dover affrontare le nostre paure. Il problema è che più fuggiamo da ciò che ci incute timore, più diventiamo vulnerabili nei suoi confronti.<br>Oggi ci troviamo in un mondo di gente che teme il rifiuto, la non accettazione, il fallimento, proprio perché le è stato permesso di evitare questi inconvenienti.<br>Lo schermo di un telefono può fare da barriera tra te e il rischio dell’umiliazione, ma non dimenticare che in questo modo la tua unica protezione resterà sempre e solo quello schermo, perché non svilupperai la capacità di far fronte a ciò che temi.<br></p>



<p>Pensi davvero che sia possibile conoscere qualcuno dai messaggi che ti invia? Pensi che il contenuto di un profilo Instagram possa davvero spiegarti qualcosa di importante sulle persone? il contenuto di un profilo, così come un messaggio scritto su Whatsapp, è filtrato dalla volontà di apparire in un certo modo di chi sta pubblicando o scrivendo. Nulla di importante sul suo reale funzionamento ti sarà comprensibile se non interagisci faccia a faccia. Solo entrando in contatto con le persone potrai iniziare a capirle e viverle per ciò che sono.<br>Sfrutta la tecnologia, ma non usarla come scusa per non metterci la faccia.<br>Hai paura di farti avanti? Meglio così, perché se fallirai ti farai male ma diventerai più forte, se invece ce la farai ti sentirai un gigante!<br>Tra le paure che potrebbero bloccarti ci può essere il classico: “e se non è la persona giusta?”. Come fai a scoprire se potreste stare bene insieme, se non trovi il coraggio di invitarla per vedervi? Un caffè e l’anello di fidanzamento sono due cose diverse, non avere paura di offrirgliene uno come scusa per chiacchierare e conoscervi dal vivo. Se le cose non andassero bene, potreste semplicemente rimanere amici.<br></p>



<p>Certamente l’ausilio della tecnologia è vantaggioso, ma non possiamo limitare le pratiche del corteggiamento a qualche serie di messaggi, ad un macchinoso e freddo botta e risposta digitale. Se un giorno troverai una persona che resterà al tuo fianco per la vita, non vorrai ricordare la fase del corteggiamento come uno scambio virtuale di faccine gialle, ma come un momento epico, in cui hai superato la paura, sei andato oltre ai tuoi limiti, ti sei lanciato nel vuoto, solo per quella persona.<br>Ci sarebbe tanto da dire, ma voglio concludere incoraggiandoti a non dimenticare cosa sia il corteggiamento; non è necessario sfoggiare i muscoli, ma sfoggia il coraggio e vinci la paura!</p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex </p>
<p>L'articolo <a href="https://purexculture.com/blog/2020/10/23/pratiche-di-corteggiamento/">Pratiche di corteggiamento</a> proviene da <a href="https://purexculture.com">Purex Culture</a>.</p>
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		<title>Come il gender semplifica la realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 16:36:21 +0000</pubDate>
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<p>Uno fra i dibattiti più accesi nella società occidentale contemporanea &#8211; e non solo &#8211; riguarda l’identità di genere. Ne sentiamo continuamente parlare in termini di schieramenti, di lotte culturali, di prevaricazione, di diritti e di libertà. La teoria dell’identità di genere trova il proprio presupposto nell’idea che il genere di una persona sia slegato e svincolato dal suo sesso alla nascita. Inoltre, lo schema binario che la nostra società utilizza per definire l’identità di genere, ovvero maschile/femminile, sarebbe derivato da una costruzione artificiale, dunque socialmente determinato e scorretto.<br>I sostenitori della teoria del genere hanno esteso la possibilità di riconoscersi in un genere piuttosto che in un altro, a decine di categorie differenti tra cui agender, transgender, two-spirit, bigender, pangender, e molte altre.<br>Di cosa ci parla questa suddivisione? Perché abbiamo bisogno di così tanti generi?<br></p>



<p>L’uomo ha una naturale tendenza a creare categorie ed etichette per conoscere la realtà. Riconduciamo fenomeni, cose e persone a categorie che conosciamo, in modo da poter semplificare la nostra realtà e sentirci sicuri.<br>Forse il tentativo di diffusione della teoria del genere è legato al bisogno umano di mettere ordine in un mondo tanto caotico.<br>L’uomo ha la tendenza naturale a categorizzare ciò che incontra sul proprio cammino. La realtà è troppo ampia e complessa per poter essere conosciuta a fondo, ma inserire i fenomeni in un numero limitato di categorie ci permette di renderli riconoscibili e comprensibili. Conoscere ogni persona sulla base delle sue caratteristiche personali, si rivelerebbe troppo faticoso, quindi semplificare la realtà incasellando ogni persona in una o più categorie, ci permette di sentirci al sicuro, di credere di conoscere ciò che ci circonda e di poter prevedere il comportamento altrui. <br>Questo meccanismo non è sbagliato di per sé, ma diventa pericoloso quando ci spinge a concepire l’umanità in termini categorici, tralasciando l’importanza dell’individualità. Questo ci impedisce di riconoscere il valore di ogni singola persona per ciò che è, piuttosto che per le categorie di cui crediamo faccia parte.<br>Anche nel pensare a noi stessi spesso facciamo ricorso all’uso di categorie, e pensiamo a noi stessi anche in base alle etichette che possiamo attribuirci.<br>La bandiera arcobaleno è diventata il simbolo di questa concezione dell’umanità, e proprio come in un arcobaleno, a risaltare non sono le sfumature ma categorie di colori. Spesso la lotta per il riconoscimento e la legittimazione della diversità si trasforma silenziosamente nel suo esatto opposto, sfociando in tentativi di omologazione e categorizzazione, sminuendo, svalutando e mortificando la diversità e unicità di ogni essere umano e ricercando un’etichetta e una definizione alle quali le persone possano/debbano adeguarsi.<br></p>



<p>Per quanto riguarda l’idea di una separazione fra sesso biologico ed identità di genere, negare che la struttura genetica, ormonale e neurobiologica possa avere un influenza a priori rispetto a quella esercitata dalla società sullo sviluppo individuale, significa vedere solo ciò che si desidera. Da tempo è ormai riconosciuto il ruolo dell’interazione tra fattori genetici/biologici e ambientali nella strutturazione della personalità, e fingere che la biologia non abbia alcun ruolo nel determinare la struttura psichica degli individui, è perlomeno ingenuo.<br>Forse la cosa migliore sarebbe tollerare l’idea di non conoscere, accettare che il mondo umano sia fatto di sfumature di personalità e che incasellarle in categorie significhi semplicemente sopprimere la libertà umana di essere ciò che si è. Accettare gli altri significa imparare ad amarli come persone, per ciò che sono e non per una bandiera che sventola sulla loro testa.<br></p>



<p>Articolo scritto da Thomas || Redazione purex</p>
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		<title>Riflessioni sull&#8217;amore</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2020/06/25/riflessioni-sullamore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 10:43:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le nostre relazioni sono basate apparentemente sulla nostra capacità di dare e di ricevere affetto, interesse, apprensione, empatia, condivisione e sostegno. Viviamo in una società in cui l’indifferenza viene scambiata per forza, in cui meno dimostri di tenerci e più sei attraente. La vulnerabilità è indice di debolezza e l’apatia è rispettata e acclamata da tutti.&#8230;</p>
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<p><strong>Le nostre relazioni sono basate apparentemente sulla nostra capacità di dare e di ricevere affetto, interesse, apprensione, empatia, condivisione e sostegno</strong>. Viviamo in una società in cui l’indifferenza viene scambiata per forza, in cui meno dimostri di tenerci e più sei attraente. La vulnerabilità è indice di debolezza e l’apatia è rispettata e acclamata da tutti.                                                                                                           Non siamo più abituati a gestire i conflitti, perché richiedono troppo sforzo, tempo e trasparenza.<strong> Credo che sia proprio la trasparenza a mancare nelle nostre relazioni</strong>. Questa società è abituata a vivere relazioni fast food: facili e veloci, ma di scarsissima qualità. Non siamo più abituati a seminare, coltivare, innaffiare, curare, amare e infine godere dei nostri rapporti. Sono convinta che non esista relazione sana e duratura che non abbia attraversato momenti di conflitto, discussione e rottura. <strong>È la nostra capacità di ripresa che determina la solidità del fondamento delle relazioni che instauriamo.  </strong></p>



<p>Ho avuto una conversazione con un mio caro amico, scrivendo questo articolo, a proposito del “porgere l’altra guancia”. Ci siamo chiesti cosa significasse nel concreto questo concetto e come potremmo attuare gli insegnamenti e la morale che esso riporta, nella vita di tutti i giorni. Ci siamo chiesti se porgere l’altra guancia significhi ristabilire la condizione iniziale, com&#8217;era prima che ogni torto venisse commesso.                  Potrebbe essere come usare una macchina del tempo che permetta di tornare ad un minuto prima che quella frase di troppo venisse pronunciata, riponendo la stessa fiducia, dando lo stesso amore e le stesse opportunità che erano state concesse inizialmente, nella speranza di non ricevere schiaffi ma consapevoli di questo rischio? È porgendo l’altra guancia forse che riusciamo a riparare le relazioni infrante, dandoci nuove occasioni ? Oppure <strong>è possibile perdonare, decidendo tuttavia di non ripristinare le condizioni iniziali al fine di tutelare la propria persona e il proprio benessere?</strong> A questa domanda è difficile trovare una risposta. Sono però consapevole del significato della parola amare, che racchiude in sé anche la capacità di perdonare. Quando dici “ti amo” cos&#8217;è che realmente vuoi comunicare?</p>



<p>“ti amo” per quello che sei o fai per me</p>



<p>“ti amo” perché ne sei all&#8217;altezza&nbsp;</p>



<p>“ti amo” perché mi fai stare bene</p>



<p>È così semplice dire “ti amo”, ma non è scontato comprenderne il significato. Diciamo “ti amo” ai nostri cari, ma usiamo le stesse parole per descrivere quello che proviamo per il nostro cibo preferito o la serie tv che preferiamo. La nostra società sta trasformando una frase così bella e ricca di significato e profondità, in una banale, scontata e comune espressione.&nbsp;                                                                                                          Abbiamo perso la capacità di amare nel momento in cui abbiamo smesso di porgere l’altra guancia, di perdonare. Il perdono non è solo un dono che facciamo agli altri, ma la chiave della nostra libertà.&nbsp;</p>



<p><strong>Amare non è così semplice, l’amore costa parecchio, quindi la prossima volta che dirai “ti amo”, fallo porgendo l’altra guancia</strong>.</p>



<p><em>Articolo scrittto da Aby&nbsp; || Team Purex</em></p>
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		<title>Le forme d&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 16:51:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno di San Valentino è un esempio di come la nostra cultura giunga a massificare gli individui, le emozioni, perfino l’amore. Nonostante questo, proporre alla propria partner di non lasciarsi massificare, potrebbe rivelarsi una scelta pericolosa. E’ possibile vivere questa giornata accontentando le aspettative romantiche di chi ci sta accanto, senza necessariamente sottomettersi alle&#8230;</p>
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<p>Il giorno di San Valentino è un esempio di come la nostra cultura giunga a massificare gli individui, le emozioni, perfino l’amore.  Nonostante questo, proporre alla propria partner di non lasciarsi massificare, potrebbe rivelarsi una scelta pericolosa.  E’ possibile vivere questa giornata accontentando le aspettative romantiche di chi ci sta accanto, senza necessariamente sottomettersi alle dinamiche ed ai tempi della cultura di massa?<br>Il romanticismo è come l’acqua; non ha una forma, ma tende ad assumere quella dei contenitori in cui si trova. Allo stesso modo, ciascuno di noi è un diverso contenitore, e l’idea di romanticismo assume la forma della nostra mente, delle nostre emozioni, delle nostre esperienze e dei nostri ricordi.<br><br><strong>Perché allora esistono simboli che sono universalmente </strong>(perlomeno nella nostra cultura)<strong> riconoscibili come forme di romanticismo? </strong>Scatole di cioccolatini, mazzi di rose, lettere e via dicendo…<br>La cultura di cui facciamo parte, diventa parte integrante della dieta della nostra mente. Questa si nutre dei simboli e dei significati che la nostra cultura ci trasmette. Per questo, forse da qualche parte nel mondo una testa di capra potrebbe essere più romantica di un mazzo di rose. <br>Possiamo quindi guardare al bisogno di romanticismo come ad un solco, un vuoto della mente che aspetta di essere riempito, la cui forma è più o meno differente in ciascuno di noi. Conoscere il proprio partner significa anche conoscere la forma e le profondità del suo solco, e comprendere cosa sia più adatto a riempirlo, gratificarlo ed alimentarlo. <br><strong>Essere romantici</strong> (nel senso che questo termine assume oggi nella nostra concezione) <strong>non significa necessariamente sottomettersi ai simboli culturali predominanti, ma vuol dire conoscere quei simboli </strong>&#8211; forse unici e particolari, come una testa di capra, o forse condivisibili dai più, come un mazzo di rose &#8211; <strong>in grado di manifestare amore e interesse per il proprio partner</strong>. <br>Ciò che conta è esprimere il proprio apprezzamento, le proprie emozioni per l’altro; ma fare ciò, implica frequentemente uno sforzo attivo. Forse ancor più peso viene assunto dall’intensità di tale sforzo. <br>Un esempio classico del linguaggio romantico è la lettera d’amore. Caratteristica della maggior parte delle storie d’amore del passato, oggi questa modalità è passata in secondo piano, lasciando spazio al pragmatismo semplificante di comunicazioni più rapide. La lettera rimane uno degli strumenti più efficaci di quel romanticismo classico che unisce simbolo e messaggio, forma e contenuto; nonostante ciò, in pochi oggi opterebbero per l’inchiostro su carta, a causa forse del focus posto sul contenuto manifesto piuttosto che sulle sue sfumature simboliche. La lettera fa parte di quelle modalità “universali” del romanticismo, ed è nello “sforzo in più” che richiede rispetto ad altri mezzi, che giace forse il segreto della sua efficacia, ancora oggi.<br><br>In natura osserviamo una varietà estrema di rituali di corteggiamento, variabili di specie in specie. Esistono comunque delle caratteristiche semi-universali, che accomunano un più ampio ventaglio di specie. Una di queste è relativa al ruolo. In numerosissime specie, mentre la femmina è “oggetto” del corteggiamento, colei che assiste allo spettacolo ed alla fine sceglierà se il pretendente si sia dimostrato o meno all’altezza, degno di lei, il maschio è perlopiù costretto ad esibirsi in ridicole e patetiche danze, movenze, canti, spettacolini o lotte. E’ facile comprendere come in natura la dignità maschile ed il processo di corteggiamento non vadano molto d’accordo. <br>L’essere umano si discosta solo parzialmente da questo modello, almeno sui grandi numeri. Molti potrebbero trovare spregevole l’idea di adattarsi a queste modalità, altri potrebbero aver già svenduto la propria dignità da tempo. In ogni caso non è sempre facile accettare di parlare una lingua che non è la propria, come quando manifestare amore al proprio partner richieda l’utilizzo di simboli, gesti o parole che non fanno parte del proprio “vocabolario”. <br><br><strong>Ma cosa conta di più?</strong> Qual è la tua priorità?<strong> Far sentire amato il tuo attuale o potenziale partner, o preservare la tua compostezza ed il tuo senso di dignità?</strong> Ogni scelta è libera, ma implica delle conseguenze. Forse puoi evitare di adattarti ai linguaggi classici del romanticismo, ma rifiutare di mettere in secondo piano il monumento che hai eretto a te stesso, non significa forse rinunciare a corteggiare?</p>



<p></p>



<p><em>Articolo Scritto da Thomas || Redazione Purex</em><br></p>
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		<title>Il festival dell&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 13:41:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“L’amore come modello di vita. […] Ora più che mai, tutte le persone con una incontenibile sensibilità umana sono chiamate, senza limiti o distinzioni, a dire la loro sul sentimento più importante e determinante dell’essere umano. […] Perché l’amore deve vincere sempre.” Questa è parte del manifesto de “Il Festival dell’Amore” che si è tenuto&#8230;</p>
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<p><em>“L’amore come modello di vita. […] Ora più che mai, tutte le persone con una incontenibile sensibilità umana sono chiamate, senza limiti o distinzioni, a dire la loro sul sentimento più importante e determinante dell’essere umano. […] Perché l’amore deve vincere sempre.”</em></p>



<p>Questa è parte del manifesto de “Il Festival dell’Amore” che si è tenuto dal 7 al 9 Giugno alla Triennale di Milano. Un vero e proprio Reality Festival che promette di dare voce e ruolo attivo a chi vorrà partecipare. Un enorme evento gratuito che ha registrato oltre 18.000 accessi alla sua prima edizione. “Perché l’amore deve vincere sempre” dice il manifesto. Sicuramente ognuno di noi ha opinioni diverse sull’amore, dettate dal proprio background personale. <br>Trovo, però, che ci sia confusione a proposito. Troppa.</p>



<p>Amore è un gesto gentile che, se non ricambiato, diventa indifferenza. È la passione del primo bacio che con il tempo diventa noia. La gioia di due sguardi che iniziano a cercarsi con complicità, fino ad arrivare a controllare con gelosia e possessione. Amore è un patto preso con il cuore, che perde valore alla prima difficoltà. È fare felice l’altro fino al giorno in cui poterglielo rinfacciare. È disinteresse, purché tutto vada bene agli occhi esterni. Amare è scegliere di lasciarsi perché <em>“ti amo troppo”</em> o perché<em> “è meglio cosi”</em>. È attaccamento, perché fa paura la solitudine. È libertinaggio, svincoli di responsabilità e fluidità di rapporti, qualsiasi essi siano. <strong>Amore è quella parola che giustifica le nostre insicurezze.</strong></p>



<p>Questa è l’idiozia dell’amore che stiamo dando da esempio oggi. Questa è la base su cui stiamo costruendo il romanticismo dei futuri “gentleman”, sui cui fondiamo le favole ad occhi aperti delle future “principesse”. Il nostro ego detta legge sull’amore: l’orgoglio è il veleno delle nostre relazioni che soffoca l’amore più sincero.<br><strong>In tutto questo sembra che l’amore stia perdendo.</strong></p>



<p><strong>Eppure no, l’Amore non verrà mai meno, nulla può resistergli, nemmeno le follie di questi tempi.</strong> Crediamo in un amore puro, senza macchia, senza compromessi, senza “se” e senza “ma”. Un Amore che quando entra in gioco scaccia via la paura di rimanere soli, di aprire il cuore ancora una volta, di essere delusi e derubati della propria unicità. <br><em>“L’amore è uno stile di vita” </em>che si costruisce giorno per giorno con scelte radicali e coraggiose, che semina oggi incondizionatamente perché un domani si possa raccogliere insieme.<br><strong>L’amore non è un’opinione</strong>, non è affetto, l’amore è un gesto: aprire le proprie braccia per esporre il proprio cuore al prossimo. <strong>Questo gesto può essere doloroso, ma è stato l’unico ad aver salvato il mondo.</strong></p>



<p></p>



<p><em>Articolo scritto da Mauro || Redazione Purex</em><br></p>
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		<title>VIDEOGIOCHI SENZA CENSURE.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 16:27:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà presto in vendita il videogioco “Negligee: Love Stories”, nuovo progetto dell’azienda “Dharker Studios” che mostrerà scene di sesso senza alcuna censura. Dopo questa frase, i migliori moralisti istituirebbero un minuto di silenzio: 59, 58, 57… Però noi no! Sono proprio questi silenzi che hanno sradicato la voglia di combattere per ciò che è naturalmente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà presto in vendita il videogioco “<em>Negligee: Love Stories</em>”, nuovo progetto dell’azienda “<em>Dharker Studios</em>”<br />
che mostrerà scene di sesso senza alcuna censura.</p>
<p>Dopo questa frase, i migliori moralisti istituirebbero un minuto di silenzio: 59, 58, 57… Però noi no!<br />
<strong>Sono proprio questi silenzi che hanno sradicato la voglia di combattere per ciò che è naturalmente giusto.</strong><br />
Non parlare per non pubblicizzare “valori” discutibili, per non farsi nemici, per essere oggigiorno “politically<br />
correct” e sempre più al passo con i tempi, risulta il metodo per essere più vicini a questa generazione: che<br />
immensa bugia! Io la chiamo “sindrome di Ponzio Pilato” (Ponzio per gli amici).</p>
<p>La casa “<em>Valve</em>”, proprietaria del negozio digitale “<em>Steam</em>”, sta lanciando questo nuovo videogioco che<br />
sicuramente apre una nuova frontiera per questo mondo. È davvero interessante la coerenza con cui la<br />
stessa azienda aveva precedentemente ordinato di rimuovere contenuti sessuali dai videogiochi, per poi<br />
dare il via libera alla pubblicazione del primo “porno-game” completamente senza veli, con scene di sesso<br />
integrale. ”<em>Valve</em>” apre la porta ad una serie di prodotti che saranno liberi di offrire ogni genere di fantasia<br />
malata e perversa. Con tanta spazzatura in giro, questo si presta soltanto ad arricchire un catalogo di scelte<br />
di cui la lista è già abbastanza lunga.</p>
<p><span style="color: #993300">Una cosa è certa: ad una risposta corrisponde una domanda, se viene lanciato un gioco porno sul mercato,</span><br />
<span style="color: #993300">significa che c’è già una vasta clientela di adolescenti e adulti pronta all’acquisto.</span><br />
È di vitale importanza ammettere che la pornografia è dipendenza e danno permanente per le nostre<br />
relazioni, maggiormente rispetto i social, contro i quali, però, non si risparmiano accuse.<strong> La sessualità è</strong><br />
<strong>responsabilità, non un gioco in cui gettarsi, ignorandone i limiti.</strong></p>
<p>C’è una soluzione a tutto secondo i produttori: è possibile porre dei filtri per proteggere i minorenni dai<br />
contenuti espliciti. Ora, ragioniamo insieme: il problema quindi sono i minorenni? A diciotto anni si è liberi<br />
di lanciarsi nel porno? Se le statistiche rivelano che il primo approccio alla pornografia avviene ad un’età<br />
media di undici anni, dire che dei filtri possano proteggere minorenni è come nascondere un elefante dietro<br />
ad un dito, impossibile anche per gli amanti dei rompicapi , giusto per rimanere in tema.<br />
<strong>Altro che videogame, tutto questo non è un gioco, ma nel nostro silenzio ci stiamo giocando i nostri ragazzi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte: <a href="https://amp.tgcom24.mediaset.it/articolo/838/3162838.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tgcom24.mediaset.it</a></em></p>
<p><em>Articolo scritto da Mauro || Redazione Purex</em></p>
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		<title>Gli effetti della pornografia sul cervello umano</title>
		<link>https://purexculture.com/blog/2018/12/13/gli-effetti-della-pornografia-sul-cervello-umano/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 16:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La pornografia ha molte conseguenze per il cervello e agisce proprio come una droga: con l’esposizione prolungata a visioni pornografiche, il desiderio sessuale aumenta e molti si ritrovano spesso dipendenti. Pur non essendo una sostanza psicotropa, genera un breve senso di appagamento, che con l’avanzare del tempo diventa un chiodo fisso, in quanto non risulta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300">La pornografia</span> ha molte conseguenze per il cervello e <span style="color: #993300">agisce proprio come una droga</span>: <strong>con l’esposizione prolungata a visioni pornografiche, il desiderio sessuale aumenta e molti si ritrovano spesso dipendenti.</strong> Pur non essendo una sostanza psicotropa, genera un breve senso di appagamento, che con l’avanzare del tempo diventa un chiodo fisso, in quanto non risulta mai sufficiente, con conseguenze negative ed un senso di smarrimento in mancanza di questa (molto simile al gioco d’azzardo o alle corse clandestine).</p>
<p>La dipendenza però non risulta essere solo psicologica, ma anche fisica, in quanto, pare che, proprio come una droga, la pornografia alteri le sinapsi: viene prodotta dopamina in eccesso, in modo da sviluppare un senso di dipendenza vero e proprio. La dopamina è un neurotrasmettitore, ovvero un ormone che regola le sinapsi, dunque le comunicazioni fra due assoni  (zone terminali delle cellule nervose), prodotta al massimo grado durante l&#8217;orgasmo,  in particolare quello maschile. Insomma, è come se, nel momento in cui si guarda un film, o un video porno, il cervello fosse “comandato” da questa.<br />
Sono stati condotti degli studi sulla dipendenza da droga sui ratti: questi, addestrati a premere un pulsante per ottenere un farmaco stupefacente, risultano compulsivi per via della dipendenza.<strong> La dipendenza dalla pornografia condiziona enormemente i rapporti umani, e solamente quando si diviene consapevoli della propria condizione, è possibile intervenire</strong>. Diventa sempre più difficile sfuggirne e proprio come una droga la tolleranza per la stimolazione visiva è ora compromessa, rendendo più difficile la &#8220;riattivazione&#8221; dalla realtà. La dipendenza dalla pornografia condiziona enormemente i rapporti e solamente quando si viene alla consapevolezza di questo, si può riuscire a fermare il tutto.<br />
Le connessioni neuronali stimolate diventano più forti e desiderano essere riattivate, mentre quelle che ignori si indeboliscono esattamente come i muscoli che, se attivi tutto il giorno, hanno voglia di essere rimessi in moto ma dopo una prolungata sessione di nullafacenza diventano deboli, per fortuna lo stesso sistema neuroplastico può essere sfruttato per acquisire e potenziare dei comportamenti più salutari.<br />
Come spesso si dice: “<em>il cervello o lo usi o lo perdi</em>”.</p>
<p>Non chiuderti a riccio e sopratutto non isolarti se stai lottando con la pornografia, parlane con qualcuno di cui ti fidi e collabora a riabituare il tuo cervello a rilasciare dopamina da stimoli più educativi e sani, <strong>c’è sempre una speranza</strong> e in questo caso il cervello è stato creato in modo tale da poterci permettere di rimediare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto da Aby || redazione purex</em></p>
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